MARZIA RATTI E AMEDEO LIA | L’arte e l’immortalità. Poker d’assi!

MARZIA RATTI E AMEDEO LIA | L’arte e  l’immortalità. Poker d’assi!

1943. L’ 8 settembre lo coglie incastrato al nord, giovanissimo ingegnere, vittima del secondo conflitto mondiale, assurdo e sconvolgente, che a soli 22 anni dalla fine del precedente devastò l’Europa e intere generazioni di giovani e fece scempio dell’Italia. Diserterà, se si può chiamare diserzione la decisione di non seguire chi decise di lasciare il Paese allo sbando, causando di fatto una guerra civile. Mi sta particolarmente a cuore parlare di Amedeo Lia perché, al di là dei suoi fulgidi meriti, è stato ufficiale come mio padre che ragazzino allora, più giovane di lui di 8 anni, come lui fu vittima di quei tempi feroci imposti da una grandiosa pazzia collettiva.

Aveva 30 anni il tenente Lia nel ’43 e decise di guardarsi intorno e ricominciare. Forte di un intelligenza e di una curiosità fuori dal comune, una laurea in ingegneria che seguiva ad un liceo con la riforma Gentile che prevedeva di portare TUTTI gli anni del Liceo alla Maturità, un’esperienza estrema sulle navi da guerra, furono le formidabili frecce del suo arco. Scoccò la prima e fece centro! Brevettò un progetto di ricerca mirato a realizzare uno strumento che permettesse la bonifica del mare infestato dagli ordigni bellici. Fu la sua fortuna. Il seguito, frutto di una vita di indefesso lavoro, è qui sotto i nostri occhi. Il filo conduttore: impresa e amore per arte e arte motore d’impresa.

Passò la vita a viaggiare, aveva interessi in ogni parte del mondo, tanto che coniò un suo motto che divenne famoso “quando dormo guadagno “. Ad ogni viaggio dedicava però una giornata alla sua passione. Collezionare storia. Si perché è la storia che si vive attraverso le sue opere d’arte al Museo LIA, e non poteva essere diversamente date le radici del suo artefice ben salde nell’enciclopedismo.

museo lia

Chi mi parla cosi, quasi ancora soggiogata dal grande carisma di quest’uomo, è Marzia Ratti, oggi direttore del CaMec di Spezia ma in realtà anima di questa impresa titanica, che con la pacatezza che la distingue, mi racconta la sua personale storia, che è tutt’uno con quella del Museo, e che vide l’avverarsi del sogno di qualsiasi studioso, studiare e recuperare alla collettività una tesoro inedito : “L’ingegnere era molto umano, molto intelligente, ma anche molto simpatico. Il suo primo interesse fu per l’Ottocento, ma molto presto il suo panorama si ampliò… trovò dei disegni di Renoir, e forse di lì imposto la collezione sulla bellezza, al di là di qualsivoglia limite”.

Supportato da una solida cultura classica, arrivò a capire l’importanza del Medio Evo prima della codificazione degli addetti ai lavori, tanto che comprò i ” primitivi” quando Previtali non li aveva ancora “scoperti” e tanto meno istituzionalizzati.

Dai marmi dell’antica Roma ai dipinti su tavola, ai cristalli di Limonges, ai bronzi di sofisticata maestria, avori di spettacolare fattura, codici miniati, vetri, terracotte, dipinti, acquerelli, disegni, miniature, preda di una curiosità onnivora, e ancora nomi che fanno trenare i polsi, Tiziano, Lorenzetti, Guardi, Laurana, l’architetto di Urbino presente con una rara testa, Lucas Cranach il Vecchio… “il nostro ingegnere sembrava non darsi mai pace”.

Grazie al vivido racconto della dott.ssa Ratti, ripercorriamo i primi passi di questa esaltante avventura che tuttora dura e che la gratificò a tal punto da affermare di aver ormai esaurito, con il lieto fine della prima parte, tutti i sogni nel suo cassetto. Ascoltarla, così preparata, motivata e gentile, è un privilegio.

Siamo nel 1994. Il sindaco Rosaia, che era stato contattato da Lia in merito al suo desiderio di donare la collezione, chiede a lei, giovane brillante laureata in Museologia, di verificare la cosa. Effettuò il primo sopralluogo a casa dell’ingegnere. Qui era custodita tutta la collezione e… cadde quasi vittima della sindrome di Stendhal, tanto rimase colpita dalla quantità, dalla qualità e dalla varietà delle opere che vide allora per la prima volta.

Studiosa ed appassionata del suo lavoro, si rese immediatamente conto del valore e al contempo del lavoro immane che il progetto di emersione e di visibilità per renderlo pubblico, avrebbe richiesto. Si precipitò dal Sindaco che aspettava il suo responso. “A parte l’indubbio valore intrinseco – continua – la collezione, unica in Liguria, comprendendo anche Medio Evo e Rinascimento, avrebbe colmato il vuoto che esisteva tra l’archeologia e il ‘600. Il Sindaco intuì l’enorme potenziale per la Città. In sostanza dal 1994 ad oggi Spezia, cogliendo quell’incredibile opportunità, da un unico museo negletto fu in grado di dotarsi di ben 6 musei, riscoprendo la propria anima culturale e il conseguente volano economico. Tutto ciò grazie all’incontro tra un ingegnere e un medico, in possesso però degli stessi parametri culturali.

Lia aveva 82 anni quando “toccò con mano” la possibilità di concretizzare il sogno che darà senso e luce alla sua vita. Lucio Rosaia, cardiologo, persona illuminata e fortunatamente il Sindaco, accettò la sfida, che sembrava un’utopia e che fu vinta poi felicemente, non certo facilmente.

L’impresa, che aveva dell’impossibile data la tempistica imposta, vedremo fra poco perché, fu affidata a Marzia Ratti per la parte museologica-museografica, all’architetto Cesarina Zanetti col marito Antonio Leone per la parte architettonica, la parte ingegneristica fu compito invece dell’ing. Franca Farina. Tutti insieme formarono una squadra affiatata, coesa direi.

Lia aveva infatti offerto si la sua collezione a Spezia, città che lo aveva accolto e a cui infatti era particolarmente grato ma, data la sua veneranda età, Spezia in cambio doveva impegnarsi a realizzare il museo entro una scadenza precisa: due anni, pena la perdita del cospicuo lascito.

Il luogo era stato individuato, il convento dei Frati di San Francesco da Paola, risalente al ‘600 e situato in pieno centro, ma tutto il resto, dall’adeguamento dello spazio allo studio scientifico dei contenuti, era in mente dei e la burocrazia sottesa a tutto ciò immane… ci voleva l’equivalente di un miracolo… e il team guidato da Marzia Ratti, estremamente motivato, iniziò il suo coraggioso cammino. La volontà, anzi, le volontà c’erano e per fortuna convergevano tutte verso questa meta.

Ostacoli all’ordine del giorno… ma anche aiuti preziosi. Uno dei più significativi per il buon fine dell’iniziativa venne dall’allora Sovrintendente Maria Giovanna Terminiello, un altro fondamentale dal Generale dei Carabinieri di Roma della Tutela Patrimonio Culturale, ci tiene a sottolineare la Dottoressa. Presero a cuore il progetto e salirono a bordo della navicella pilotata da Marzia Ratti. Fondamentale il loro apporto per portare a buon fine l’iter della cosiddetta bonifica della collezione, un’altra bonifica questa, se pur ben diversa da quella del mare realizzata in gioventù, e che si rese indispensabile dovendo essere aperta al pubblico e quindi ogni pezzo doveva essere ineccepibile, sotto ogni punto di vista.

Ansie, stress, momenti di crescita e di fermo macchine, passione e professionalità furono i compagni di viaggio. Il momento in cui si intravide la meta fu impagabile così come la soddisfazione professionale del giovane direttore che coronò il suo successo personale con il riconoscimento ottenuto a Lubiana, siamo nel 1999, di miglior Museo dell’anno. Il Museo Amedeo Lia si aprì nel 1996 e l’ingegnere ebbe modo di goderselo per altri 15 anni. Scomparve a 99 anni, ma forse no. Anzi direi che è una presenza più viva che mai, tanto più ora in vista dell’imminente anniversario.

A giorni il Museo Lia si appresta infatti a doppiare la boa dei vent’anni e venti capolavori da tutto il mondo convergeranno su Spezia per festeggiare l’importante anniversario di questo piccolo grande miracolo di cui tutti noi ora godiamo grazie ad un ingegnere molto curioso, un lungimirante sindaco allora che ne intuì il potenziale per la Città, l’attuale sindaco Federici che con felice decisione ha raccolto il prezioso testimone, un Direttore capace e motivato, uniti tutti dalla passione e dalla consapevolezza del valore dell’arte. Il tempo è volato. Prendendo congedo dalla Dottoressa, ora come allora una motivatissima, ci rivedremo qui al MUSEO il 24 marzo, per questo imperdibile anniversario.

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