Picasso. Tra Cubismo e Classicismo, alle Scuderie del Quirinale fino al 21 gennaio

Picasso. Tra Cubismo e Classicismo, alle Scuderie del Quirinale fino al 21 gennaio

C’è tempo fino al prossimo 21 gennaio per visitare presso le Scuderie del Quirinale di Roma la mostra Picasso. Tra Cubismo e Classicismo: 1915-1925. Era il 1917 quando Picasso venne per la prima volta in Italia, soggiornando per due mesi nel nostro Paese tra Roma, Napoli, Firenze e Milano. La mostra nasce in occasione del centenario di quella visita ed è realizzata a cura di Olivier Berggruen.

Il poeta Jean Cocteau aveva coinvolto Picasso nella produzione di Parade, un balletto ispirato ad un suo poema che doveva essere messo in scena con la musica di Igor Stravinskij e le coreografie della compagnia dei Balletti Russi di Sergej Djagilev. Prima ballerina della compagnia era Ol’ga Chochlova, di cui Picasso si innamorò e che divenne la sua prima moglie. Durante gli anni della guerra a Roma, nello studio di via Margutta Picasso disegnò costumi e scene per Parade.

L’esposizione vanta capolavori di Picasso, che provengono dai più prestigiosi musei del mondo, parliamo di opere dal Musée Picasso di Parigi, partner del progetto, opere dal MoMa di New York, dalla Tate Gallery di Londra, dal Museu Picasso di Barcellona, dal Guggenheim di New York, dal Thyssen di Madrid, dal Cleveland Museum of Art, dal Bridgestone di Tokyo, dal Museum Berggruen di Berlino, dalla Fondation Beyeler di Basilea.

Il titolo della mostra mette in rilievo la traccia seguita nel percorso espositivo. I modelli del passato più o meno recente a cui Picasso mostra di far riferimento e a cui mostra di ispirarsi si estendono dalla statuaria greco-romana al pointillismo, dalla ritrattistica rinascimentale all’opera di Renoir e Cezanne. Il classicismo di Picasso non ha niente di accademico, ma è un’interpretazione moderna di modelli del passato.

Tali rimandi si possono cogliere nel dipinto Il ritorno dal battesimo dell’autunno del 1917, ispirato ad un quadro dei fratelli Le Nain del 1642 e chiaramente basato sulla tecnica del pointillismo di Seurat. Nel Ritratto di Ol’ga in poltrona del 1918 la futura moglie di Picasso è riproposta in un ritratto, che ricorda le esperienze di Cezanne in un mix di classicismo e modernismo. In Arlecchino (Léonide Massine) del 1917 Picasso dipinge un Arlecchino nelle sembianze del ballerino Léonide Massine, dipinto che evoca la pittura classica nell’impostazione rinascimentale a tre quarti del ritratto. In Paulo vestito da Arlecchino del 1924 il realismo è spinto dalla volontà di riprodurre i cambiamenti del bambino, figlio di Picasso, in un quadro che richiama i ritratti dei bambini di Renoir.

Influenze dell’esperienza italiana: la Commedia dell’Arte

L’esperienza italiana e i dipinti che ad essa fecero seguito introducono al periodo cosiddetto “neoclassico” della pittura di Picasso. Il seppur breve soggiorno italiano fornì una serie di spunti ed influenze determinanti, su cui si concentra l’esposizione, che ospita opere appartenenti al periodo immediatamente successivo all’esperienza italiana. L’aria di Roma e Napoli così intrisa di tradizione stimolò l’attenzione di Picasso, che recepì l’influenza italiana sia nei temi che nelle forme pittoriche. La Commedia dell’Arte italiana, che affonda le sue radici nel Cinquecento, diede a Picasso dei soggetti su cui lavorare con dedizione, vale a dire le sue maschere. In particolar modo Arlecchino divenne fonte di ispirazione di tutta una serie di dipinti.

Arlecchino musicista, 1924, Olio su tela, Washington, National Gallery of art

Arlecchino con il violino (1918) è un suggello dell’amore di Picasso per Ol’ga, segna la fine della vita da scapolo e l’inizio della vita coniugale. Nello spartito presente nel dipinto si legge “Si tu veux”, frase tratta da una canzone d’amore  che allude alla proposta di matrimonio destinata alla ballerina.

Arlecchino con il violino, Montrouge, 1918, Olio su tela, Cleveland, The Cleveland Museum of Art

Andando avanti nell’esaltazione e nell’omaggio all’Italia possiamo citare il quadro L’Italiana del 1917 come la riproposizione di una bellezza femminile, che sarà poi incarnata dal modello femminile neorealista, una bellezza intensa ed abbondante, marcatamente romana, come si evince dalla riproposizione alle spalle della sagoma della cupola di San Pietro.

L’Italiana,1917, Olio su tela, Zurigo, Foundation E.G. Bührle Collection

In Arlecchino e donna con collana (1917)  ritroviamo la figura di Arlecchino, che è una costante del periodo, mentre troviamo una novità impersonata dalla figura femminile. La donna potrebbe essere Colombina, altra maschera della Commedia dell’Arte e moglie di Arlecchino, o una donna ciociara, come si evince dalle ciocie, tipici calzari tradizionali.

Arlecchino e donna con collana, Roma, 1917, Olio su tela, Parigi, Centre Pompidou Musée national d’art moderne

Influenze dell’esperienza italiana: l’antichità classica

Il passaggio a Napoli e Pompei e la visita delle vestigia dell’antichità classica greco-romana furono per Picasso un’attrazione verso il classicismo, che troverà espressione nelle figure scultoree e monumentali degli anni ’20. Gli omaggi all’arte greca e alla statuaria greco-romana sono evidenti tanto nella raffigurazione di figure con le vesti bianche e le toghe classiche, quanto nella modalità di rappresentazione dei corpi. Le figure umane sono affette da gigantismo nella loro rappresentazione pittorica, l’assenza di proporzionalità concreta tra le parti del corpo consente un effetto visivo statuario, come se fossimo di fronte a colossi scolpiti nel marmo. La stessa sproporzione fisica e geometrica nella rappresentazione del corpo umano la possiamo notare e ammirare nei dipinti marcatamente cubisti.

Due donne che corrono sulla spiaggia è un dipinto risalente all’estate in Bretagna del 1922; è evidente la riflessione sull’arte classica nei soggetti del quadro che evocano nelle vesti le Menadi danzanti. Le proporzioni degli arti delle donne raffigurate sono smisurate, deformate in una grottesca distorsione del corpo di impostazione cubista.Grigi, bianchi, rosa e blu: questi toni dominanti del quadro diventeranno il sipario del balletto Le train bleu di Darius Milhaud del 1924, spettacolo che celebra il culto dello sport e del nudismo.

Due bagnanti, Parigi, 1920, Gouache, pastello, sanguigna e matita Conté su carta velina da disegno, Parigi, Musée national Picasso-Paris

A chiudere il primo piano espositivo l’ultima sala che ospita i famosi dipinti, Il flauto di Pan del 1923 e La danza del 1925. Il primo è un quadro muto e malinconico, a chiudere il periodo in cui Picasso è stato più vicino al mondo della musica. La costruzione del dipinto rievoca una scenografia teatrale per le figure confinate da muri, che sembrano scene teatrali. Il dipinto richiama l’arte classica romana, in particolare i rilievi tardoromani e i motivi etruschi che Picasso scoprì durante il viaggio in Italia. I due giovani protagonisti sono intrisi di una certa pesantezza e sospesi tra l’universo di Apollo e quello di Dioniso.
La danza ha come soggetti tre figure che ballano in una stanza con una grande finestra. L’erotismo selvaggio e le maschere africane hanno sostituito i rimandi all’arte classica. Il movimento della figura di sinistra può essere letto come metafora dell’impulso creativo, che racchiude in sé i semi della disintegrazione e della rinascita: creazione e distruzione si rivelano fenomeni derivanti dalla stessa forza primigenia, proprio come l’apollineo e il dionisiaco, due facce della stesso impeto vitale.

La danza, 1925, Olio su tela, Londra, Tate

Picasso e il teatro

Il piano superiore della mostra è interamente dedicato al Picasso sceneggiatore impegnato nel mondo del teatro. Ci si trova di fronte ad una serie di testimonianze, documenti, lettere, schizzi, disegni e costumi teatrali. Lo studio dei costumi di opere teatrali coincide con il periodo in cui Picasso si confronta con le maschere della Commedia dell’Arte italiana, tutte caratterizzate dal punto di vista iconografico da costumi loro peculiari. Ciò accade in particolare per i costumi dei personaggi di Parade, studiati da Picasso in una folta serie di schizzi e disegni, alcuni dei quali visionabili nella parte superiore della mostra.

Vengono inoltre proiettati in sala due video di meno di venti minuti l’uno, tratti rispettivamente da Parade e da un altro spettacolo, di cui Picasso fu sceneggiatore, ossia Mercure. La prima di Parade fu rappresentata il 18 maggio 1917 al Théâtre du Châtelet. Mercure fu ideato nel 1924 da Etienne de Beaumont, il mecenate di Picasso. La coreografia fu affidata a Léonide Massine e la musica ad Eric Satie. La prima di Mercure ebbe luogo a Parigi il 15 giugno 1924 al Théâtre de la Cigale.

Nel Salone di Palazzo Barberini infine è possibile ammirare sempre fino al 21 gennaio il sipario dipinto da Picasso per il balletto Parade, in prestito dal Centre Pompidou di Parigi, le cui immense dimensioni (10×16 metri) ne hanno impedito l’esposizione negli ambienti delle Scuderie del Quirinale.
(Palazzo Barberini, via delle Quattro Fontane 13, Roma
Orari: Martedì-Domenica 8.30 – 19.00
La biglietteria chiude alle ore 18.00
Presentando il biglietto della mostra Picasso. Tra Cubismo e Classicismo: 1915-1925 si avrà diritto ad una riduzione per l’ingresso a Palazzo Barberini.)

Picasso. Tra Cubismo e Classicismo: 1915-1925.
Scuderie del Quirinale, via Ventiquattro Maggio 16, Roma
22 Settembre 2017 – 21 Gennaio 2018

Orari
Da domenica a giovedì dalle 10.00 alle 20.00
Venerdì e Sabato dalle 10.00 alle 22.30
L’ingresso è consentito fino a un’ora prima dell’orario di chiusura

 Info e Prevendita
+39 0681100256
www.scuderiequirinale.it

 

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