‘Fratelli di Crozza’, il Crozza s’è (ri)desto

‘Fratelli di Crozza’, il Crozza s’è (ri)desto
(fonte immagine: www.notizie.it)

Crozziani, crozzisti, crozzofili, crozzofagi (si, anche voi): gioite! Gioite perché Egli è tornato! È tornato ed ha fatto quello che meglio gli riesce: ridere e far riflettere. È partita ieri, col botto, la nuova creatura del comico genovese, di stanza sul canale ‘Nove’: Fratelli di Crozza.

Annunciato da un forte tam-tam, soprattutto su web e social network (dove una serie di spot hanno visto Crozza nelle vesti di un coach che parla a tutte le sue molteplici maschere ed imitazioni, e cerca di  galvanizzarle per la nova avventura), il nuovo programma non ha deluso le aspettative, né del pubblico, né della neonata rete.

Mesi fa, parlando da questa testata dell’addio allora imminente di Crozza a La7, facevamo notare  come, in vista della separazione in realtà già sancita a giugno 2016, il mattatore  sembrasse navigare a vista, con il ‘freno a mano tirato’, in attesa del nuovo progetto; perché dai grandi ci si attendono sempre cose (altrettanto) grandi.

L’esordio sull’emittente del gruppo Discovery è stato scoppiettante, ed inutile dirlo, esilarante. Se da un lato l’impianto del programma è stato praticamente mutuato da quanto pensato, limato, decantato,  rodato, ‘barricato’ in dieci anni sulla rete di Urbano Cairo, i contenuti della prima puntata sono stati nuovi, come i personaggi e le imitazioni proposte, quasi completamente inedite.

D’accordo: già visti e rivisti  il palco, l’enorme videowall alle spalle del mattatore, gli immancabili Andrea Zalone e Silvano Belfiore Band, e la compagnia di giovani attori che da tempo fa da ‘spalla’ a Crozza (all’interno della quale si è rivista quella Eleonora Giovanardi ‘prestata’, nell’ultimo anno, al grande schermo,  con il successo, tra gli altri, dell’ultimo film di Checco Zalone). Ma per il resto, i contenuti, ed il ‘taglio’ particolare della satira, hanno visto profonde novità.

Apertura di puntata con il primo monologo di Crozza, che ironizza (cosa peraltro già fatta negli spot di lancio del programma) sull’anonimato che caratterizza il Canale ‘Nove’, sui ‘particolari’ format trasmessi (‘sono l‘unico a comparire vestito’ sentenzia) e sul fatto di essere su quelle frequenze per Soldi . Sì, Soldi proprio con quella esse maiuscola che fa capire che trattasi di Marinella Soldi, a.d. di Discovery, autrice dell’impegnativa campagna acquisti di volti noti messa in campo da ‘Nove’ e nota alle cronache per essersi resa protagonista del ‘Gran Rifiuto’ recapitato a Renzi, che mesi fa l’avrebbe voluta, con ruoli di grande responsabilità, in Rai.

Rotto il ghiaccio, si comincia con la grande specialità di casa Crozza: le imitazioni. Apre le danze un esilarante Antonino Cannavacciuolo, protagonista del parodistico Giunte da Incubo, impegnato a metter ordine nella convulsa giunta Raggi e capace di  addomesticare nientepopodimenoche Beppe Grillo.

Segue la versione comica di Dalla vostra parte, con una perfetta e già oliata imitazione di Belpietro, impegnato ad aizzare piazze indignate contro i malcapitati ospiti in studio. Alla caricatura del giornalismo ‘di destra’ fa il paio il terzo sketch, che propone un ‘sinistro’ Maurizio Mannoni preso in giro per l’indolenza (‘scazzo’ pare brutto?) con la quale conduce il suo programma di tarda notte su Rai3. Chiude un torrenziale Emiliano, col dente avvelenato verso Renzi e pronto a dargli battaglia al prossimo congresso PD.

Nel contesto, dicevamo, imitazioni sostanzialmente tutte nuove (eccetto l’evergreen Grillo), studiate e affinate, a riprova del fatto che i due mesi trascorsi dall’addio a La7 sono stati tempo più che sufficiente per Crozza e la sua nutrita e collaudata squadra di autori, per sperimentare e sviluppare idee e contenuti.

Sicuramente, i crozziani della prima ora avranno potuto notare delle sfumature nell’impostazione del programma: in primo luogo, che la prima satira ‘discoveriana’ di Crozza  ha guardato relativamente alla politica (sicuramente presente, ma non ‘unica protagonista’ ) e più alla televisione, con tre quarti degli sketch dedicati a caricature di programmi televisivi e sole due delle sette imitazioni proposte, riguardanti politici. Fosse stato ancora a La7, rapporti e proporzioni sarebbero stati quantomeno rovesciati. Crediamo che ciò sia dovuto al fatto che Crozza, dopo anni di onorata carriera, conosca il mezzo televisivo come pochi e stia cercando di categorizzare ed ‘annusare’ il pubblico del suo nuovo programma; perché se a La7 si ha consapevolezza di trovare un telespettatore attento ai fatti della politica e dell’attualità (le prime serate di Crozza intervallavano i programmi istituzionali di Floris, Santoro, Formigli, Lerner, Telese, Paragone ed erano lanciati dalla ‘rigorosa’ Lilli Gruber), su ‘Nove’, rete a vocazione ‘giovanilistica’, probabilmente funziona di più una satira di costume e dei contenuti televisivi, quelli interni (Cannavacciuolo appunto) e quelli degli altri (Belpietro e Mannoni).

Altra sfumatura, notata, questa, anche da buona parte della critica televisiva, è stato il tono più ‘pungente’ e politically incorrect della satira che si è vista ieri sera, quasi a significare una maggiore ‘libertà di azione’ e di espressione che però, onestamente, facciamo fatica a pensare che difettasse sulla rete di Cairo: indicazione editoriale precisa o ritrovato entusiasmo del Maurizio Nazionale, galvanizzato dalla nuova esperienza (e dal nuovo, opulento contratto sottoscritto)??

Sul fronte degli ascolti, Fratelli di Crozza ha fatto registrare un incoraggiante 5,40% che, se pur lontano (leggi ‘quasi la metà) dai fasti  di Crozza nel Paese delle meraviglie e format precedenti, sono un’incredibile iniezione di entusiasmo per ‘Nove’, abituata a navigare su medie quasi tre volte inferiori a quelle  registrate dal nuovo programma: la durata degli intervalli pubblicitari ed il ‘blasone’ degli inserzionisti, già ieri sera, hanno fatto capire che Crozza, sul nono canale, sarà catalizzatore di introiti, oltre che di pubblico.

Chiudendo, vogliamo dedicare un pensiero ad Enrico Mentana,  vittima ‘illustre’  e facile della satira di Crozza: spesso preso in giro da quest’ultimo per i malintesi con la regia del telegiornale nel lancio di servizi e collegamenti esterni, avrà riso alla grande di fronte al (malcelato) imbarazzo e nervosismo di Crozza quando dalla regia non sono riusciti a far comparire sul videowall una grafica che avrebbe dato spunto per la conseguente battuta; ma si sa, chi di satira ferisce…

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