L’arte negata in mostra ai Musei Capitolini

L’arte negata in mostra ai Musei Capitolini

Apre al pubblico il 2 giugno, in occasione dell’anniversario della Festa della Repubblica, la mostra  curata da Vega de Martini “La bellezza ritrovata. Arte negata e riconquistata in mostra”.

L’esposizione, è ospitata nelle sale terrene del Palazzo dei Conservatori dei Musei Capitolini di Roma ed ha come tema il recupero e la valorizzazione di quella parte del patrimonio artistico italiano che a causa di eventi naturali disastrosi, o per mano dell’uomo, è stato sottoposto a furti e danneggiamenti. L’evento vuole quindi mettere in rilievo l’impegno e l’attenzione da parte delle istituzioni nei confronti di quelle opere che per molto tempo non sono state accessibili al pubblico e molte volte accantonate in deposito e dimenticate.

L’esposizione si snoda in tre sale con tre relativi temi:

nella prima sala, dove sono presenti le opere recuperate in seguito a furti, si vuole sottolineare l’impegno costante del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale nelle operazioni di recupero e salvaguardia delle opere. I capolavori presenti in questa sezione appartengono al Museo Nazionale San Matteo di Pisa e sono stati recuperati nel 2014 dai Carabinieri del Nucleo Tutela patrimonio Culturale di Firenze, in seguito ad un’operazione di indagine iniziata nello stesso anno.

Le opere in questione, alle quali appartiene l’Addolorata di Quentin Metsys, erano state affidate ad un restauratore toscano che avrebbe dovuto risanarle dal loro precario stato di conservazione. Il restauratore ne aveva poi vendute alcune a commercianti di opere d’arte che hanno provveduto a smistarle in delle società di brokeraggio tra la Svizzera e la Francia.

Alcune di queste opere hanno viaggiato per l’Europa per qualche anno, altre sono rimaste in possesso del restauratore indagato fino al giorno del loro ritrovamento.

Nella seconda sezione si possono ammirare quelle opere che sono state salvate dalle zone terremotate dell’Italia centrale. Si tratta nello specifico di tre dipinti e una scultura lignea, tutti provenienti dalle Marche, nello specifico dalla rete dei Musei Sistini del Piceno e dalla Chiesa di Sant’Angelo Magno di Ascoli.

La terza sezione è quella più cospicua ed eterogenea ed è dedicata ai danni provocati dalle guerre. In questa sala si trovano soprattutto opere di tipo scultoreo in marmo, e manifatture in argento, bronzo e oro; capolavori appartenuti alla cattedrale di Benevento, devastata dagli Alleati nel settembre del 1943 insieme al resto del centro storico della città, con l’intenzione di fermare i tedeschi che stavano battendo in ritirata. Della chiesa alla fine dei bombardamenti non era rimasta che la facciata, i tesori sopravvissuti vennero messi in salvo e la cattedrale fu ricostruita.

Molti anni dopo, nel 1980, furono rinvenuti dei reperti ritenuti ormai perduti. Lastre marmoree, capitelli, frammenti di sculture e di colonne e tutti i leoni che facevano parte dei pulpiti del duomo, sono state ritrovate durante uno scavo archeologico in uno dei locali adiacenti alla cripta. Lì sono rimaste accantonate e dimenticate per oltre quarant’anni.

È possibile visitare la mostra tutti i giorni, dalle 9.30 alle 19.30, fino al 26 novembre 2017.

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