Ȏboem, la start up che sostituisce la pubblicità con opere d’arte

Ȏboem, la start up che sostituisce la pubblicità con opere d’arte
Ȏboem: arte al posto della pubblicità. Fonte: ilcaffèquotidiano

Ȏboem è il nome della neonata start up francese, con sede a Bordeaux, che ha come obiettivo principale quello di neutralizzare l’inquinamento visivo generato dalle pubblicità nei cartelloni.

Sembra che la pubblicità sia nata poco prima di noi. Siamo abituati da sempre infatti a vedere grandi cartelloni pubblicitari rappresentare realtà spesso illusorie, realtà che hanno come unico obiettivo quello di farci volere sempre di più, e sempre a un costo maggiore. In una sola parola, tutte queste pubblicità spingono al consumismo.

Da questa vertiginosa spinta a comprare sempre di più nasce il progetto che ha dato vita alla start up in Francia – a Bordeaux – dal nome Ȏboem. L’idea è venuta da Marie Toni e Oliver Moss dopo aver fatto un viaggio in Cile, dove hanno potuto toccare con mano realtà di edifici delle città decorati da murales. Confessano infatti che ciò che li aveva maggiormente colpiti in alcune città del Cile erano questi murales e queste opere di street art che rendevano il paesaggio ancora più magico, ancora più suggestivo.

Al contrario – sostengono – le metropoli europee sono caratterizzare da un inquinamento visivo che non conosce pari, un inquinamento visivo contraddistinto da una pubblicità che reputano (a buon diritto) eccessiva, tesa alla creazione di falsi desideri e che non fa altro che diffondere «un’ideologia consumista». In aggiunta a questo, i fondatori della start up, sostengono che la pubblicità sta distruggendo l’ambiente.

Ecco quindi da dove nasce Ȏboem, con l’idea di sostituire alla materialità, l’eternità delle opere d’arte. In questo modo l’arte viene considerata e utilizzata come un mezzo per contrastare e arrestare l’inquinamento visivo generato da un essere umano che pone al centro della propria vita, l’apparire più che l’essenza. Un progetto che però richiede un costo notevole, dal momento in cui il prezzo per gli spazi pubblicitari, a seconda della città, della posizione e altro, può arrivare anche a migliaia di euro, un costo che le start up – al contrario delle grandi aziende – non possono permettersi. È partita così un campagna di crowdfunding per l’acquisto di tali spazi nei quali inserire opere d’arte al posto delle pubblicità.

La start up nasce con un duplice obiettivo. Da un lato vuole offrire la possibilità agli abitanti, di godere della bellezza dei colori, immersi in veri e propri musei a cielo aperto, contrastando così non solo l’inquinamento visivo offerto dalle pubblicità, ma anche il grigiore di esistenze che spesso procedono senza un vero e proprio scopo. Il progetto si mostra dunque come una vera e propria ideologia, rappresenta un nuovo modo di pensare, un modo scevro dall’incitamento al consumo e che miri invece alla bellezza dell’arte. Dall’altra parte Ȏboem vuole promuovere gli artisti emergenti.

A tal proposito, i fondatori della start up offrono una in omaggio, a tutti coloro i quali li aiuteranno con la ricerca di fondi per l’acquisto degli spazi pubblicitari, delle riproduzioni delle opere d’arte emergenti più votate, oltre alla possibilità di acquistare gli originali.

Alcuni potrebbero però sollevare un’obiezione a questo progetto: così facendo, i fondatori non stanno in qualche modo operando ciò che vogliono ostacolare e contrastare, ovvero la pubblicità?

In altri termini: le opere d’arte, dal momento in cui possono essere acquistate, non sono esse stesse pubblicità? Si presenta sotto un’altra forma, una forma più elegante e forse meno evidente delle pubblicità che siamo soliti vedere, ma non ne rappresenta comunque una forma? È ovvio che non si possiede una risposta certa, ma pensando alle parole di Pablo Picasso: «l’arte scuote dall’anima la polvere accumulata nella vita di tutti i giorni», è chiaro che, se anche in questo progetto ci fosse la possibilità di aiutare gli artisti emergenti, non sarebbe questo un modo per ringraziarli della bellezza che creano e ci mostrano? L’arte nasce con l’intento di non avere scopi materiali e con quei dipinti al posto della pubblicità, non si vendono prodotti, ma si regalano emozioni, senza nessun obbligo d’acquisto, e soprattutto senza nessuna illusione che dietro un prodotto ci sia celata la ricetta per, ad esempio, l’eterna giovinezza.

La realtà sottoposta alla distorsione

A prescindere dall’interrogativo, un fatto certo che la start up evidenzia senza remore, è come il nostro mondo sia colmo di messaggi pubblicitari sotto ogni forma e in ogni dove.
Specialmente nell’era digitale, siamo continuamente bombardati da impulsi visivi, a volte anche uditivi, che vengono creati con l’intento di confezionare l’illusione di una realtà in cui la felicità è riposta in un oggetto o in una determinata forma.

Ciò che i fondatori della Ȏboem criticano è proprio questa distorsione della realtà offerta dalle pubblicità, basti pensare a che immagine della donna viene proposta, o quella degli uomini, o della famiglia in generale.
Non esulano da questo discorso nemmeno i messaggi pubblicitari a sfondo politico, o le campagne del ministro della Salute Lorenzin.

È chiaro, insomma, come, attraverso un’immagine, si può passare un messaggio universale, ed è ancora di più chiaro come l’immagine, più di un discorso, ha un potere maggiore sul cervello di un individuo. L’immagine infatti è immediata e si impone con forza nelle credenze dell’essere umano. In aggiunta a questo, è bene sottolineare come spesso gli effetti dei messaggi pubblicitari sono nocivi, basti pensare a quante ragazze si sono ammalate d’anoressia per rincorrere il sogno di avvicinarsi a quell’agognata forma femminile sempre proposta. Un prototipo, oltretutto, spesso lontano dalla realtà.

Le premesse con cui nasce la start up sembrano quindi buone, perché sono premesse che vogliono contrastare, se non arrestare, il dilagante consumismo, permettendo la diffusione dell’arte, che rimarrà sempre l’unico mezzo che può nobilitare l’anima dell’essere umano.

Ȏboem vuole fare della città un museo a cielo aperto, in cui promuovere l’arte, i colori e neutralizzare l’inquinamento offerto da quei cartelloni che nel vendere un’idea, vogliono in realtà vendere un prodotto, spingendo alla profonda convinzione che in quel prodotto sia contenuta la felicità.

Sembra esserci, in questo progetto, la spinta verso la speranza di un cambiamento, un cambiamento che mira alla possibilità di un’elevazione dell’anima umana, perché come sostiene Oscar Wilde: «ciò che l’arte tenta di distruggere è la monotonia del tipo, la schiavitù della moda, la tirannia delle abitudini, e l’abbassamento dell’uomo al livello della macchina».

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