L’Accademia di Michelangelo si veste con ” I colori del Bosone di Higgs”

L’Accademia di Michelangelo si veste con ” I colori del Bosone di Higgs”

Colori accesi forme prepotenti microgalassie spirali video, un rutilante arcobaleno fatto di materiali i più disparati e inimmaginabili è quello che ci accoglie in un luogo deputato all’arte da secoli, l’Accademia delle Arti del Disegno di Firenze. Qui il 10 gennaio la presidente Cristina Acidini insieme al Magnifico Rettore dell’Università di Firenze Luigi Dei hanno inaugurato la mostra  “I colori del Bosone di Higgs. Percorsi tra Arte e Scienza”.

Il progetto è stato ideato con lo  scopo primario di avvicinare i giovani al mondo della scienza aprendone le porte grazie al linguaggio universale dell’arte. Intuizione che si è dimostrata vincente dato che gli studenti coinvolti direttamente nel progetto continuano ad aumentare, a livello esponenziale.

C’è un altro risvolto però a mio parere estremamente interessante e cioè la volontà  di recuperare  il rapporto tra arte e scienza, tesi che da anni ha un tenace fautore in Luigi Dei, tutt’uno fino all’assurda cesura avvenuta a metà del Settecento da cui l’arte, come afferma Jean Clair nel suo articolo “l’irrimediabile divorzio tra arte e scienza”, uscì grande perdente.

Lasciamo a lui la parola: “Da quando l’arte ha ceduto il monopolio dell’oggettività alle scienze, conservando per sé solo l’«ipertrofia morbida dell’ego» che caratterizza il sedicente genio dell’artista, e la scienza, perduta nei suoi grafici e nelle sue specialità frammentate, si è tagliata fuori dal mondo reale, nessun dialogo è più possibile. Un divorzio che è una catastrofe spirituale”.

Possiamo però smentire quest’amara considerazione grazie a quanto è  qui davanti a me, questo “zoom” cosi variegato che ricuce lo strappo operato secoli fa, e il brusio ora tra questi due pianeti si fa molto fitto. Il progetto ideato, coordinato e realizzato dal  Prof. Pierluigi Paolucci del CERN  affronta il tema da più punti di vista  e presenta quindi più sfaccettature.

Una, citando ancora Jean Clair, che si emozionò al Conservatoire des Arts et Métiers di Parigi, davanti ai piccoli strumenti di vetro e di rame che Lavoisier utilizzava nel suo laboratorio, sottolinea la componente d’arte negli oggetti della scienza. Non  posso che essere d’accordo con questa visione data l’emozione da me provata di fronte ad iCub o R1 nati grazie a Giorgio Metta e al team di IIT, Istituto Italiano di  Tecnologia di Genova con cui chi ha la bontà di seguirmi è ormai in confidenza.  Mi piace far mie le  riflessioni del grande storico  dell’arte francese, che sottolinea che  gli oggetti della scienza sono a volte delle opere d’arte, e che le opere d’arte sono spesso oggetti scientifici. “L’estetica a volte può essere un’euristica.”

A San Marco invece emerge un altro aspetto, l’arte come lessico comune e trasversale grazie alla collaborazione tra scienziati, artisti e studenti. Questi ultimi provenienti da Firenze, Milano, Napoli, Padova, Venezia dopo una serie di incontri con i ricercatori dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e del CERN,  sono stati chiamati a raccontare il Bosone di Higgs  con gli strumenti dell’arte.

Le opere  migliori  sono state poi  ordinate in  questa mostra, peraltro itinerante, nata al CERN appunto nel 2013 da un’idea di [email protected] e integrata da un’installazione  originale a cura del INFN. Fino ad oggi  ha toccato piu di 20 destinazioni  in tutto il mondo  a cui si aggiungono queste 4  italiane grazie ad  “Art & Science across Italy”.

Impossibile, almeno in questa sede, citare tutti i protagonisti, però  posso sottolineare gli approcci diversi: lo scienziato che sa usare il linguaggio dell’arte, lo scienziato e l’ artista che lavorano in simbiosi, l’artista che si confronta con l’esperimento scientifico, o lo trasforma in uno suo strumento artistico, l’interpretazione dell’esperimento scientifico da parte degli studenti, o l’interpretazione autonoma dell’artista.

Non posso che consigliare di seguire da vicino l’iter di questa mostra, che chiude la tappa fiorentina il 28 gennaio, augurando che questa sia davvero quella pietra miliare da cui ripartire per vivere con reciproca soddisfazione  il rapporto arte/scienza. Direi che le premesse ci sono tutte dal momento che le partecipazioni hanno superato le più rosee aspettative, a cominciare dagli studenti coinvolti che dai 300 iniziali sono diventati 3000!

Il  progetto, patrocinato dalla Regione Toscana, dal Comune di Firenze e dalla Città Metropolitana,  è in collaborazione con l’Università di Firenze e l’Accademia delle Arti del Disegno,  sostenuto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze  ha coinvolto i licei fiorentini, precisamente i Licei Scientifici Leonardo Da Vinci e Rodolico di Firenze ed Enriques Agnoletti di Sesto Fiorentino, il Liceo Artistico Statale “Leon Battista Alberti” di Firenze e il Liceo Artistico di Porta Romana e Sesto Fiorentino.

Dove

Sala delle Esposizioni dell’Accademia delle Arti del Disegno, in Via Ricasoli n.68, angolo Piazza San Marco, a Firenze. Fino al 28 gennaio. Ingresso gratuito.

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