THADEA | Intuito curiosità e determinazione, un mix vincente

THADEA | Intuito curiosità e  determinazione, un mix vincente

Acuto, curioso, preciso, determinato, paziente e innamorato dell’arte e della storia, Andrea Margaritelli, dopo aver salvato  il “Bambin Gesù delle Mani” dall’oblio che durava da ben 500 anni, ha accettato una nuova sfida con sé stesso. Quel prezioso brano si trova ora alla Fondazione Giordano a Villa Spinola a Torgiano, il braccio culturale del Gruppo Margaritelli.

Non è questa la sede per raccontare la storia dell’affresco commissionato da Papa Alessandro VI, Borgia, al Pinturicchio, comunque è lecito un breve accenno. L’intento del Pontefice era di celebrare così la sua storia personale, felicemente segnata dalla relazione con Giulia Farnese, donna di rara bellezza e prestigio, e madre dei suoi figli.

L’affresco fu poi in parte distrutto e il tutto  avvolto da un mistero impenetrabile, sul quale il nostro  curioso imprenditore, pur impegnato a tutto tondo nell’azienda di famiglia, riuscirà a far luce. Ora è il momento di sciogliere un altro interrogativo su cui la sua curiosità  si accese  fin dai tempi dell’Università, ma solo in tempi recenti è stato possibile venire a capo di questo muovo mistero.

Si presentò con due righe in uno dei libri della biblioteca di famiglia a villa Spinola, la casa della sua infanzia, di cui Andrea stava cercando di ricostruire la storia. Due righe, una notiziola che parla di una sua conterranea, Orsolina della Penna, appartenente alla più blasonata  aristocrazia perugina, amante di  Carlo V, che governava un impero su cui ” non tramontava mai il sole”. Sembra una fiaba ma non è.

Decide di approfondire la cosa. Si apre cosi una coltissima e complicata  caccia al tesoro dove “le mete” sono le notizie che riesce a procurarsi. La biblioteca di famiglia  non basta più, ma fortunatamente a portata di mano c’è l’Archivio di Perugia. Qui scopre che i primi abitanti di villa Spinola furono i Vincioli, e  un Vincioli appunto sposò Orsolina.

La notizia era praticamente evanescente, o forse come vedremo, artatamente celata e tale sarebbe rimasta tale se il nostro  non avesse in realtà un pallino particolare per i misteri.

Cercando informazioni sulla Villa che ospita oggi la Fondazione Giordano, scopre che il Cardinale Spinola, a cui l’edificio deve il nome, fu solo l’ultimo proprietario in ordine di tempo, prima di suo nonno. In precedenza la proprietà fu del “Cellini perugino”, tale Ruscetto, amico fraterno di Raffaello e prima ancora dei Vincioli, appartenenti alla nobiltà  perugina, e che il destino, o molto più probabilmente i genitori, scelsero come sposo di Orsolina  che… potrebbe allora aver abitato lì, a Villa Spinola. Le ombre cominciano a  prendere corpo.

Inizia cosi un certosino lavoro di ricerca all’Archivio di Perugia. All’interno trova una rivista spagnola che fa esplicito riferimento a Thadea quale figlia naturale di Carlo V e di Orsolina, che oltretutto rimane vedova giovanissima.

La giovane sposa aveva seguito il marito a Corte chiamato dall’Imperatore. Giovane e  bella  fu subito notata e voluta dall’uomo più potente del mondo. Dall’imperiale relazione nacque una bambina, Thadea.

La notizia della gravidanza non può trapelare e quindi la decisione di rientrare a Perugia, anche perché  la giovane vedova è imperiosamente richiamata dai fratelli. La bambina vede la luce a Bologna, durante il viaggio di ritorno, e sarà accudita tutta la vita dalla fedele nutrice Giovanna di Borgogna, che la seguirà anche nel convento a cui era ormai destinata.

Qui Andrea è costretto “a lasciarla” per anni perché tutta la  nuova generazione Margaritelli deve  prendere in mano il  testimone, dal padre e dagli zii, e non c’è tempo per niente altro che l’azienda. Ma la passione è forte e rubando il tempo che non ha, intuisce che c’è  un solo luogo, a cui portano comunque via via tutti gli indizi, che potrebbe custodire e svelare la soluzione che sta cercando: Simanca, l’archivio reale di Castiglia e d’Aragona.

L’obiettivo ora è quello di capire come aprirne le porte e cosa e dove cercare in quella che si presenta come una montagna di documenti. Ancora una volta spinto  dalla ricerca della verità e dalla convinzione di essere sulla strada giusta, dopo infiniti carteggi,  si decide ad andare di persona, accompagnato dal suo socio e amico, il catalano Aleix Oromi. Ha con sé il documento di una lettera, l’ultima supplica toccante rivolta da Thadea, ormai sola al mondo, al fratellastro Filippo II, il “controverso” sovrano, come lo delinea Margaritelli: Thadea chiede disperatamente la propria identità, peraltro segnata con il tatuaggio “IHS” voluto dall’imperatore stesso sul suo ginocchio destro.

Quella mattina di maggio, il tempo ritagliato caparbiamente, la ricerca è febbrile, gli orari dell’archivio tiranni e  l’urgenza di rientrare in azienda è  una condizio sine qua non… ma  il  fascicolo diligentemente conservato dal segretario di stato 500 anni prima  è li, al buio,  la  lettera originale in cima a… tutta la corrispondenza intercorsa tra Orsolina e l’Imperatore, e finalmente tutte le lettere scritte di pugno scorrono ora tra le mani di Andrea che tocca la storia di “Nostra figlia Thadea”.

Carlo, nonostante il suo immenso potere, non riuscirà a fare della figliola un’arma diplomatica, cosa che invece avvenne con l’altra sua figlia, Margarita che grazie al riconoscimento divenne poi Margarita d’Austria. Il suo disegno fu bruscamente interrotto dagli  zii Della Penna che la rapirono infatti adolescente dal convento e la obbligarono a sposare De Cuppis di Montefalco, appartenente ad un casato molto legato al Papa.  La nostra eroina trascorrerà la sua vita tra Piazza Navona e Montefalco. Filippo II infatti  non le risponderà  mai, ma lo farà invece Andrea grazie alla sua passione e alla sua determinazione e ad un libro che svelerà  tutti i dettagli  di questo puzzle  cosi pazientemente ricostruito.

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