La tumultuosità di un cuore infranto: perché non sempre conviene fidarsi della propria mente

La tumultuosità di un cuore infranto: perché non sempre conviene fidarsi della propria mente
fonte immagine: Cosmopolitan

Salve cari lettori, siamo nel mese di marzo, dalle mie parti si dice marzo “pazzerello”, per i suoi repentini, incostanti e tumultuosi cambi di tempo. Sulla scia di tale detto popolare su una stagione che troverà il suo dolce fiorire solamente nei mesi successivi, quest’oggi vorrei parlarvi di un altro tumultuoso avvenimento che tocca da vicino molti di noi: un cuore spezzato.

Ma non allarmatevi, nonostante il cuore spezzato questa storia avrà un lieto fine, con qualche assist ben piazzato.

Spulciando tra molte storie in cui mi sono imbattuto, ho deciso di parlarvi di una donna di nome Lea. Questa donna aveva progettato il suo matrimonio sin dalle elementari, stabilendo che avrebbe incontrato il suo futuro marito intorno i 25 anni e che si sarebbero sposati dopo un breve fidanzamento.

Lea però a quell’età non incontrò il suo futuro marito ma qualcosa di davvero angoscioso. Un tumore alle ovaie.

Dopo mesi di chemioterapie e operazioni invasive, si sentì pronta per tornare alla ricerca di un compagno ma purtroppo trovò un nuovo tumore all’altra ovaia, e dovette nuovamente iniziare il doloroso percorso per curarsi.

Nonostante ciò, per la seconda volta si riprese alla grande e ostinatamente decise di tornare alla ricerca dell’anima gemella.

Fu così che, qualche tempo dopo, conobbe Tom e se ne innamorò, trovando in quel rapporto ciò che aveva sempre desiderato. Circa un anno più tardi, dopo una vacanza nella splendida cornice veneziana, Tom prenotò nel ristorante preferito di Lea. Lea era eccitata all’idea perché convinta che le avrebbe chiesto di sposarla, e non vedeva l’ora di vivere quella serata indimenticabile. Ma Tom non le chiese di sposarla, al contrario la lasciò, giustificando il fatto che non sentiva più quel coinvolgimento che c’era un tempo.

Lea era devastata. Il suo cuore era in frantumi e in questo caso dovette affrontare un nuovo tipo di ripresa. Tuttavia, ancora mesi dopo la rottura Lea era sfinita dal dolore e non riusciva ad allontanare dalla sua mente Tom.

A questo punto sorge spontanea una domanda: “Perché?”

Come mai una donna così forte e tenace, che ha combattuto e vinto non una ma bensì due battaglie contro il cancro, non riesce ad usufruire di quelle stesse risorse emotive che l’anno sorretta per anni?

Come mai molti di noi hanno vissuto la stessa difficoltà nel riprendersi dopo aver avuto il cuore spezzato?

Perché gli stessi funzionamenti che ci fanno superare ogni tipo di lotta falliscono miseramente quando il nostro cuore patisce il mal d’amore?

Partendo da una riflessione sulla mia personale esperienza, dopo numerose ricerche e approfondimenti fatti sul tema, oltre alle esperienze di professionisti in ambito psicologico e psicoterapeutico, la conclusione è questa: quando si soffre di mal d’amore, non valgono i criteri sui quali si fa affidamento abitualmente. O più semplicemente, non ci si può fidare di ciò che suggerisce la mente.

Ad esempio, alcuni studi sulle persone che soffrono della sindrome del cuore spezzato dicono che avere una chiara comprensione del motivo che ha portato alla fine della relazione è di fondamentale importanza per la nostra capacità di andare avanti.

Eppure, quante volte rigettiamo una spiegazione semplice e onesta, come quella data da Tom a Lea?

La sofferenza emotiva di un cuore spezzato è talmente grande che la nostra mente preferisce pensare a una causa enormemente drammatica, della stessa intensità. Questa attitudine di pensiero istintuale e primitiva è così potente che può far vacillare anche la persona più ragionevole e pacata, che si ritrova a immaginare inesistenti teorie cospirazioniste o intrecci alla “Beautiful”.

Lea si era assolutamente convinta che durante la vacanza veneziana con Tom doveva essere sicuramente accaduto qualcosa che aveva gravemente leso il loro rapporto. Era letteralmente ossessionata da questo quesito. Spese ore e ore ad analizzare minuziosamente ogni istante della vacanza per trovare quell’inceppo che in realtà non c’era. Un po’ come cercare un gatto nero in una stanza buia, quando il gatto non c’è nemmeno.

La mente di Lea la ingannava nella caccia al “gatto”, ma perché Lea continuava ad essere ossessionata per così tanto tempo?

La risposta è il “mal d’amore”, che si può rivelare una delle trappole più pericolose in cui può incappare la nostra mente e che ci porta a perpetuare il nostro malessere, facendoci sentire peggio.

Studi sul comportamento cerebrale hanno dimostrato che allontanarsi da un amore “romantico” (intenso come attributo di una dipendenza affettiva), attiva nel nostro cervello gli stessi meccanismi che si attivano quando ci si allontana da ha una dipendenza da sostanze come cocaina o oppiacei.

Lea stava vivendo quell’allontanamento. E siccome non poteva avere la sua “dose” reale di Tom, la sua mente inconsciamente stava scegliendo il “metadone” dei suoi ricordi con lui. I suoi istinti le facevano credere che stava cercando di risolvere il suo dilemma, ma in realtà non stava guarendo. Questa è la grande difficoltà di un cuore spezzato.

I tossicodipendenti sanno di avere una dipendenza, sanno quando stanno assumendo qualche sostanza. Ma le persone con il cuore spezzato no. Loro non lo sanno.

Quando il cuore è spezzato, non si arriverà mai a ritornare a star bene ignorandolo. È nostro dovere identificare bene il problema, immediatamente, senza seguire l’istinto irrefrenabile che ci spinge a muoverci come stalker all’inseguimento dell’ex sui social. In questo modo si sta solamente alimentando la dipendenza affettiva, rendendo più acuto il dolore e complessa la guarigione.

Superare un mal d’amore non è uno scherzo, ve lo assicuro. Ho provato anche io le stesse deleterie sensazioni di Lea. È una lotta, e la ragione è la vostra arma migliore.

Non esiste nessuna spiegazione che potrà dare soddisfazione; nessuna logica può togliere il peso che opprime il cuore. Quindi meglio accettare il dato di fatto perché è solamente la fermezza nell’accettare la fine di un rapporto che ci permette di uscire dalla dipendenza, avendo anche la forza di volontà di lasciar andare ciò che è finito.

Altrimenti, la mentre si nutrirà di una falsa speranza e vi farà regredire. A volte la speranza sa essere davvero distruttiva quando il cuore è a pezzi. Il mal d’amore è un esperto macchinatore e con facilità riesce a farci fare esattamente l’opposto di quello che serve per riprenderci.

Una delle caratteristiche comuni quando abbiamo il cuore infranto è idealizzare la persona che ce l’ha rotto. Passiamo giorni a ricordare i bei momenti passati insieme, come ci faceva sentire. Ma tutto ciò non fa altro che rendere la perdita ancora più dolorosa e noi lo sappiamo!

Nonostante ciò, permettiamo alla nostra mente di girovagare sugli archivi di questa storia come se fossimo obbligati a subire le fastidiose pubblicità di YouTube senza poterle skippare.

Un cuore spezzato vi farà balzare un’infinità di pensieri in testa, quindi per evitare di mitizzare è necessario saper bilanciare pensieri e ricordi. Ossia, ricordare tutte le frustrazioni, il mal di stomaco e la rabbia.

Leggi la Bad list

Seguendo un consiglio dello psicologo-psicoterapeuta Guy Winch, si può compilare una lista di tutte i fattori negativi della persona che ci ha fatto stare male e averla a portata di mano, su un foglio, o sullo smartphone, in caso di attacchi nostalgici o di idealizzazione. La parola d’ordine in questo caso è: “Leggi la Bad list”.

La mente tenterà di ingannarvi, ricordandovi quanto tutto fosse così delizioso. Ma non lo era! E se volete fare dei passi avanti avete l’obbligo di farne memoria frequentemente.

Nessuno di noi è immune al mal d’amore, nessuno è provvisto di una corazza. Le conseguenze ricadono sulla vita di tutti i giorni: nel lavoro, essendo meno produttivi; nelle amicizie, dimostrando meno partecipazione.

Un’altra conseguenza del sentirsi soli e afflitti, è che il mal d’amore può significativamente compromettere il nostro funzionamento intellettivo, la nostra logica e ragionamento. Diventa, di fatto, una temporanea perdita di Q. I..

Una cosa davvero sorprendente è la durata di questo malessere. Qualcuno si potrebbe chiedere quale adulto sano di mente impiegherebbe mesi e mesi ad uscire da una relazione di quasi un anno?”, be’ sono davvero in molti.

“Un cuore infranto condivide le stesse dinamiche di un tradizionale lutto”, spiega in una conferenza il Dr Winch. Insonnia, distorsione del pensiero critico, disfunzioni del sistema immunitario. Circa il 30/40 % delle persone sviluppano patologie analoghe alla depressione clinica.

Sono davvero molto complessi gli automatismi di un cuore spezzato. Ad esempio, in una vita sociale condivisa, si rischia di perdere ogni contatto di amicizie e legami che si erano formati in precedenza, facendoci sentire degli esclusi, smarrendo la propria identità.

È comprensibile che in una rottura si abbia un grande vuoto interiore. Il problema è che non ne lascia soltanto uno. Questo è un punto cruciale. Non solo perché illustra come mai un cuore infranto sia così devastante, ma perché ci dice anche come poter guarire.

Per riparare un cuore spezzato, bisogna riconoscere quei vuoti e riempirli. Ognuno di essi.

I vuoti sulla propria identità, dove ricostituite chi siete e perché siete in questa vita. I vuoti nella vostra vita sociale, le attività che mancano nella vostra lista di desideri, cosa volete fare, chi volete fare entrare nel vostro piccolo e strano mondo.

Ma badate bene, tutto ciò non servirà a nulla se ripercorrete gli stessi errori che vi fanno tornare indietro (come la ricerca della spiegazione “non necessaria”, l’enfatizzazione dell’ex, invece di concentrarsi sul perché non fosse la persona giusta).

Cari lettori, come si diceva precedentemente, è un capitolo molto duro nella vita di ognuno di noi, ma se non vi fate condurre sulla via errata della mente e fate i giusti passi per riabilitarvi, ridimensionerete considerevolmente il vostro stato d’animo. Il beneficio sarà goduto nel momento presente anche dalle persone che vi sono vicine: famiglia, amici, colleghi di lavoro, ecc.

Quindi, se conoscete qualcuno con il cuore spezzato, vi prego, siate compassionevoli perché il supporto è di enorme importanza nella via della guarigione, e siate pazienti, donando il tempo necessario perché torni a sorridere.

E se sei tu a soffrire, caro lettore, ti avevo promesso un lieto fine, quindi sappi questo:

È tosta, una vera battaglia con la vostra mente, e dovete essere meticolosi per trionfare. Ma sappiate che disponete di tutti gli strumenti per sconfiggere questa sofferenza, e finalmente, guarire. Non siete soli.”

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