Cross The Streets. 40 anni di Street Art e Writing in mostra al MACRO.

Cross The Streets. 40 anni di Street Art e Writing in mostra al MACRO.

Dallo scorso 7 maggio al prossimo 1° ottobre, presso l’avveniristica sede del MACRO Via Nizza di Roma, si può assistere alla mostra Cross The Streets. La mostra Cross the Streets è stata curata da Paulo Lucas von Vacano, ideata e prodotta da Drago, casa editrice internazionale di arte contemporanea, della quale von Vacano è publisher. L’iniziativa è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturaleSovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e Regione Lazio e ha visto la collaborazione di nufactory (promotore e ideatore di Outdoor Festival), del progetto ABC della Regione Lazio e dei servizi museali di Zètema Progetto Cultura. La mostra è inoltre patrocinata dal CONI.

La rivoluzione avviene quando la strada entra nel museo e il museo si trasferisce nella strada“, sono parole di Paulo von Vacano, che danno bene l’idea di quale sia stato lo scopo aurorale della mostra Cross The Streets. Essa assume i contorni da un lato di un documentario degli ultimi 40 anni, in cui quella sottocultura artistica della Street Art, del Writing, dei Graffiti e del Muralismo si è imposta come forma d’arte a tutti gli effetti degna al pari delle altre di entrare come soggetto-oggetto di una mostra museale. Dall’altro lato le parole di von Vacano sono nient’altro che quello che accade fattualmente al Macro quando si visita Cross The Streets. Il museo accoglie e ospita in sé la strada e contemporaneamente è il museo stesso a farsi Street. A questo fine giova particolarmente la struttura architettonica del museo del MACRO, esso stesso esperimento d’arte.

La prima sezione che abbiamo visitato è stata la sala “Street Art Stories”, dove si possono ammirare opere ed artisti che testimoniano la nascita e l’evoluzione del movimento della Street Art. Nella riproposizione di un ambiente simil-stradale, contrassegnato dalle strisce pedonali disegnate su di un pavimento che ricorda i marciapiedi di ogni città, si trova il Manifesto, un poster su muro dell’artista romano JB Rock.

JB Rock, Manifesto, 2017

La peculiarità della street art sta nella relazione che essa coltiva con l’ambiente che la circonda. Da questa attenzione al contesto nasce l’interesse anche per ciò che dell’ambiente metropolitano sfugge o ciò che di esso è più misero, solo un dettaglio. Anche i materiali della città vengono inglobati in questo modo di fare arte e recuperati. L’artista berlinese Tore Rinkveld, aka Evol, utilizza la pittura per dipingere direttamente su armadietti, fioriere in cemento e altri oggetti cittadini estremamente comuni, per trasformarli in quei palazzi, alti e grigi che siamo abituati a vedere nelle nostre città. Una tale opera ha lo scopo ulteriore di cambiare il nostro modo di percepire gli edifici che fanno parte dello sfondo metropolitano.

Evol, Arbeiter schliessfacher- Worker’s lockers

 

Lucamaleonte e Diamond occupano insieme con le loro opere un’intera parete. L’attività di Lucamaleonte iniziata nel 2001 lo ha portato ad essere ora uno degli street artist più affermato e di fama mondiale, il maestro dello stencil. Il suo stile e la sua tecnica lo hanno reso inconfondibile grazie all’utilizzazione di vernici per creare stencil multilivello con diversi strati di colore. Sempre dalla scena romana Diamond, dai graffiti alla street art si afferma come uno dei massimi esponenti della capitale. La donna che vediamo raffigurata mentre stringe tra le mani un teschio conferma i soggetti a volte inquietanti, turbolenti, cupi e visionari che caratterizzano la personalità dell’artista.

Diamond, Sorella Morte
Lucamaleonte, Mucchio di Fagiani

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Proseguendo il percorso si possono ammirare nomi celebri di quella corrente che è il pop-surrealism, contrassegnato da uno stile fantastico, fiabesco, favolistico come solo sanno essere le favole dei fratelli Grimm nelle loro versioni originali o ancora assurdo, esagerato, triste e cupo come solo sanno essere alcune ambientazioni di Tim Burton. Grandi nomi quelli che trovano spazio nelle “Street Art Stories”, parliamo di Ray Caesar, Mark Ryden, Marion Peck, Camille Rose Garcia, Kazuki Takamatsu, Yosuke Ueno fino ad arrivare ai toys di Ron English.

Kazuki Takamatsu, Get information from cats

La sezione “Writing a Roma” è interamente dedicata al Writing, nel duplice senso di delineare una storia del fenomeno tout court e una storia del suo insediarsi e svilupparsi nell’ambiente romano, diventato ormai punto di riferimento a livello mondiale. La prima mostra di writers newyorkesi al di fuori di Manhattan si svolse nel lontano 1979 nella galleria romana La Medusa. A partire dagli anni ’80 con un leggero ritardo rispetto allo scoppiare del fenomeno nel resto delle principali capitali europee, anche Roma inizia seppur con minore intensità, ma con più longevità la sua creazione artistica underground con Napal e Brus, Jon e Koma, Imos, il fotografo Valerio Polici e le crews TRV e Why Style. In questa sezione della mostra ci si confronta con la versalità dell’essere writer per quel che riguarda la varietà dei materiali che vengono utilizzati, bombolette areosol, fanzines, fotografie, ritagli di riviste, ma anche oggetti comuni.

Sono gli anni ’90 a segnare il passaggio dalla sperimentazione sui muri al writing su treni e metropolitane. Linea A, linea B e la tratta Ostia-Lido sono state coperte nel tempo di graffiti della prima generazione di writers romani. La cosa che però rende Roma speciale nel suo genere è che in nessun’altra città del mondo i treni passano da così tanti anni coperti di graffiti spesso stratificati uno sull’altro. C’è un sostanziale margine di come pericolosità in questo genere di attività; i writer sono costretti ad  intrufolarsi nel cuore della notte nei depositi di treni e metropolitane per svolgere i loro lavori al limite della legalità. Questo aspetto viene messo in luce nel corso della mostra attraverso video, testimonianze dirette e filmati che ritraggono writers all’opera.

L’ultima sezione è intitolata “Milestones” e racchiude le pietre miliari, ossia quegli eventi che hanno contribuito a fare della street art il movimento artistico che oggi si è guadagnato il suo posto nel dibattito culturale odierno. Parliamo di eventi come “Fuck you all”, Roma, 1998, presso il museo di arte contemporanea dell’Università La Sapienza; di fronte alla comunità underground riunita per l’occasione vennero esposte per la prima volta le foto di Glen Friedman. Studio 14, anno 2004, in un garage del centro storico fanno il loro ingresso in scena nuove forme d’arte come poster, collage, stencil, stickers. International Poster Art, 2005, un progetto a cura di Lucamaleonte e Sten Lex, una mail a cui spedire i propri lavori e delle mura di un centro sociale di San Lorenzo da riempire di poster: il risultato furono più di duecento pezzi da tutto il mondo. Izastikup, Milano, 2006, è un catalogo dei tre writers milanesi più influenti: The Don, Microbo  e Bo 130; 300 pagine di stickers da tutto il mondo e con ogni messaggio, al catalogo sono seguite sei mostre in tutta Europa. Infine il Festival Outdoor si svolge a Roma dal 2010 ad oggi, è considerato un evento riconosciuto, un catalizzatore di pubblico e soprattutto la testimonianza di una sensibilità artistica, che costituisce la conferma del ruolo della Street Art nel panorama socio-culturale.

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