“Piranesi – La fabbrica dell’Utopia “, ovvero elogio della Roma Antica

“Piranesi – La fabbrica dell’Utopia “, ovvero elogio della Roma Antica
Piranesi - Tav. XIII - Il pozzo

Giovanni Battista Piranesi visse tra il 1720 ed il 1778, fu architetto e incisore. Sono gli anni (in Francia) che precedono la Rivoluzione Francese, il periodo dell’Illuminismo e della razionalità, e l’influsso delle nuove idee è evidente nel progetto quasi maniacale di questo architetto veneto.

Trapiantato a Roma e affascinato dalle antiche rovine emergenti dal tessuto urbano dell’epoca, Piranesi si applica con scrupolo e passione al rilievo dettagliato, alla ricostruzione e rimappatura dell’urbanistica antica (compreso il suo gran lavorio sulla “Forma Urbis”(1)) e soprattutto alla puntuale raffigurazione dell’eredità archeologica della Roma Antica. Testimone attento di quei fasti, saprà con la sua opera diffondere e alimentare quel fascino in tutta l’Europa contemporanea, da cui anche nascerà il fenomeno del Grand Tour, che vedrà artisti, intellettuali e le elités del tempo svolgere reverenti peregrinaggi in Italia, in cerca dell’Antico.

Affollata nelle sale del primo piano di Palazzo Braschi, la mostra è senz’altro generosa nell’esposizione: le duecento e più tra acquaforti(2) ed altre opere grafiche, provenienti in massima parte dalla Fondazione Giorgio Cini di Venezia e dal Gabinetto delle Stampe di Roma, sono stampate a pieno formato e riempiono senza soluzione di continuità pareti e pannelli espositivi. Una documentazione quasi fotografica di monumenti, palazzi, rovine e scorci che ci riportano fedelmente allo stato dei luoghi nel Settecento.

Nella lunga successione di sale, suddivise in sedici sezioni tematiche, sono esposte le tavole tratte dalle sue opere più importanti: le “Vedute di Roma”, i “Capricci”, le “Carceri”. Tutte rappresentano un paesaggio urbano maestoso, silenzioso, dove la vita e l’umanità del tempo lasciano pieno campo alle architetture solenni, antiche o contemporanee, reali o fantasiose. Completano l’esposizione una sezione fotografica dedicata alla Chiesa di Santa Maria del Priorato, di cui curò il restauro ed il nuovo disegno architettonico, ed una sala cosiddetta “immersiva” in cui la ricostruzione visiva in 3D (a cura della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa) permette di esplorare finalmente alcune delle fantasiose e inquietanti architetture delle “Carceri”.

La mostra offre effettivamente un compendio molto ampio e curato delle opere più rappresentative di questo eclettico artista, non disdegnando alcune pubblicazioni di soggetto “minore”, come le decorazioni di interni raccolte nelle “Diverse Maniere di adornare i Cammini” (del 1769) e nei “Vasi candelabri cippi sarcofagi tripodi…”, che pure ebbero grande successo ed influenza sull’architettura di interni del Settecento ed Ottocento.

Piranesi nelle sue stampe riesce a coniugare l’attenzione al massimo realismo e la fedeltà quasi filologica al vero, con la sensibilità e la capacità di trasmettere il fascino di quelle architetture, spesso grandioso e non di rado inquietante. Da qui, a ben vedere, nasce l’influenza che ebbe nei secoli successivi e fino ad oggi sugli artisti che a vario titolo e in diversi ambiti si ispirarono alla sua visione: da De Chirico a Escher, da Mario Sironi a Fritz Lang (“Metropolis”,  film del 1927), ricorrono quegli scenari architettonici così imponenti, incombenti, in cui la presenza umana – che pure crea quelle architetture, e le abita o le abitava – è trascurabile, residuale: quasi a dire che gli uomini passano (con le loro cure ed i loro affanni) mentre solo le “pietre” restano.

Un solo appunto, forse marginale: bello sarebbe stato, anche nello spirito dello stesso Piranesi, poter affiancare alle vedute e agli scorci dal vero, la loro collocazione urbanistica (della serie “Voi siete qui”), quasi riannodando un filo tra l’Antico e l’Oggi. E magari aiutando noi poveri cittadini frettolosi a riscoprire la curiosità e il fascino di ciò che ancora, nonostante tutto, ci circonda.

[1] Forma Urbis Severiana (anche Forma Urbis Romae, “Pianta marmorea severiana”, o Forma Urbis Marmorea): è una pianta della città di Roma antica incisa su lastre di marmo, risalente all’epoca di Settimio Severo. Realizzata tra il 203 e il 211, originariamente collocata in una delle aule del Tempio della Pace (o “Foro della Pace”). I frammenti oggi rinvenuti e catalogati si stima coprano circa il 10-15% della superficie totale

[2] Acquaforte: nome antico dell’acido nitrico, usato nella tecnica di incisione su lastre di rame o di acciaio dalle quali si traggono riproduzioni su carta, da cui anche il disegno (propriamente incisione all’a. ) ottenuto con la suddetta tecnica.

Da non perdere

Museo di Roma, Gallerie di Palazzo Braschi

In mostra dal 16 giugno al 15 ottobre 2017, aperto dal martedì alla domenica ore 10.00 – 19.00

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