Le emozioni sono una vostra responsabilità: quello che non sapevi sulle “predizioni”

Le emozioni sono una vostra responsabilità: quello che non sapevi sulle “predizioni”

Salve cari lettori, ebbene sì, il titolo può essere scioccante: “Le emozioni non sono ciò che pensiamo”. Non si esprimono e non si riconoscono in maniera universale. Non sono reazioni congenite nei cervelli o reazioni incontrollabili.

Abbiamo mal interpretato la natura delle emozioni per molto tempo. E capire cosa siano realmente le emozioni ha conseguenze molto rilevanti per tutti.

Secondo investigazioni decennali, sui volti delle persone, sugli impulsi elettrici che essi trasmettono da varie espressioni, sulla fisiologia del corpo umano in base all’emozione in atto. Gli studi dimostrano che nel nostro cervello non esistono dei “circuiti emozionali”, non siamo nati con delle pre-costituzioni emozionali.

Ma allora, cosa sono le emozioni?

Le emozioni sono delle ipotesi.

Sono delle ipotesi che il cervello costruisce nel momento in cui miliardi di cellule lavorano insieme. E noi abbiamo più controllo su queste cellule più di quanto immaginiate.

Capisco di primo impatto possiate pensare che sia assurdo, anche io nel momento in cui lessi tale ricerche, dissi: “Cosa?”. Ma i fatti, ahimè, non mentono.

Il fatto è che le emozioni non sono fabbricate nel cervello alla nascita; ma sono solo “costruite”.

Vi spiego cosa intendo: provate a prendere un foto di un disegno astratto formato da tante macchie nere, senza un filo logico apparente. In quel momento, il vostro cervello sta lavorando all’impazzata, infinite scariche di neuroni stanno cercando di trovare un senso, in modo tale da vedere qualcosa al di là delle macchie nere.

Egli sta setacciando una vita di esperienze, facendo migliaia di supposizioni contemporaneamente, soppesando le probabilità, tentando di rispondere alla domanda: “A cosa assomiglia di più? oppure: “Cosa mi ricorda?”. E non: “Cosa è?”. Tutto ciò lo elabora in un batter di ciglia.

Ora, se il vostro cervello fatica a trovare un accoppiamento, e vedete ancora macchie nere e bianche, siete in uno stato che in gergo tecnico si chiama “cecità esperienziale”. Ma se quell’immagine, successivamente, prende colore, e vi accorgete che in realtà, è un serpente arrotolato. WoW!

Adesso riguardando l’immagine in bianco e nero, vedreste di certo un serpente. Ma perché? Cosa è successo?

Perché nel momento in cui il cervello scansione dall’archivio del suo passato, trova una nuova conoscenza emersa dalla fotografia. Una fotografia che attualmente, sta cambiando il modo in cui percepite quelle macchie. Il cervello costruisce l’immagine di un serpente dove non c’è un serpente.

E questa sorta di allucinazione, è quello che gli scienziati cognitivisti chiamano “predizione”.

La predizione è il modo in cui lavora il nostro cervello. È la base di ogni esperienza e di ogni azione che compiamo.

Esse sono primordiali, ci aiutano a dare un senso al mondo veloce ed efficiente.

Dunque, il cervello non reagisce generalmente al mondo facendo uso dell’esperienza passata. Il cervello predice e costruisce il modo in cui percepiamo in quell’istante il mondo.

Il modo in cui vediamo le emozioni altrui è profondamente radicato nelle predizioni.

A noi ci sembra di guardare qualcuno in faccia e di leggere delle emozioni nelle sue espressioni. In realtà, dietro le quinte, il cervello sta facendo una previsione. Usa una esperienza passata basata su situazioni simili per cercane un senso.

Quelle emozioni che vi sembra individuare negli altri, in parte derivano da ciò che proviene dalla vostra testa. Ed è vero in ogni contesto.

Molte società, ad esempio, investono risorse sull’identificazione delle emozioni; ma in sostanza si pongono la domanda sbagliata perché cercano di riconoscere le emozioni sul volto e nel corpo. Ma sorprendentemente, le emozioni non sono sul volto o nel corpo.

I movimenti fisici non hanno in sé alcun significato emozionale. Dobbiamo attribuirglielo noi.

Un individuo o un oggetto deve essere ricollegato al contesto, ed è questo che gli dà significato.

È così che possiamo riconoscere la tristezza in un sorriso, un pianto che significa gioia, e che un volto freddo, può significare che stai tramando con ira la sconfitta del tuo nemico.

Il modo in cui provate le vostre emozioni funziona allo stesso modo

Il vostro cervello sta facendo di fatto predizioni, tentativi che sta costruendo al momento con miliardi di neuroni che lavorano insieme.

Il cervello è già precostituito per provare alcune sensazioni molto semplici che partono dalla fisiologia del corpo, così quando nasciamo proviamo sensazione di calma, di agitazione, eccitazione, benessere e sconforto. Ma queste semplici sensazioni non sono emozioni.

In realtà sono in noi in ogni istante della nostra vita. Sono semplici riassunti di quello che succede nel nostro corpo, quasi come un barometro; ma hanno davvero pochi dettagli e noi abbiamo bisogni di qui dettagli per capire la prossima mossa.

Cosa fare con queste sensazioni? E come fa il cervello a fornire quei dettagli?

È ciò che fanno le predizioni. Essi connettono le sensazioni del corpo, quelle che danno le emozioni di base con ciò che accade nel mondo intorno a noi, cosi sapremo cosa fare.

E talvolta, queste costruzioni sono emozioni. Cosi, per esempio, se stiamo entrando in una pizzeria, il cervello potrebbe predire che sentiremo l’aroma delizioso della pizza appena sfornata.

So che il mio cervello predirebbe questo, e potrebbe risvegliare lo stomaco dall’appetito di mangiare quella pizza. E se è corretto, il cervello avrà già costruito la fame pronti ad azzannarne un trancio.

E qui il punto. Lo stomaco risvegliato, se lo fa in altre occasioni, può avere significati del tutto differenti. Cosi se il cervello predice uno stomaco sveglio, ad esempio in un ospedale mentre aspettare i risultati di un esame delicato, allora il vostro cervello starà costruendo paura, preoccupazione o ansia. Potrebbe indurvi a muovere frettolosamente il ginocchio, a fare respiri profondi o addirittura a piangere.

Stessa fisica sensazione, ma diversa esperienza. Le emozioni che vi sembrano capitarvi, in realtà sono create da voi.

Non siete sotto scacco di ipotetici canali emozionali sepolti da qualche parte nel cervello. Avete molto più controllo sulle vostre emozioni di quanto possiate credere.

Non dico che vi basti un battito di mano per cambiare lo stato d’animo di quel momento, ma il vostro cervello è strutturato in modo tale che, cambiando gli ingredienti che usa per creare emozioni , allora si può trasformare la vostra vita emotiva.

Se cambiate questi ingredienti oggi, state insegnando al vostro cervello come predire il futuro in modo differente. Come la definisce la Dott. Lisa Feldman, psicologa e ricercatrice presso la Northwestern University, essere degli “architetti della propria esperienza”.

Immagino che un po’ tutti abbiano avuto del nervosismo prima di un esame, no? Alcuni, invece, provano un angoscia paralizzante basati sulle esperienze passate affrontando quei test. Il battito cardiaco accelera, le mani sono sudate, così tanto da rendere impossibile sostenere un esame.

Questa problematica non si sofferma solo su un esame, a volte su un intera carriera universitaria.

Il punto è che un cuore che batte forte non la fa necessariamente per ansia, può darsi che il vostro corpo si stia preparando per la battaglia per superare l’esame, o tenere un discorso, o andare di scena in un teatro.

La ricerca mostra che quando gli studenti imparano a creare questo tipo di determinato carico di energia, che sostituisca l’ansia, si ottengono risultati nettamente migliori negli esami.

Questa risolutezza prepara il cervello a predire il futuro in modo diverso dandole una direzione propositiva.

E se succede spesso, non solo si impara a superare degli esami, ma sarà molto più semplice aver successo nei loro corsi, nei vari test che la vita ti propone con un cospicuo guadagno nel futuro.

Tutto ciò si può chiamare “azione dell’Intelligenza emotiva”. Ognuno di voi può coltivare questa abilità e utilizzarla nel quotidiano.

Nonostante i mille impegni giornalieri, gli imprevisti, i ritardi, dilemmi, e sfortune da chiedervi: “Ma cosa non va nella mia vita?”, questa maratona mentale è una predizione. Il vostro cervello sta cercando di trovare una spiegazione a quelle sensazioni dentro di voi che interpreta come confuse e amareggianti proprio come è accaduto con la questione della foto a macchie nere.

Il vostro cervello tenta di spiegare cosa ha causato queste sensazioni affinché voi sappiate come gestirle.

Queste percezioni, potrebbero non indicare che va tutto a rotoli nella vostra vita, potrebbe esserci una spiegazione fisica più semplice; forse siete stanchi, magari avete fame, o sete.

La prossima volta che attestate uno stress intenso, provate a chiedervi: “potrebbe esserci una causa puramente fisica?”

È possibile trasformare la sofferenza emotiva in un semplice disagio fisico?

Attenzioni cari lettori, non vi sto dando qualche suggerimento sulla base di “trucchi di magia” per superare ad esempio la depressione, ansia o altre condizioni gravose. Ma sostengo che se aveste maggior controllo sulle vostre emozioni avreste la capacità di diminuire l’intensità della sofferenza emotiva e le dannose conseguenze sulla vostra vita, apprendendo come edificare al meglio le esperienze.

Tutti siamo in grado di farlo. Basta un po’ di pratica, come quando da piccoli ci insegnavano ad andare in bicicletta. Un grande sforzo all’inizio, ma dopo diventa un azione automatica.

Credo che questo messaggio sia di grande ispirazione, e che in più supporta fondamenta scientifiche. Ad ogni modo, oltre gli aspetti benefici, ci sono dettagli per il quale bisogna soffermarsi.

Un maggior controllo sulle emozioni implica una maggiore responsabilità. Se non siete circuiti da ragnatele emotive che si attivano come per incanto, allora chi è responsabile?

Chi è responsabile quando ad esempio vi comportate in modo disonesto, superficiale o vendicativo?

Voi.

Non perché abbiate colpa per le vostre emozioni, ma perché le azioni e le esperienze di oggi per il vostro cervello diventano le predizioni di domani.

A volte siamo responsabili di qualcosa, non perché ne abbiamo colpa, ma perché siamo gli unici che possiamo cambiarlo.

Responsabilità, una parola di peso, il quale tante volte trasmette alle persone la necessità di resistere all’evidenza empirica secondo cui le emozioni sono create e non innate.

L’idea che siamo responsabili delle nostre emozioni è difficile da digerire. Ciò che vi suggerisco è di non patire i mal di stomaco per questa constatazione.

Fate un bel respiro ed abbracciate questa idea, gustate questa responsabilità, perché è la via verso un corpo più sano, un sistema più giusto ed equanime ed una vita emotiva più flessibile e durevole nel tempo.

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