Sono greche le parole dei nostri pensieri. Considerazioni alla vigilia della “Giornata mondiale della lingua greca”

Sono greche le parole dei nostri pensieri. Considerazioni alla vigilia della “Giornata mondiale della lingua greca”

“Appartengo ad un piccolo paese. Un promontorio roccioso nel Mediterraneo, niente lo contraddistingue se non gli sforzi della sua gente, il mare e la luce del sole. È un piccolo paese, ma la sua tradizione è immensa ed è stata tramandata nel corso dei secoli senza interruzione. La lingua greca non ha mai cessato di essere parlata. È passata attraverso tutti quei cambiamenti attraverso cui passano le cose viventi, ma non c’è mai stata una frattura”, lo affermava il poeta Giorgio Seferis ricevendo il Nobel nel 1963.

Il greco rivive, nonostante i figli della globalizzazione intendano relegarlo a lingua inutile e polverosa, rivive quotidianamente anche nella profonda distrazione del nostro quotidiano vivere.

Ecco perché venerdì 9 febbraio si terrà anche quest’anno la Giornata Mondiale della Lingua Greca, ed avrà come tema Le parole dei Greci, un tema che si presta a essere declinato in modo vario e culturalmente significativo, vista l’attinenza che ha con i contenuti specifici del curriculum liceale.

Sarà questa un’occasione per ricordare come la civiltà greca attraverso il suo formidabile patrimonio linguistico abbia permesso ad altre civiltà di svilupparsi e affermarsi in tante parti del mondo. È la lingua greca, più di tutte le altre lingue che conserva la prerogativa di potersi identificare con la sua storia millenaria, e ci consente di continuare ad utilizzare le parole di Omero nella loro quotidianità.

Ed una carrellata attraverso le parole che utilizziamo ogni giorno, da Accademia a Zoologia viene illustrata nel “Dizionarietto di greco . Le parole dei nostri pensieri” di Cesaretti e Minguzzi che ci rammentano come l’universo linguistico greco sia il serbatoio concettuale di 3000 anni di cultura occidentale.

La lingua greca è vivente non solo per i milioni di parlanti attivi, ma in tutte le lingue europee moderne: forse miliardi di persone in ogni continente ne pronunciano migliaia di parole al giorno e senza saperlo. L’italiano ne è ricco persino più delle altre, perché ha assorbito la cultura greca fin dalle origini attraverso la mediazione latina, per non parlare poi dei grecismi, parole, forme, costrutti di origine greca introdotti in italiano in epoche diverse.

Sono tante le parole di uso comune provenienti dal mondo ellenico che popolano il nostro parlare quotidiano, filosofia, retorica, aritmetica, geometria, geografia… ma quanti di noi ne conosce l’origine?

Due su tutte: la parola “barbaro” identificava l’usanza degli antichi greci di chiamare le persone che non parlavano la propria lingua con l’espressione “bar – bar – bar” riferita al modo di parlare dei selvaggi; ed il nostro comunissimo termine OK scaturisce dalle parole greche “Ola” e “Kala” che significano “tutto bene”!

Insomma “Ola Kala”, ricordando questo sterminato alfabeto di civiltà proliferato per millenni e che ancora oggi accompagna il nostro fluire.

FdA

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