Un architetto tra Londra e Genova

Un architetto tra Londra e Genova

Genova com’era
Genova com’era prima del 1870
Com’era prima delle devastazioni dei due  quartieri di  Ponticello e di Morcento ai primi del Novecento
Genova com’era fino al 1914 e come nel  1939
Genova com’era da bambino, Genova, Genova…

Un’impressionante mole di disegni a china ha visto finalmente la luce dopo undici anni dal concepimento del progetto. Massimo Migliarini, architetto sbarcato a Londra vent’anni fa, forse per nostalgia della sua città d’origine, forse per un’insopprimibile senso di onesta memoria o più semplicemente per amore, ha scelto di raccontarci Genova a modo suo. Un modo indubbiamente colto e raffinato ma soprattutto sorprendente. I suoi ricordi si srotolano fluidamente, la mano segue il filo dei ricordi che si sovrappongono alle tante testimonianze  e ai documenti raccolti.

Tutti gli ingredienti sfociano in questa lunga istantanea ricca di poesia, istantanea che nessuna macchina fotografica potrebbe fare. E ci ritroviamo  con lui, a sua volta a braccetto dei tanti figli di Albione, i suoi nuovi concittadini, che scelsero  questo lembo di terra non solo per soggiornarvi ma proprio per viverci. Ripercorriamo cosi con loro, passo passo le fasi della continua metamorfosi subìta dalla Città negli ultimi 150 anni, ricca di poesia e musica, ma anche sconcerto e sofferenza per le troppe insanabili  ferite inferte  non solo per gli atroci conflitti che hanno segnato il secolo breve, ma soprattutto per la miopia delle amministrazioni che si sono succedute.

Un’indagine che  ha richiesto anni e anni di ricerche che poi, grazie ad una mano indubbiamente felice, sono state poi fissate nero su bianco. Gli spazi pur ampi del MuMa fanno fatica a contenere tutti i lavori esposti, alcuni di notevoli dimensioni. Per fortuna altre due sezioni della mostra sono ospitate a Palazzo Ducale e a Palazzo Reale. I disegni ci circondano, sembra quasi ci sovrastino, siamo immersi in una Genova che non esiste più… com’era bella grazie e molto lo si deve alla committenza illuminata che per secoli strutturale alla città.

L’apertura di  via XX settembre, la demolizione di Morcento e Ponticello,  deciso allora per adeguare il tessuto urbano a quello di Parigi, una piazza De Ferrari in embrione, allora Piazza San Domenico. Oggetto dello sbancamento del colle  di Sant’Andrea diventò un carosello  per le necessità di una nuova viabilità, e qui vediamo i primi tram elettrici convivere serenamente con le carrozze a cavalli, gli omnibus.

Poi la Foce tra spiaggia e mare sui cui sovrastava, allora come ora la Chiesa di San Pietro, distrutto dai bombardamenti, all’apice di un viottolo con il recioto al centro, o Albaro, la campagna dell’aristocrazia genovese con le sue magnifiche ville. Veramente incredibile la passione e la costanza che  sottendono questa trasposizione su carta. Un fitto reticolo di segni  individua scorci, vedute e mappe impossibili ma nel complesso reali,  per soffermarsi in punti chiave come Via Garibaldi, concepita da Andrea Doria con il duplice scopo di tenere sotto controllo da una parte  l’aristocrazia evitando tra l’altro lottizzazioni selvagge per tutta la Città e dall’altra di farne la via più bella d’Europa.

In tutto questo un fitto andirivieni di colti stranieri,  respiro e linfa nuova che in certi casi creavano con le loro eccentricità stupore e scandalo. Non tutti però come Shelley che prediligeva  spazi privi  di arredi dove ricevere gli ospiti in costumi adamitici. E come lui altri illustri e appassionati viaggiatori attratti a quanto pare dalla luce particolare  che bagna la nostra Regione donandole un fascino irresistibile e un senso di meraviglia tanto più per chi  poi è costretto a vivere  quotidianamente nel grigio.

Una pacifica e colta  invasione quindi grazie a James Theodor Bent, Charles Edward Wright, Joseph Conrad, Joel Tayler Headley, Lady Blessington, Hugh mac Millan, John Evelin che nel suo diario ci parla profondamente ammirato del progetto di Strada Nuova concepito da Rubens,  Richard Lassel,  Montague,  Joseph Addison,  Tobias Smallet, William Cope Devereaux spende parole di elogio per le donne genovesi dai vestiti sobri ma eleganti ancora Byron a Villa Saluzzo, Mary Shelley con Leight Hunt, che parla di via Nuovissima, Louis Simond, che ci parta della famiglia Sauli a cui sobbiamo il ponte, alto 100 piedi, di Carignano, è in via Balbi la “tabacchiera dorata” a Villa Negroto, Dickens poco più in là a Villa Bagnarello ma anche a Villa delle Peschiere, la dimora principesca che domina la Città dalla collina su cui si inerpica Via Assarotti.

Queste le loro residenze in Città fissate dal certosino lavoro del nostro architetto. Ad una tale ampia panoramica, una sorta di abbraccio totale quello di Migliarini, non poteva certo sottrarsi  il porto.  Il punto d’osservazione è dai Magazzini del Cotone, costruiti peraltro con capitali inglesi,  e comprende Ponte Reale,  mai troppo rimpianto,  miracolosamente sopravvissuto ai bombardamenti ma non all’allora amministrazione.

“Quod non fecerunt barbari”… continuiamo la passeggiata con Dickens che indugia  raccontandoci del gioco delle bocce le cui regole lo strabiliavano perché  i giocatori disponevano solo di un terreno tutt’altro che liscio, le cui asperità erano tenute in conto e mettevano a dura prova i giocatori e sempre lo scrittore ci descrive la Foce collegata alla città grazie alla demolizione del promontorio che ne impediva l’accesso. Il viaggio prosegue poi, seguendo le tracce degli stranieri, in entrambe le Riviere a Camogli, come ad Alassio, Portofino con Castello Brown meta allora dei futuri proprietari, che seguirono  le tracce di Riccardo Cuor di Leone che in procinto di partire per la Crociata, preferì il mitico borgo a Genova, ma anche Bussana Vecchia o Savona.

Il tratto a china, deciso,  crea i riferimenti topografici che vanno al di là della mera realtà grazie al mondo magico del disegno che ha il dono di poter coniugare ricordo e realtà. L’effetto è straniante e cattura indubbiamente il visitatore. Luisa Dufour, responsabile del MuMa a cui si deve grazie ai soci promotori il sostegno dell’iniziativa, ha presentato la mostra sottolineando il grande amore di Migliarini per le sue Città, Genova certo ma anche per Londra dove attualmente vive. In fondo Genova e Londra  hanno la stessa bandiera… Tanto erano temuti e rispettati infatti  i Genovesi che gli Inglesi acquistarono dalla Repubblica di Genova  il diritto di  issare la Croce di San Giorgio  sulle loro navi. Tuttora è il vessillo  della Royal Navy e della Città di Londra.

Genova e Le Riviere di Sandro Migliarini
Racconti di viaggiatori britannici
La mostra è aperta fino al 14 gennaio è accompagnata da catalogo

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