Tempo di Libri: una scommessa vinta per Milano (e per la cultura)

Tempo di Libri: una scommessa vinta per Milano (e per la cultura)

Siamo andati a visitare Tempo di Libri, la fiera del libro a Milano appena conclusa. Com’è andata? Leggete la nostra recensione.

E così, nonostante i dubbi e le perplessità di tutti coloro che non ritenevano corretto (o possibile) la realizzazione di una Fiera del Libro a Milano, a ridosso (manca poco meno di un mese) del leggendario Salone del Libro Torinese, Tempo di Libri ha aperto i battenti lo scorso mercoledì riscuotendo un buon successo.

Facilmente raggiungibile con i mezzi di trasporto, dotata di tutte le comodità necessarie al buon svolgimento di un evento che attrae migliaia di persone al giorno, Tempo di Libri, nei suoi cinque giorni di apertura, è riuscita a conquistare il gradimento di coloro che in questi giorni hanno varcato le sue porte, perdendosi tra le centinaia di stand e le migliaia di libri esposti, in quello che può facilmente essere definito un “paradiso” per i lettori.

Sin dal primo sguardo alla piantina e alla lista delle case editrici presenti ci si è resi conto di come siano state rappresentate parecchie delle case editrici presenti: accanto ai grandi nomi come Rizzoli, Mondadori o Editrice Vaticana infatti, i due padiglioni che sono stati occupati da Tempo di Libri erano costellati da case editrici più piccole e meno conosciute, che avevano in bella vista i loro più bei prodotti, altrettanto valevoli di uno sguardo (o di un acquisto!). Una buona occasione per far comprendere anche ai meno attenti o a coloro che leggono distrattamente senza magari chiedersi quale sia la casa editrice che ha prodotto quel libro, che in Italia seppur la maggior parte degli autori più letti siano in mano ai grandi editori, ci sono un’infinità di piccoli editori che spesso producono i debutti di quelli che saranno poi alcuni degli autori più letti.

Ma Tempo di Libri non è stato solo questo.“Qui non troverete tante presentazioni di libri quanto piuttosto incontri con autori, giornalisti, professionisti, scienziati, autori che parlano di altri autori” aveva dichiarato Renata Gorgoni, presidente de La Fabbrica del Libro, e possiamo confermare che per quanto abbiamo vissuto noi la fiera, l’obiettivo è stato raggiunto.

Anche l’eterogeneità degli incontri è qualcosa che vale la pena sottolineare: nella stessa giornata, a distanza di poche ore si è passati dall’incontro dedicato agli addetti ai lavori, ad incontri più leggeri quali showcooking con chef rinomati passando per sale piene di ragazzini attenti e interessati al racconto (in inglese) di come è nato un libro che probabilmente è stato loro presentato sui banchi di scuola da qualche docente attento alle problematiche dei ragazzi.

Una fiera che si è portata a casa i suoi risultati, che ha soddisfatto i visitatori (e speriamo anche gli organizzatori) e che speriamo vivamente che venga riproposta il prossimo anno. Nel frattempo proveremo a partecipare anche alla fiera di Torino, per valutarne differenze e similarità, e per comprendere meglio quali siano stati i punti di forza dell’una e dell’altra.

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