Il Cinquecento a Firenze Tra Michelangelo, Pontormo e Giambologna

Il Cinquecento a Firenze Tra Michelangelo, Pontormo e Giambologna

Palazzo Strozzi. Affascinante quanto triste la storia di Palazzo Strozzi. Il Vasari ci dice che lo volle Filippo il Vecchio. Il progetto vide il coinvolgimento di  Benedetto da Maiano e Giuliano da Sangallo, ma non si sa con esattezza chi fu l’artefice. Il cantiere conobbe alti e bassi, e i lavori si arenarono poi per anni per la perdita di Filippo, il nipote dell’ ideatore, che si suicidò dalla disperazione pur di  porre fine  alle atroci sofferenze della prigionia cui l’aveva costretto Cosimo, suo acerrimo avversario. Ai primi del Cinquecento la famiglia abitò il palazzo, non ancora ultimato, ma in seguito si trasferì a Roma pur mantenendo la proprietà. Solo alla fine dell’Ottocento, grazie ai principi Piero e Antonietta che ne affidarono la ristrutturazione a Pietro Berti,  conobbe un momento di grande fulgore.

Val la pena soffermarsi su Palazzo Strozzi che è un esempio emblematico di dimora del Rinascimento. Filippo la  volle signorile  ma il carattere di fortezza deriva dalla sua di dotarlo anche di una funzione difensiva. Il volume supera quello di Palazzo Medici dal quale riprese la forma cubica sviluppata su tre piani, divisi ognuno da cornici lineari, attorno ad un cortile centrale. La facciata, simmetrica e rigorosa, dal bugnato massiccio al piano terra che si  alleggerisce fin quasi a scomparire ai piani successivi, testimonia la fedeltà ai canoni dell’architettura quattrocentesca. Imponenti  i portali di accesso da tutti i lati circondati da finestre rettangolari. Ai due piani superiori corrono due ordini di finestre a bifora il cui arco reca all’interno lo stemma della famiglia Strozzi. L’imponente cornicione aggettante con le sue decorazioni è sostenuto da grosse mensole e all’esterno splendide torcere porta bandiera,  e gli anelli per i cavalli forgiati da Niccolò di Nofri detto il Caparra sono su modello di Benedetto da Maiano. La Famiglia lo visse continuativamente fino al 1937, anno in cui fu acquistato dall’Istituto Nazionale delle Assicurazioni, e successivamente ceduto allo Stato nel 1999, che lo diede poi  in concessione al Comune di Firenze.

Dalla Seconda Guerra Mondiale Palazzo Strozzi è stato considerato lo spazio più importante a Firenze per le grandi mostre temporanee, tra cui La collezione Peggy Guggenheim (1949), Gustav Klimt (1992), La natura morta italiana (2003), Botticelli e Filippino Lippi (che è stata la mostra più visitata in Italia nel 2004), Leon Battista Alberti (2006) e Cézanne a Firenze (che è stata a sua volta la mostra più visitata in Italia nel 2007).

Mi fa piacere constatare che il palazzo, che la Famiglia Strozzi nonostante alterne vicende protrattesi nei secoli riuscì ad abitare  fino in tempi recenti,  ora sia  tornato ai fasti di chi lo concepì. La sua splendida architettura, che si deve in parte anche al Cronaca, è di per sé è un gioiello che ospita ormai da anni mostre prestigiose come questa che ho avuto la fortuna di vedere. Ho letto con interesse e  stupore,  che la mostra in corso è in realtà la ripresa di un’esposizione dall’identico titolo presentata a metà nel “secolo breve”.

“Il Cinquecento a Firenze da Michelangelo a Bartolomeo Ammannati” è stata progettata e voluta da studiosi  di qualità raffinatissime  e competenze assolute come Carlo Falciani e Antonio Natali.

Il tripudio creativo che ha avvolto l’Italia, scaturito tra il 400 e il 500, è stato tale per cui artisti di grande levatura crebbero in un cono d’ombra, travolti come furono da personalità eccelse come Leonardo, Michelangelo o Raffaello. Furono quindi ingiustamente offuscati, nomi comunque mitici come Giorgio Vasari, Bronzino, Benvenuto Cellini, Alessandro Allori, Santi di Tito, Giambologna, Michele di Ridolfo del Ghirlandaio, Gregorio Pagani,  Macchietti, Zuccari  Bartolomeo Ammannati, Andrea Boscoli,  Ludovico Cardi Cigoli, Rosso Fiorentino, Pietro Bernini.

Questo in scena ora  è l’ultimo atto  di una trilogia voluta a Palazzo Strozzi proprio con Carlo Falciani e Antonio Natali che la iniziarono con Bronzino nel 2010, cui segui  Pontormo e Rosso Fiorentino nel 2014 per chiudere ora con l’espressione di quel  momento  straordinario, scandito dalla Controriforma del Concilio di Trento e dalla figura di Francesco I de’ Medici, uno dei più vivaci  e colti Committenti  in Europa.

Un torso di una potenza folgorante, nonostante sia una copia da Michelangelo realizzata dall’Accademia delle Arti del Disegno accoglie i visitatori già attratti dalla sezione dedicata ai propri ritratti e alle stanza dell’Accademia stessa.

La mostra riprende i due capitoli precedenti esponendo nelle prime due  stanze opere di  Bronzino  e di Rosso che non fu possibile esporre in precedenza.

La terza sala è invece dedicata alla riprogettazione degli altari sui dictat della controriforma e ancora una  sala è dedicata ai ritratti dei notabili.

La storia si dipana sotto i nostri occhi. Francesco de’ Medici è  personalità poliedrica ma il carattere della controriforma emerge deciso. La mostra è molto ricca e altre 29 sedi in città le fanno da corollario a partire dall’Accademia delle Arti del Disegno per finire alla pinacoteca e al museo civico passando dalle Cappelle Medicee. 50 anni di storia, di filosofia, di pensiero politico e di arte grazie a pittori e scultori, ad artisti di un momento straordinario come Santi di Tito, Allori, Federico Zuccari, Jacopo da Empoli, Cavalori e molti altri, poco conosciuti dal grande pubblico ma di fondamentale importanza scorrono sotto i nostri occhi.

Così la Pietà di Luco di Andrea del Sarto e il Dio fluviale di Michelangelo ma anche un raro  confronto tra la Deposizione di Santa Felicita di Pontormo, la Deposizione dalla Croce di Volterra di Rosso Fiorentino e il Cristo deposto di Bronzino, che è tornato per la prima volta in Italia dopo il 1545 anno in cui  fu inviato in dono da Firenze a Besançon.

Una mostra che lascia a Firenze, all’Italia e al mondo un patrimonio artistico migliorato. 41 gli  artisti esposti con 70 opere, di cui 17 restaurate per l’occasione con un costo di più di 350 mila euro grazie a “Friends of Florence” e Banca Federico Del Vecchio.

La rassegna infine e stata l’occasione di collaborazioni a livello internazionale con musei e istituzioni del territorio ed è dell’arricchimento del patrimonio grazie da un’importante campagna di restauri.

Conferenze, visite  speciali per le scuole, come mai in precedenza accompagnano l’iniziativa.

Aperta tutti i  i giorni inclusi i festivi 10.00-20.00
Giovedì: 10.00-23.00
Info
Tel +39 055 2645155

La mostra è prodotta e organizzata da Fondazione Palazzo Strozzi con Arcidiocesi di Firenze

Direzione Centrale per l’Amministrazione del Fondo Edifici di Culto-Ministero dell’Interno
Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Firenze e per le province di Pistoia e Prato

Con il supporto di
Comune di Firenze
Camera di Commercio di Firenze
Associazione Partners Palazzo Strozzi
Regione Toscana
Con il contributo di
Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze
Main sponsor
Gruppo Unipol

(Foto di Tiziana Leopizzi)

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