La bottega d’arte a Palazzo Corsini

La bottega d’arte a Palazzo Corsini

Bellezza, arte, natura e mani d’oro. In una cornice straordinaria, i giardini all’italiana di Palazzo Corsini a Porta al Prato a Firenze, si è appena conclusa Artigianato e Palazzo, la manifestazione, ormai alla XXIII edizione, ideata e fortemente voluta da Giorgiana Corsini. L’appuntamento gode di prestigiosissimi Patrocini oltre alla Medaglia del Presidente della Repubblica ed il benvenuto a catalogo quest’anno è del Ministro Franceschini.

Ora sembra quasi normale parlare dei valori dell’artigianato, ma quando la manifestazione è stata lanciata, più di vent’anni fa, il messaggio suonava quasi scandaloso.

Anno dopo anno l’appuntamento ha contribuito a costruire quel cambiamento di paradigma indispensabile a riscattare l’artigianato, antesignano del “made in Italy”, dall’indifferenza se non addirittura da una sorta di fastidio che generava il solo nominarlo.

Non c’è bisogno di scomodare gli storici dell’arte per essere consapevoli che i nostri predecessori, parlo degli artisti che hanno reso unico al mondo il nostro Paese erano in realtà maestri che univano mano, mente e spirito.

A bottega ricevevano papi, principi, imperatori e via via chiunque desiderasse vivere con l’arte o molto più frequentemente usarla a scopi di immagine si direbbe oggi, o di comunicazione, a partire da quella politica. Il sapere e il saper fare erano comunque tutt’uno.

L’avvento poi di rivoluzioni culturali nel campo dell’arte, o forse come dice Gombrich, il dover in qualche modo reinventarsi dopo le vette sublimi raggiunte dalla ventata ineguagliabile e ineguagliata del Rinascimento, ha spinto via via gli Artisti, uno per tutti Duchamp, che comunque alla fine della sua vita dipingeva fiori, a “specializzarsi”.

La figura dell’artista da maestro ” a tutto tondo”, ha perso pezzi di umanesimo, di scienza, di storia, di musica, di architettura per arrivare ad essere quasi infastidito dal ricevere incarichi su commissione, buttando alle ortiche due o tre millenni di civiltà. Pochi gli eredi della tradizione tra cui mi piace ricordare Fausto Melotti, ingegnere musicista e sublime artista, Lucio Fontana che per anni ne ha condiviso lo studio, o Bruno Munari, Giorgio Faletti, tutti geni poliedrici.

Questo è il Paese che ha dato al mondo un numero infinito di capolavori, che sono sopravvissuti a cataclismi e guerre totali e anche in qualche caso alle speculazioni edilizie della fine del secondo millennio. Tante realtà sono ormai comunque nascoste e dimenticate , e lo saranno sempre di più se fin dalla scuola ne viene misconosciuto il valore. Cito la riforma masochista che nel 2008 ha sancito la chiusura di 20 istituti statali d’arte, ma non solo questi, che sfornavano circa 25000 diciottenni ogni anno pronti ad immettersi a ragion veduta nel mondo del lavoro: eccellenze come l’ISA di Porta Romana, Monza, Chiavari, Fermo per citare i primi che mi vengono in mente. Inoltre ora imprese e artigiani sono impossibilitati a travasare i loro saperi ai giovani non potendo permettersi il lusso di assumere anche una sola persona, a cui dovrebbero poi giustamente fare scuola. Onore al merito quindi ad Artigianato e Palazzo che è un evento molto amato e ogni anno aggiunge qualcosa di particolare che rinfresca l’attenzione mantenendo “sicurezze” ormai note, da Paolo Penko all’Officina Profumo Farmaceutica di S.Maria Novella che ha doppiato i 400 anni, e per venire più vicino a noi Cecilia Falciai per la scajola, Lastrucci per i mosaici, Mazzanti per le piume, o l’Arco azzurro che ricongiunge l’artigianato all’arte o ancora Alessandro Nannini.

Arricchiscono la manifestazione tanti premi e incentivi dedicati, grazie alla fondazione CR di Firenze e alla banca di Firenze.

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