“Ernesto il randagio”: da leggere con il cuore

“Ernesto il randagio”: da leggere con il cuore
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Ridendo e scherzando, settembre è arrivato e noi nemmeno ce ne siamo accorti. Per quanto tranquille o avventurose, rilassanti o stressanti (!) siano state le nostre vacanze, è necessario farsene una ragione: sono terminate, scappate e scivolate via dalle nostre dita con tanta arroganza e senza salutarci neanche troppo bene.

E se al ritorno a casa propria si ha a che fare con quella mole di impegni che a fine luglio ci si ripromette “di preoccuparsene poi a settembre”, c’è una conta spesso molto triste che viene fatta da tutti i volontari ENPA, ENCI e di qualsiasi canile sparso in tutta Italia: la conta dei cani abbandonati durante le ferie estive.

Siamo nel 2017 e anche solo doverne ancora parlare e scriverne ci dà un’idea di come la nostra razza umana non si sia affatto evoluta: perché possono essere compiute grandi gesta, ma fin quando un uomo (o presunto tale) prende il proprio cane che da sempre ha vissuto con lui e lo lascia in mezzo ad una strada, allora vuol dire che il nostro genere umano ha fatto pochissimi progressi e rimane la feccia del mondo.

Per fortuna però ci sono alcune storie che iniziano nella maniera più tragica possibile e che invece nel loro sviluppo portano a tante gioie e sorrisi: come la storia di Ernesto, un giovane cagnolone che abbandonato dalla sua famiglia racconta la sua esperienza di randagio.

E lo fa attraverso gli occhi e le parole del veterinario Gerardo Rossomando, che non solo gli ha ridato una casa e il calore di un affetto umano, ma ha deciso di raccontare il possibile percorso che il peloso ha attraversato nel tempo in cui si è ritrovato da solo.

Come all’improvviso si è scoperto libero, senza guinzaglio e improvvisamente in grado di potersi gestire gli spazi come voleva: correndo, camminando, saltellando. Come così di punto in bianco però si è ritrovato a doversi procurare il cibo da solo, ricavandolo dagli avanzi trovati nei cassonetti, dovendo fare attenzione a non farsi vedere e dovendo stare attento anche alle strade, che per lui sono state una novità assoluta in quanto libero da legami.

Così come può succedere ad un uomo o a una donna quando la vita inaspettatamente ti stravolge i piani, ti rimescola le carte e tu non puoi farci proprio nulla, devi accettare la situazione soprattutto quando non dipende da te, ma da decisioni altrui: così anche Ernesto si ritrova catapultato in una situazione della sua giovane vita, in cui si comincia a chiedere come mai i suoi padroni lo abbiano abbandonato e di conseguenza quale sia il vero rapporto che lui come cane ha creato con questi essere umani, capaci di una crudeltà simile.

Un romanzo scritto “a due mani e quattro zampe”, che ci permette di vedere l’abbandono come quella vera piaga sociale che è ancora oggi attraverso gli occhi di chi lo subisce, che non ne può assolutamente niente e lo deve accettare. Ernesto ha avuto la fortuna di trovare proprio Gerardo come nuovo papà, ma purtroppo non sono tutti così fortunati.

Una storia da leggere e rileggere, sapendo di aver sicuramente imparato qualcosa in più e sapendo inoltre di aver donato una buona parte dei ricavi dalla vendita del libro, a canili e rifugi sparsi in tutta Italia.

Rebecca Cauda

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