“Gravity – Immaginare l’Universo dopo Einstein”: al MAXXI un tentativo di connubio tra Arte e Scienza

“Gravity – Immaginare l’Universo dopo Einstein”: al MAXXI un tentativo di connubio tra Arte e Scienza
(20_MAXXI_SaracenoAeroke+Cassini_photoCeciliaFiorenza_6528_6533, courtesy Fondazione MAXXI)

Gravity, con spirito scientifico, sperimenta – complice l’oscurità e la nostra sorpresa – un connubio non nuovo: la Scienza che ispira l’Arte, l’Arte che si scopre parte intima della Scienza. L’accoglienza lascia interdetti: benché avvertiti del buio totale che ci avvolgerà, il video a parete (“The Way Things Go”, di Peter Fischli e David Weiss), inizialmente ipnotizza con la sua successione concatenata di micro eventi, mentre gli altri visitatori sono ombre anonime che già si aggirano più avanti.

I reperti tecnologici, che esemplificano la storia della ricerca in astronomia prima, in astrofisica poi (una sfera armillare del XVII secolo, un cannocchiale, poi il modello di un interferometro laser e lo specchio del rilevatore di onde gravitazionali Virgo) sono affiancati alle installazioni artistiche più o meno spettacolari: della videoinstallazione s’è detto, meritano menzione anche il ragno tessitore e la camera della distorsione gravitazionale. Da provare anche il simulatore di materia oscura: cambiar forma a piacimento ad una galassia spirale non è esperienza facilmente ripetibile, mentre il pozzo gravitazionale (immaginate un grosso imbuto di legno – in realtà un iperboloide di rotazione – che ingoia lentamente, ma fatalmente, le palline lanciate a tutta velocità al suo imbocco) è senz’altro una “attrazione fatale” (sic) per bambini e adulti, anche qui ipnotizzati dalla corsa suicida delle biglie verso il buco nero al centro.

Nell’ambito più strettamente didattico i video documentari (con audio in italiano e sottotitoli in inglese) illuminano sprazzi di comprensione sul versante scientifico della mostra, raccontando della relatività, dell’evoluzione delle stelle e dell’universo, delle teorie cosmologiche.

Nell’insieme non mancano le suggestioni e gli spunti di riflessione, anche se l’approccio del visitatore non è facile. Viene a mancare un tessuto concettuale unico, un senso evidente della struttura della mostra, che sembra (forse per evitare la spettacolarizzazione in sé e per sé) lasciare un po’ troppo alla sensibilità e all’immaginazione del visitatore, preferendo alludere (e suggestionare) ai temi sia tecnico-scientifici che filosofici aperti dalla ricerca in astrofisica, a cominciare dalle scoperte più recenti (onde gravitazionali incluse). La presenza degli stewards nelle sale, pronti a spiegare i più importanti reperti tecnologici, aiuta, ma non risolve il gap di comprensione.

Il messaggio finale, di apertura mentale e di sovversione dei punti di vista consolidati (come in ogni Crisi – è il titolo della terza sezione –  che si rispetti) è affidato al simpatico video “The Great Silence” di Allora&Calzadilla, protagonisti un pappagallo e il radiotelescopio di Arecibo (immaginate voi il resto).

Gravity non delude, ma lascia perplessi. Anche se il livello e l’interesse dei singoli reperti, video o installazioni è comunque notevole, in alcuni casi eccezionale, anche se le suggestioni e gli spunti non mancano, non sfugge il pensiero che si poteva forse immaginare qualcosa di diverso, magari meno criptico, magari meno ispirato, ma comunque più chiaramente coerente: un tracciato, un percorso più comprensibile nella ricerca e nella comprensione dell’Universo, anche attraverso il suo riflesso nell’arte, con la stessa ricerca di senso che ispira la Scienza e provoca l’Arte.

Se andate al MAXXI, visitatela comunque con curiosità.

MAXXI, Museo Nazionale delle Arti del XXI Secolo, dal 2 Dicembre al 29 Aprile 2018.

ORARIO MUSEO
Dal Martedì al Venerdì: 11.00 – 19.00
sabato:11.00 – 22.00
Domenica: 11.00 – 19.00
Giorno di chiusura: Tutti i Lunedì, 25 Dicembre, 1 Maggio

La biglietteria chiude un’ora prima del museo.

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