MUDAS una perfetta sintesi tra arte natura e architettura

MUDAS una perfetta sintesi tra arte natura e architettura

La pianura si è ritagliata faticosamente una lingua tra le montagne a strapiombo e il mare.

Mare… no… è l’Atlantico, l’Oceano, la distesa d’acqua che collega i continenti. L’emozione è forte. Ha un che di primordiale la vista che abbraccia il golfo.

Così natura arte e architettura si fondono, e sì… confondono alla faccia di Hegel. L’arte fa capolino timidamente, per profondersi / dispiegarsi poi in tutta la sua potenza.

Tutto intorno parla il linguaggio della bellezza, dai banani con i caschetti a rovescio, i manghi, gli avocado dalle magnifiche foglie lanceolate, i maracuja, con mille variazioni sul tema, e ancora gli alberi come la jacaranda blu e i rossi flamboyant.

Un panorama primitivo, sembra quasi che qualcuno si sia dimenticata aperta la porta del paradiso… Cielo terra monti acqua.

Abbarbicato saldamente in vetta alla montagna che si butta a strapiombo nell’Oceano è il Mudas, il Museo d’arte contemporanea di Madeira.

Siamo in vetta, sopra Caletha, dove forse per motivi economici, ha visto la luce questa cattedrale nel deserto.

A poco a poco mi rendo conto che lo stupore è il mio fedele compagno di viaggio.

Il Mudas è un assurdo architettonico dell’ottimo progettista Paulo Davido, che risale al 1959, poi inaugurato nel 2004. Due stendardi lo segnalano, ma il visitatore è preso da un attimo di sconcerto. Il museo è infatti celato alla vista, naturalmente esiste, ma in realtà è sotto i nostri piedi e per accedervi occorre percorrere la copertura di questo contenitore composto da una serie di cubi di pietra faccia vista, che si susseguono, di altezze diverse e di dimensioni diverse.

Siamo sulla copertura, l’accesso al Mudas è dal tetto, perché la strada arriva in quota e poi attraverso spazi improbabili si accede all’ingresso. È tutt’un discendere, ma non si tratta delle bolge dantesche. Tutt’altro, le sale, ariose ospitano lavori ricchi di armonia e bellezza, tutti opera degli artisti portoghesi di cui il museo è custode.

Il nucleo iniziale si deve ad un manipolo composto da Joachim Rodrigo, Antonio Areal, Jose Escada, Helena Almeida, Artur Rosa, Manuel Baptista, Jorge Martins. Ora sono 400 le opere esposte e tra queste parecchie sono artefici gli artisti di Madeira, citiamo tra tutti Fernando Calhau, Barbara Assis Joao Vilhena.

Ottimo il livello, ottima la lettura scandita in ogni sezione: astrazione, non figurazione, figurazione, ritrattistica, paesaggio, per culminare nella strabiliante installazione di Joana Vasconcelos, il suo paesaggio fantastico, assolutamente coinvolgente, pareti e pavimento uniti da una catena di montagne fantastiche, fatte di… scotch da pacchi. Un’opera emblematica e inconfondibile che non può che appartenere al nostro momento storico.

A completare la magia, le prove di un gruppo di danza contemporanea di Lisbona che sta preparando lo spettacolo. Il vasto complesso architettonico che oltre al museo ospita mostre, spettacoli e ogni genere di servizi educativi, ha ottenuto nel 2012 la Alvar Aalto Medal ed è stato segnalato per il Premio Mies Van de Rohe European Contemporay Architecture.

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