Biblioteca Casa dei Bimbi: se da un libro può nascere un mondo nuovo

Biblioteca Casa dei Bimbi: se da un libro può nascere un mondo nuovo

La Biblioteca “Casa dei Bimbi” è un modesto edificio bianco, che sorge in mezzo al parco di Via Libero Leonardi, zona Cinecittà est di Roma.

Dal 2002 non solo permette ai più piccoli l’accesso ai libri e al mondo della cultura, ma è polo di numerose attività e progetti.

Il tutto portato avanti con energia e dedizione da dipendenti comunali, volontari e dalla responsabile, all’anagrafe Giovanna Scatena, ma per tutti la “signora delle favole”.

Ciao Giovanna, cominciamo parlando de “L’isola delle fiabe”, un progetto che promuove l’ascolto e la lettura ad alta voce. Nel dettaglio di cosa stiamo parlando? Perché è così originale e perché dovrebbe essere importante?

L’isola delle fiabe nasce innanzitutto per far avvicinare i bambini alla biblioteca, inizialmente un posto più che altro per adulti. Io e una collega abbiamo quindi pensato di creare, all’interno della biblioteca, uno spazio che fosse più vicino alle esigenze dei bambini. Nel 1998 siamo partite letteralmente con niente dalla biblioteca “Rugantino” a Torre Spaccata. Sono andata personalmente dai vari negozianti della zona, ricevendo molte donazioni. Da una cucina in disuso abbiamo creato questo spazio dedicato alle fiabe e da quel momento molti bambini hanno iniziato a venire. Il primo anno ho incontrato circa 3000 bambini, di cui una parte tramite le scuole. Da subito è stato evidente che l’offerta di questo servizio ha avuto immediatamente una considerevole richiesta, ben oltre le nostre aspettative. Ciò significa che per promuovere la lettura non basta aprire le biblioteche: la biblioteca deve avere uno spazio speciale. L’isola delle fiabe è un luogo magico! Le pareti sono affrescate con pianeti e mondi fantastici; l’attività è quasi rituale, perché il bambino per essere tranquillo ha bisogno di sapere ciò che succede: all’inizio l’esercizio, poi la storia, infine la canzone. L’esercizio è di autostima poiché è importante piacere a se stessi, così sarà più facile piacere agli altri. Poi la lettura ad alta voce è fondamentale, molto diversa da una lettura personale: quando si legge in pubblico l’autostima sale molto e non si ha timore di confrontarsi con l’altro. Parlare in pubblico è una capacità che si deve imparare, ma una volta acquisita porta ad avere dei rapporti senza competizione, una consapevolezza maggiore verso ciò che ci circonda.

La biblioteca propone anche altre attività, progetti?

Certo, portiamo avanti anche laboratori di teatro, musica, inglese e dal 2009 lavoriamo con le donne in dolce attesa. Leggere a un bambino, fin dalla nascita, vuol dire educarlo all’ascolto, attitudine che è alla base delle società pacifiche. Solo quando si ascolta veramente si riesce a comprendere l’altro, si ha la possibilità del dialogo. Cassiodoro (politico e letterato del VI secolo d.C.) diceva che le biblioteche sono delle res pacis, luoghi di pace. Non certo per il silenzio, ma perché gli uomini che crescono amando la lettura sono uomini di pace. Hanno acquisito una consapevolezza che gli fa affrontare in modo diverso l’invidia, la gelosia, la competizione, le frustrazioni della vita. Un bambino consapevole oggi, sarà un cittadino migliore domani.

Quali sono invece i rapporti con l’esterno? Cosa significa “Casa dei Bimbi” per il quartiere che vi circonda?

Rispetto al quartiere la biblioteca svolge un ruolo fondamentale: diamo supporto alla genitorialità. Offriamo ai genitori un luogo dove portare i figli, che non sia il solito centro commerciale. Vengono qui e tornano a casa carichi di libri. La biblioteca crea una rete di relazioni, perché si entra in contatto con persone che non si sarebbero mai conosciute, facendo cose particolari. Con particolari intendo intime, perché si lavora sulle emozioni. I bambini attraverso la lettura imparano a riconoscere le emozioni, a cui bisogna essere educati. Un bambino triste che non sa cos’è la tristezza diventa arrabbiato e violento. Attraverso il libro puoi affrontare qualsiasi tipo di argomento, anche i più delicati, senza essere traumatizzante. Inoltre conoscendo le proprie emozioni le puoi trovare nell’altro e riconoscersi uguali, perché siamo certamente diversi, ma anche e soprattutto uguali. La biblioteca diventa quindi per molti una seconda casa, si crea un forte senso di appartenenza a un qualcosa che appartiene a tutti: questo è per me il fulcro del bene comune. Il senso d’appartenenza viene dal sentirsi accolti e la giusta accoglienza ci dovrebbe essere in tutti i servizi pubblici, solo così si trova il senso della cosa pubblica. Ogni singolo utente che è entrato qui si è sentito accolto, e a quel punto tu diventi parte del servizio. Si crea un Noi. E di questo penso che ci sia un gran bisogno nella società odierna.

Da queste poche battute traspare l’intento di portare la crescita del bambino verso una precisa direzione. Qual è il senso che questa crescita deve avere?

Si dice spesso che i bambini dovranno creare una società migliore, ma possono farlo solo se hanno dei riferimenti sani. Noi adulti siamo demandati a far uscire il meglio dai giovani, e lo facciamo attraverso la lettura. Perché un lettore si confronta con centinaia di altri pensieri, di altre persone. Con la lettura si ritrovano spesso i propri pensieri, ma qualcuno ha trovato le parole per metterli nero su bianco. Può capitare di non riuscirsi ad esprimere, specialmente da bambini, ma trovandoli già espressi, li si impara e si cresce. Se però ciascuno tiene per sé i risultati di questa crescita, non serve a niente. Quando si ha un talento, una conoscenza e la si condivide, perché si vuole che tutti scoprano ciò che si è capito, allora è in quel momento che ci si sente appagati e si trova il senso di ciò che si fa. Il senso di quello che facciamo lo ritroviamo in tutti quei ragazzi che sono passati di qua e hanno trovato qualcosa in questa condivisione, che l’hanno fatta fruttare nel dividerla con gli altri e nel loro modo consapevole di porsi al mondo.

Abbiamo cominciato chiacchierando su una biblioteca e siamo arrivati a qualcosa di molto più significativo: un mondo di persone, relazioni, di esperienze condivise, uno spazio di crescita e consapevolezza per se stessi, avendo sempre in mente la cura per l’altro. E allora diventa quasi doveroso partecipare e contribuire a questa straordinaria opportunità, affinché continui nel migliore dei modi e si diffonda in tutti i quartieri. Io il mio contributo lo sto dando con questo articolo, io fiero di essere stato uno dei bambini dell’Isola delle fiabe.

Antonio Mendicino

(foto di Antonio Mendicino)

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