TI RACCONTO UN LIBRO | “L’arte di essere fragili” di Alessandro D’Avenia

TI RACCONTO UN LIBRO | “L’arte di essere fragili” di Alessandro D’Avenia

“Solo la fedeltà al proprio rapimento rende la vita un’appassionante esplorazione delle possibilità e le trasforma in nutrimento, anche quando la realtà sembra sbarrarci la strada”. (p.21)

Stenditi, chiudi la porta della tua stanza, lasciati accogliere dall’ovattato mondo della lettura e abbandona ogni pensiero, riponi in un cantuccio ogni preoccupazione quotidiana. Ti è concesso, al massimo, un sottofondo musicale, che ti possa cullare al meglio nel viaggio che stai per intraprendere.

Questa è l’atmosfera perfetta per dedicarsi alla lettura di un’opera come L’arte di essere fragili di Alessandro D’Avenia, per lasciarsi naufragare dolcemente nell’immenso mare leopardiano che, alla fine, condurrà i lettori al loro stesso “io” e al loro cuore.

Chi è Alessandro D’Avenia? Noto già al pubblico per Bianca come il latte, rossa come il sangue, Cose che nessuno sa e Ciò che inferno non è, D’Avenia è un portatore di speranza e di gioia, è un uomo che ha scrutato il suo intimo e ha trovato la fonte del suo rapimento, per poi inseguirla e raggiungerla, nutrendosi di essa. L’insegnamento è il suo rapimento, è la sua vocazione ed è la sua casa.

Con i ragazzi e con i loro cuori malinconicamente assetati di infinito, di purezza, di amicizie, di slancio per ciò che è buono, vero, bello, io mi sento a casa, perché loro sono parte essenziale di quel rapimento che intuii quando avevo diciassette anni e decisi che avrei fatto l’insegnante”. (pp. 19-20)

Alessandro ce l’ha fatta, ha trasformato il suo rapimento in nutrimento, ma noi? Tutti i ragazzi (per esempio) che, come me, nell’insegnamento hanno trovato il loro rapimento e che si stanno accingendo a concludere la carriera universitaria, come potranno non perdere la speranza a causa di un sistema che procede sempre più a rilento e li allontana ogni giorno di più dal loro grande sogno? È adesso giunto il momento di svelare per intero il titolo dell’opera, in cui è possibile trovare una risposta a questi interrogativi: Come Leopardi può salvarti la vita.

Sì, non avete letto male, D’Avenia ci fa di capire che è proprio Leopardi che può insegnarci a sperare e ad amare la vita, perché non si è arreso, ha lottato, ha inseguito i suoi sogni e si è nutrito di essi. “Mi fermo e chiedo: riuscireste voi a trasformare in canto il dolore della vita, i vostri fallimenti, la vostra inadeguatezza? A nutrirvi del vostro destino, più o meno fortunato che sia, per farne un capolavoro immortale?” (p. 39)

È inconcepibile che a scuola si parli di un Leopardi depresso e disagiato, un ragazzo che agogna la morte. Giacomo, l’amico comune tra me e l’autore del nostro libro, non è così. Giacomo è un ricercatore di felicità, insaziabile di vita, è l’innamorato della natura ed è disposto a litigare anche col padre e a fuggire di casa pur di inseguire i propri desideri, pur di manifestare al mondo la sua grandezza, perché la cura di tutti mali era (ed è) la poesia.

D’Avenia, in questo libro, scruta l’uomo in tutte le fasi della sua vita e lo fa in un dialogo con Leopardi. Sì, in un dialogo, perché anche in questo apparente monologo epistolare in realtà vi è un colloquio. La poesia, infatti, travalica i confini temporali e spaziali e permette la comunicazione tra persone di epoche differenti, ma unite nel profondo dalla comune umanità.

Leggendo, si ritrovano qua e là anche messaggi di adolescenti in crisi e di ragazzi animati dalla speranza, lettere ricevute dall’autore e fonte di ispirazione per lui; ci si imbatte spesso in confidenze e in esperienze personali di D’Avenia, le quali ci danno la sensazione di non essere dei semplici spettatori in questo dialogo, ma di farne parte, perché la nostra vita viene presa in causa, con le nostre debolezze e con i nostri desideri.

In conclusione, perché vi consiglio L’arte di essere fragili? Perché è un romanzo davvero piacevole nella lettura e, a tratti, molto emozionante. Non è di difficile comprensione dal punto di vista linguistico, per cui si offre a un’ampia gamma di lettori, e non è anacronistico (la letteratura tutta non lo è), permettendo così anche agli adolescenti (anzi, soprattutto a loro!) di immedesimarsi e di intraprendere un percorso di conoscenza di sé, imparando a comprendere il vero volto di Leopardi, perché “la tua poesia, Giacomo, […] ci ispira, risveglia la ricerca di una destinazione” (p. 185).

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