Una Scorribanda invade il Salone Centrale della Galleria Nazionale di Roma

Una Scorribanda invade il Salone Centrale della Galleria Nazionale di Roma

Scorribanda è il titolo della mostra inaugurata nella serata di ieri lunedì 22 gennaio presso la Galleria Nazionale di Arte Moderna e Contemporanea di Roma. Il Salone Centrale della Galleria ospiterà la mostra aperta al pubblico a partire dalla giornata di oggi 23 gennaio fino al prossimo 4 marzo. Scorribanda è curata da Fabio Sargentini e celebra i sessanta anni della Galleria L’attico.

Massimo Barzagli, Sfiorare, 2000

La galleria L’attico viene fondata nel 1957 in Piazza di Spagna da Bruno Sargentini, con al fianco il giovanissimo figlio Fabio. Fin da subito sono importanti i nomi che iniziano a popolare la galleria, nomi come Capogrossi, Leoncillo, Fontana, Mafai, Fautrier, Brauner, Magritte, Matta, Permeke, Canogar. Bruno Sargentini nel 1966 apre la Galleria Senior e si trasferisce in via del Babuino. Fabio Sargentini invece continua ad esporre a L’Attico con mostre sperimentali di Pascali, Kounellis, Pistoletto, Mattiacci.

Jannis Kounellis, Senza titolo, 1965

Nel 1968 Fabio Sargentini sposta la galleria in un garage di via Beccaria rivoluzionando la concezione dello spazio espositivo; al garage si susseguono mostre memorabili di Kounellis, Merz, Mattiacci, Lewitt, De Dominicis, Oppenheim, Tinguely. Al garage di via Beccaria si aggiunge uno spazio espositivo in via del Paradiso, che Sargentini compone con affreschi, porte dorate e pavimenti marmorei. Infine nel giugno del 1976 il garage viene inondato da 50.000 litri di acqua e per tre giorni si trasforma in un “lago incantato”. Nel 1983 riprende l’attività della galleria di via del Paradiso. Fabio Sargentini scopre e lancia alcuni artisti di San Lorenzo: Nunzio, Tirelli, Pizzi Cannella, Limoni, Luzzi, Palmieri, insieme ai suoi artisti storici come Pascali, Leoncillo, Nagasawa e Uncini.

Mario Nalli, Miraggio di mare, 2014

Quello che il visitatore può osservare nel Salone Centrale della Galleria Nazionale è un nuovo tentativo di Sargentini nella direzione della sperimentazione e della rivoluzione della concezione classica dello spazio espositivo, processo che era stato segnato all’epoca del garage di via Beccaria dalla mostra dei cavalli vivi di Kounellis. Una riproposizione dello spazio è ciò che offre Scorribanda.

Marco Colazzo, A furia di dirlo, 1996

Una quarantina sono le opere esposte a costellare le pareti del Salone Centrale. Si tratta di opere di artisti che dalla fine degli anni cinquanta ad oggi sono stati legati in vario modo all’attività di Sargentini. Artisti molto diversi, anche generazionalmente distanti. Non più distanti. Il progetto di mostra che viene proposto infatti mira ad abolire le distanze, spaziali e canoniche, tra un quadro e l’altro. Si tratta di un continuum di opere che possiamo intendere come la manifestazione dell’arte che si fa tempo storico sotto forma di quadri ed installazioni. La mostra assume le vesti di un’aggregazione, che però non è da leggere come semplice giustapposizione, né come insensata commistione, bensì come dialettica.

Luca Padroni, Favorevoli convergenze astrali nel giorno in cui sono stato concepito, 2012

Perché Scorribanda? È lo stesso Fabio Sargentini a spiegarci il motivo di questo titolo, quando commenta “C’è infatti in “Scorribanda” un che di piratesco, di corsaro che mi piace. Esso si attaglia bene alla disposizione delle opere sulla parete, pensata da me come un racconto senza pause. L’idea, semplice ma efficace, si basa sull’annullamento della canonica distanza tra quadro e quadro. Lo sguardo non viene così a cadere necessariamente su una singola opera ma su una pluralità”.

Colpisce a mio avviso la suggestione dettata dallo sguardo sulla pluralità. Il Salone Centrale non è una sequenza di singole opere, ma è uno sguardo su una pluralità, che è senz’altro una molteplicità, ma è anche vista nella sua totalità; le opere sono abbracciate dallo sguardo come una pluralità e contemporaneamente tutte insieme come un’unità.  È altrettanto fonte di riflessione il pensiero offerto agli occhi del visitatore di una distanza che si assottiglia sempre di più. La distanza tra artisti, che pur di generazioni diverse, hanno sempre qualcosa da comunicarsi. La distanza tra luoghi del mondo, che al giorno d’oggi si elimina con un click e non è più un limite. La distanza vera da abbattere però sembra rimanere tra le persone ed è la distanza data dall’incomunicabilità, quando essa è vista come condizione irreversibile.

 

Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea
Salone Centrale

Apertura al pubblico
23 gennaio – 4 marzo 2018

Informazioni
Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea
viale delle Belle Arti 131, Roma
Ingresso disabili Via Gramsci 71

Orari di apertura
dal martedì alla domenica: 8.30 – 19.30
ultimo ingresso 45 minuti prima della chiusura

Biglietti
intero: € 10,00
ridotto: € 5,00
T + 39 06 32298221

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