Il principio dell’aiuto: aprire bene le orecchie

Il principio dell’aiuto: aprire bene le orecchie
fonte immagine: www.dancingpost.it

Immagino che molti di voi, cari lettori, abbiate almeno una volta nella vita indossato le vesti di colui che è corso in aiuto, che ha messo a disposizione il proprio tempo e le proprie risorse per qualcuno in difficoltà.

Credo sia una delle peculiarità più naturali che ogni essere umano possieda, quella sensibilità che tocca il proprio animo nel momento del bisogno di un nostro simile.

Empaticamente, è una circostanza più che appurata, l’atto di “sentire” il pathos di un’altra persona, e il conseguente gesto di agire per esso. Vero è, ahimè, che nell’odierno contesto sociale, si è verificata una distorsione di tale istinto, intrappolandolo nella prigione dell’indifferenza.

Nel disquisire tale argomento, che trovo notevolmente complesso con vari spunti da approfondire, questa volta mi soffermerei su uno specifico. Come aiutare chi è in difficoltà?

Indosserete i panni del grande saggio della montagna che suggerisce consigli su come vivere la vita in contrasto delle ansie e frustrazioni ?” Fai questo che è meglio, fai quest’altro, non fare questo, vedrai che, ecc”.

Ma credo che la cosa più difficile da fare viene spesso tralasciata. Ascoltare.

Avete mai ascoltato qualcuno in difficoltà?

Può essere banale come domanda, ma penso che essa richieda un enorme sforzo che non tutti compiono.

È l’arte di quietare; un’arte che in sé abbandona quel ronzio mentale che confonde e rimbomba le menti attuando una capacità di rallentare ed arguire i sensi senza pregiudizi.

Questa attitudine di pazientare nel momento di una condivisione faciliterà l’emergere di una trasmissione fluida di sensazioni.

Oltre a svolgere questo ruolo ed assimilare questa modalità, credo sia importante, inoltre, essere capaci di osservare l’altro e di intuire un altro aspetto fondamentale. La volontà.

La volontà di essere aiutato, l’accettazione che la persona ha di cogliere un sostegno e prenderlo come tale.

Se non vuole il tuo aiuto, lascialo in pace. Il primo principio dell’aiuto è il rispetto

Non si inizia nulla, non si motiva nessuno, ma si diventa servitori della passione di chi sogna di migliorarsi facendo un’unica cosa: stare zitto e ascoltare.”

L’unica cosa che si dovrebbe fare è di stabilire un legame di amicizia, di confidenzialità, e scoprire cosa desidera quella persona per sé stessa e come si immagina la sua vita a lungo termine.

Per quante nozioni e per tutti i quintali di considerazioni che potreste brillantemente elargire, l’unica che potrà davvero far breccia è la capacità di ascoltare, la capacità di accogliere la cosa più importante e delicata, ossia, quel sentimento di crescita e di rivalsa che è dentro di sé. È quella passione il fattore chiave.

Solo successivamente ci si pone alla ricerca delle conoscenze, dei metodi ed usi più idonei per ribaltare l’attuale stallo.

Nessuno al mondo può riuscire da solo

La persona con la volontà di risolvere il proprio dilemma potrebbe non avere la conoscenza. Ma la conoscenza è disponibile. Vi racconto una storia:

Ci fu un gruppo di ricercatori in viaggio in alcune zone aride del sud della Cina, dove la questione della coltivazione locale è stata costantemente un tarlo duro da risolvere. Arrivati in una delle zone in merito, osservarono, per l’appunto, la sterilità del terreno per mancanza di principi organici attivi atti alla fertilità e alla crescita di alcune specifiche piantagioni, principalmente riso ed ortaggi. Il governo cinese sino a quel momento, non seppe dare una risposta adeguata per le necessità delle popolazioni locali se non quella di inviare di continuo beni di prima necessità.

Questa volta, quel gruppo di ricercatori diede una svolta al consueto ordine delle cose. Invece di dire cosa fare, chiese cosa le persone del posto volevano; invece di suggerire come gestire i beni di prima necessità, si ascoltò i desideri e le passioni comuni su quello che loro volevano per migliorare la loro qualità della vita. Si posero in prima battuta con le orecchie aperte.

Ciò che captarono fu l’esigenza di possedere un’autonomia locale per quanto riguarda la produzione di cibo e acqua; poiché a volte le spedizioni dei beni potevano incombere a rallentamenti o altri disagi. Ricevuta questa informazioni, l’equipe a loro volta elaborarono un progetto, al tempo ancora in fase di sperimentazione, su una nuova tecnologia denominata Aeroponica.

Nella coltivazione ’aeroponica è concepita come tecnica di coltivazione in serra, in completa assenza di terreno. Le piante sono sostenute artificialmente e la loro sopravvivenza è garantita da sistemi di nebulizzazione di acqua arricchita da fertilizzanti minerali. I nutrienti, così nebulizzati, vengono assorbiti direttamente dall’apparato radicale della pianta.

Questo progetto fu accettato dal governo cinese che stanziò fondi per la sua realizzazione nell’immediato. Il successo di tale tecnica è stato esaltante da far risorgere speranze e positività. La popolazione locale, finalmente, ha ottenuto ciò di cui avevano bisogno.

Ottenere ciò di cui si ha bisogno dovrebbe correlarsi con ciò che desideriamo

Uso per l’appunto la parola “dovrebbe”, poiché in molteplici realtà esso viene considerato come “utopistico” , termine per il quale trovo di poca utilità nel vocabolario.

È bastato davvero poco per mutare in modo rilevante una area geopolitica accantonata, trasformandola in una visione propensa al futuro, un futuro che conserva in seno una buona dose di ottimismo.

Non si tratta di essere dei guru o degli scienziati per dare aiuto a chi si crede ne abbai bisogno, ma solo di applicare una antica ed umile logica emotiva: ascoltare chi ha bisogno e vuole essere ascoltato.

Ognuno di noi ha questa necessità, dall’alba dei tempi. Ed ognuno ha anche la capacità di udire aprendo bene le orecchie, ma soprattutto, aprendo bene il cuore.

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