“Eclettiche armonie” la mostra in Senato per celebrare il lavoro

“Eclettiche armonie” la mostra in Senato per celebrare il lavoro

Il 900 italiano trova spazio nei suggestivi ambienti della Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani, nella mostra “Eclettiche armonie. Percorsi figurativi tra rinnovamenti inizio secolo e nuove frontiere del realismo al tempo della Costituzione.”, progettata e curata da Marco Moretti sotto il patrocinio del Senato della Repubblica e del Museo Soffici di Poggio a Caiano con l’organizzazione della Lotti Art di Como.

Una mostra interessante e singolare che parte dai primi del ‘900 e arriva sino agli anni del dopoguerra, a quegli anni di rinascita e ricostruzione in cui il lavoro è un elemento celebrato nelle tele degli artisti contemporanei ma anche tema di riflessione da parte dei nostri padri costituenti.

Questa esposizione, infatti, così come la mostra sul Guernica di Picasso, ospitata in Senato nei mesi scorsi, segue il filo conduttore dei 70 anni della Costituzione italiana.

Se il Guernica è il più forte manifesto contro la guerra, quella stessa guerra ripudiata nella nostra Carta costituzionale, in questo percorso artistico l’Italia viene, invece, raccontata come Repubblica fondata sul lavoro.

55 opere, molte delle quali escono per la prima volta da esposizioni private, e 26 artisti da Picasso con una “Figura di donna” a Guttuso con “La Magona d’Italia a Piombino” passando per Ardengo, Soffici, Mafai, Sironi, Rosai, Betto Lotti ed Alvaro Cartei, che furono ispirati dal tema della “ripresa del lavoro” dopo la seconda guerra mondiale.

“Lavoro celebrato – spiega il curatore della mostra, Marco Moretti – con diversi canoni figurativi (naturalismo, post cubismo, neorealismo), per tramandare il fervore del tempo: dalla ripresa dei trasporti al risorgere delle fabbriche, dal lavoro dei campi a quello molteplice e vario dell’artigianato”. Le tele esposte raffigurano, infatti, quello sforzo corale che ha permesso al nostro Paese di arrivare dopo 10 anni al miracolo economico.

Ma a Palazzo Giustiniani non troviamo esposti soltanto quadri: il Senato contribuisce ad arricchire il percorso con materiali bibliografici, giornali e documenti originali dell’epoca che ripercorrono alcuni momenti significativi dell’elaborazione del testo della carta costituzionale.

La mostra si compone di quattro sezioni: la prima è dedicata alla “nascita della modernità“, con l’avvento di “Leonardo”, rivista fondata a Firenze da Giovanni Papini. Gli artisti dell’accademia di Firenze si dilettavano non solo nelle arti figurative ma anche nella scrittura di libri e riviste; erano personalità dinamiche ed eclettiche, da qui infatti il titolo della mostra “Eclettiche armonie”.

La seconda sezione prende spunto dall’interesse degli artisti dell’accademia di Firenze per l’incisione grazie all’attività didattica di Celestino Celestini che avvicinò grandi talenti alla scuola, da Ottone Rosai a Betto Lotti. Proprio di questi due artisti vengono esposte una a fianco all’altra due opere che per la prima volta erano state affiancate in una esposizione 100 anni fa, parliamo della tela “Anime” di Lotti e “I miei amici della notte” di Rosai.

Due dipinti molto affascinanti che risentono del clima tardo simbolista influenzato dalla letteratura di Mallarmè e di Baudelaire.

La terza sezione si colloca alla fine del primo conflitto mondiale e documenta un “ritorno all’ordine”. Le opere di Felice Carena, Ottone Rosai, Giovanni Colacicchi, Ardengo Soffici, Lorenzo Viani trasmettono nelle forme e nei colori atmosfere più rasserenanti, quel recupero di punti fermi dopo la fine della grande guerra.

In questa sezione troviamo anche la bellissima “dame au parapluie” (logo della mostra) di Betto Lotti che risente delle influenze austriache, in particolare di Klimt, da lui acquisite durante la sua prigionia in Austria.

L’ultima sezione è quella più vicina a noi nel tempo, con opere di Guttuso, Pizzinato, Lotti, Farulli, Cartei e Leomporri riguardanti il tema del lavoro: in fabbrica, nei campi, nelle abitazioni. Si documenta lo sforzo di milioni di italiane e italiani che si rimboccarono le maniche per restituire all’Italia umiliata dalla guerra e alle loro stesse vite una possibilità di ripresa.

 

 

La mostra sarà aperta fino al 16 marzo.

 Orari:

 lun-mer ore 10-12:30 / 14-18;

gio-ven ore 10-18.

 Sabato e domenica chiuso.

 Ingresso libero.

Palazzo Giustiniani, Via della Dogana Vecchia, Roma

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