Quando (D)’Amore arriva sotto la Mole

Quando (D)’Amore arriva sotto la Mole
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Immedesimazione: questa è spesso la parola d’ordine quando guardiamo un film o una serie tv.

La medesima cosa accade quando leggiamo un romanzo, però in questo caso risulta necessario uno sforzo di immaginazione più grande, perché non vedi davvero davanti ai tuoi occhi quell’uomo, quella donna, quel bambino.

In generale, le situazioni descritte tra le pagine di un libro ti risultano forse più vicine al cuore che alla vista: vero è che se uno scrittore è particolarmente bravo, allora riesce a farti “vivere” tutte le sue parole, in prima persona.

Spesso però l’immedesimazione in oggetto risulta pericolosa: sappiamo quanto le nostre menti siano facilmente plasmabili, alcune di più e talune di meno, ma questa è la verità. Restando sull’asticella dell’equilibrio, risulta necessario comunque prendere sempre le distanze tra quello che si sta vivendo eequello che si sta guardando: ed è qui che si innescano quei valori come l’età, la saggezza, il carattere, la cultura personale.

Perchè ci sono personaggi positivi, dai quali si può anche pensare di prendere spunto quando li si osserva e li studia in un film; ma purtroppo ci sono anche personaggi molto negativi, che niente hanno di buono sesnon quello di venire rappresentati davanti agli occhi dei più, perché la realtà è anche fatta di questi
soggetti.

La Serie Tv “Gomorra” è da parecchio tempo uno dei prodotti televisivi (anzi, quasi cinematografici) italiani migliori sul mercato: vuoi la scelta degli attori che vengono quasi tutti dal mondo del teatro e che aadifferenza della mediocrità seriale italiana, si sanno distinguere e far apprezzare. Vuoi perché dietro c’è
Roberto Saviano, che prende spunto dal suo romanzo omonimo per fare da ideatore a questo prodotto; vuoi perché alla regia c’è Stefano Sollima, che ha già saputo distinguersi alla regia della serie “Romanzo Criminale”.

Uno dei personaggi più contorti è il tanto amato / odiato Ciro di Marzio, interpretato dall’attore Marco d’Amore: detto l’Immortale, è il giovane emergente della cosca, pupillo del Boss Pietro Savastano e amico / fratello del figlio di Don Pietro, Gennaro. Sulla trama si può sorvolare, ma sui personaggi decisamente
meno: il dipinto della Camorra ognuno di loro, tutti complici di quello stesso meccanismo che porta alla rovina il nostro Paese ogni giorno.

Ma sono personaggi e gli attori che li interpretano hanno spesso ribadito il loro distacco (anche se, era davvero il caso di puntualizzare ciò?) da quella realtà che loro rappresentano tramite uno schermo, proprio perché la loro professione lo richiede. Per capire meglio tale concetto di immedesimazione e distacco,
l’attore Marco D’Amore sarà a Torino sabato 10 marzo: l’appuntamento è al Cinema Massimo, sotto la Mole Antonelliana, dove lui per primo racconterà la relazione tra chi dirige un film e chi invece lo interpreta.

Si tratta a tutti gli effetti di una masterclass organizzata da Piemonte Movie, aperta a tutti coloro che vorranno partecipare, in cui gli spettatori potranno dialogare con l’attore sopra citato e con il regista Francesco Ghiaccio.

Il programma della giornata è davvero ricco e prevederà anche la proiezione del film “Un posto sicuro”, in cui Marco recita insieme a Toni Servillo e a seguire un dialogo a tre, tra attore / regista / pubblico. Per poter partecipare a questa giornata all’insegna della cultura, è necessario iscriversi entro il 9 marzo, inviando una mail all’indirizzo [email protected]

Un’occasione particolare per scoprire e provare a carpire i segreti di una professione che ha sempre molto da raccontare, che ancora spesso non viene compresa del tutto proprio perché non si riesce sempre a distaccarsi dalla “finzione” della recitazione.

Rebecca Cauda

 

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