Firenze stupefacente, sempre. Alla scoperta del Cenacolo del Fulignu

Firenze stupefacente, sempre. Alla scoperta del Cenacolo del Fulignu

In pieno centro a Firenze, ad un tiro di schioppo dalla Stazione di S.M. Novella, si  trova un’oasi di pace e di bellezza. Sono all’interno di uno dei tanti conventi, aperti nei secoli da diversi Ordini religiosi, di cui la città medicea è ricca. Sto parlando dell’ex-Convento delle Terziarie Francescane, oggi gestito dall’ASP Montedomini, che vanta al suo interno il Cenacolo del Fulignu di proprietà del MiBact e guidato dal Direttore Marco Mozzo.

Entriamo.

Lasciata alle spalle via Faenza, si apre una corte ricca di verde, e da qui si accede all’interno. Alle pareti ci guardano delicate e potenti, le sinopie degli affreschi che adornano la struttura, miracolosamente giunti fino a noi, e vedremo come.

Il complesso vide la luce all’inizio del Trecento ma fu ristrutturato intorno al 1430. Firenze visse un periodo di grande fulgore grazie all’enorme esplosione demografica dovuta alla crescita economica e sociale dei secoli d’oro. Tra le tante botteghe attive quella di Bicci di Lorenzo lavorava alacremente.

Si deve alle Terziarie Francescane tanta attenzione all’arte, ragione per cui oggi il Fuligno è ancora meta di tanti visitatori. Proprio le suore  commissionarono una “Ultima Cena”, la cui esecuzione fu affidata a Pietro Perugino, e a cui è effettivamente attribuita. Freschi della scoperta della prospettiva, la scena occupa la parete di fondo dell’ex-refettorio monumentale.

Di fronte a Gesù e agli Apostoli che gli fanno ala, Giuda isolato dà le spalle alla “platea”. È al di qua, al centro della tavola ad U le cui ali laterali “invadono” lo spazio della sala.

Un trompe l’oeil molto scenografico che dà vita ad una sorta di osmosi tra spazio reale e spazio rappresentato. L’iconografia e quella tradizionale, che verrà poi completamente rivoluzionata da Leonardo.

Ancora oggi è visibile un busto raffigurante Raffaello, cui nell’Ottocento  fu attribuita  la paternità. Il qui pro quo in effetti si può capire dato che il  Perugino fu suo maestro, e il pittore allora vantava ben 3 botteghe tra Fienze Roma e Perugia. Siamo solo all’inizio dell’iter che vide l’alternarsi di tante proprietà diverse.

All’epoca fu acquistato da Ginevra de’ Bardi che volle dare una degna sistemazione alle nobildonne, fanciulle provenienti dalla migliore società, richiamandole magari dall’esilio a cui in tanti casi le loro famiglie erano state condannate all’esilio per le lotte intestine che dilaniarono la Città.

La storia del Convento non è facile da leggere, addirittura infatti si arrivò a perderne le tracce. Fu riscoperto nel 1833. Diventato ormai  un laboratorio artigiano per la seta, le pareti totalmente imbiancate, grazie ai lavori di ripristino e alla conseguente caduta di un brano di intonaco, venne alla luce tanta bellezza.

Altri poi si susseguiranno alla sua guida. Ospitò prima il museo egizio nel 1855, nel 1871 il Museo Etrusco, poi 1894 la Collezione Feroni. Fu poi chiuso e riaperto come deposito per le opere d’arte danneggiate dalla tragica alluvione del ‘66.

Dopo 10 anni di attenti lavori di restauro, è stato riaperto e all’interno del Cenacolo, sono stati ricollocati altri affreschi, a testimonianza della diffusione del peruginismo in Toscana. Sono qui stati ricollocati anche alcuni affreschi di Bicci di Lorenzo (1430 circa) provenienti da altri locali dell’antico Convento del Fuligno e un Crocifisso ligneo di Benedetto da Maiano.

Grazie ad un concerto di volontà il Cenacolo  è stato riaperto al pubblico dopo un anno  e si riaprirà una volta definito il  nuovo calendario di visite previste nell’ambito dell’accordo di valorizzazione siglato tra il Polo museale della Toscana  e ASP Montedomini.

http://www.polomusealetoscana.beniculturali.it/

Firenze – Cenacolo del Fuligno
Cenacolo del Fuligno
Via Faenza 40, 50123 Firenze

(articolo e foto di Tiziana Leopizzi)

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