Charlotte Salomon. Quando la Vita è più forte della morte

Charlotte Salomon. Quando la Vita è più forte della morte

Vita? O Teatro? di Charlotte Salomon è un’opera complessa perché è il disperato tentativo di mettere un’intera esistenza in tratti, colori, musica, dialoghi. Addentrarsi in questo lavoro significa sentire sulla pelle la gioia e il dolore, la felicità e il terrore, la speranza e la tragedia di Charlotte.

Guardando queste opere si entra immediatamente in un’altra dimensione, come aprire un lembo di un cuore lontano che palpita ancora. L’Olocausto esaspera e concentra la dimensione spazio-temporale, rendendo ancora più potenti i frammenti di vita vissuti.

Come scrisse David Foenkinos, Charlotte ha imparato a leggere il suo nome su una tomba. Il destino della Salomon era infatti segnato ancora prima che nascesse, nei tanti suicidi di cui verrà a conoscenza e che rimangono nel suo sangue come un marchio indelebile: la zia Charlotte, sorella della madre, si è uccisa a soli diciotto anni; il suicidio della bisnonna, che per otto anni ha instancabilmente tentato di eludere la sorveglianza per porre fine alla sua esistenza, con il figlio la sorella e il marito della stessa bisnonna a porre fine tragicamente alla propria vita; la stessa madre di Charlotte, quando lei era ancora una bambina di nove anni; per arrivare alla nonna, che si getterà dalla finestra. Un salto nel vuoto, uno schianto, rivissuto nelle pennellate costellate da domande

Le domande che l’artista svuota in questi dipinti prodotti tra il 1941 e il 1942 sono anche le nostre, riguardano il senso profondo di quanto ci accade, il significato di noi stessi, di ciò che scegliamo e di ciò che ci sceglie.

Quattro mura in una pensione per riportare a galla gli avvenimenti privati e storici, come in un flusso di coscienza a colori leggeri o cupi, a tratti ben delineati o accennati. La dovizia di particolari iniziale cede il passo a una urgenza, con le figure a divenire sempre più imperfette e sempre più vere.

La vita e la morte si intrecciano, il capire e l’amare la vita attraverso la comprensione della morte.

Settecentosessantanove riproduzioni, gouaches, che si forzano di dare un futuro a ciò che nel presente sembra non averne. Ad accompagnare questa via crucis, ecco le indicazioni delle musiche da ascoltare, alcune significative dell’ascesa al potere del nazismo, altre amate e cantate da Charlotte mentre era intenta a riviversi: da Bach all’inno nazista, da Gluck a Mahler, dalle canzoni popolari tedesche a Schubert.

C’è spazio per l’amore, per gli affetti, per il desiderio di felicità, per la sofferenza, per la paura.

Sarà difficile non perdersi in questo mescolarsi di giallo, blu e rosso. Sarà difficile non ritornare sui propri passi per rivedere un dettaglio, per rileggere una frase. Una mostra da guardare soli per poter essere goduta poiché è veramente complesso l’allestimento di uno storytelling visivo così importante.

Ogni pennellata ha un peso, ogni frase e pensiero andrebbero letti e soppesati, non basterà il tempo per riuscire ad afferrare la semplicità e la complessità di una donna che ha reso possibile un miracolo: condensare il vissuto dei propri giorni in una valigia.

«E, come è accaduto per tutti in questa epoca, nessuno essendo in grado di ascoltare l’altro e tutti mettendosi a parlare di se stessi, è sorto in questa persona (Charlotte Salomon parla di se stessa), allo stesso tempo segnata dal dolore e appena al di sopra della mischia, un sentimento di grande impotenza alla vista di tutti questi esseri che tentano di aggrapparsi al ramo più piccolo, mentre infuria la più terribile delle tempeste», scrive Charlotte. Quanto è grande la verità racchiusa in questo pensiero. Non è forse la nostra intera esistenza ad essere sospesa tra la Vita e il Teatro?

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