Verona e il cartello discriminatorio. Teniamoci stretta l’umanità

Verona e il cartello discriminatorio. Teniamoci stretta l’umanità
Il cartellone a Verona. Fonte: www.cultora.it

Verona: sabato 21 gennaio sulla porta del circolo “Librolandia” nel quartiere San Zeno è stato trovato un cartello affisso con scritto «Vietato l’accesso ai negri». Il nostro compito quotidiano è quello di tenerci stretta la nostra umanità e combattere contro le discriminazioni.

Siamo agli inizi di un nuovo anno, il 2017, siamo nel pieno del progresso, eppure siamo ancora “colpevoli” di atti discriminatori. Questi si manifestano sotto ogni forma, in gesti violenti, in parole piene di odio, in giudizi malvagi, nell’indifferenza con cui passiamo di fronte chi sta soffrendo e chi ha bisogno di aiuto.
Un gesto di discriminazione c’è stato anche sabato 21 gennaio, quando, in via Barbarani, nel quartiere San Zeno a Verona, è stato affisso, nell’entrata d’ingresso del circolo “Librolandia”, un cartello che riporta una scritta razzista: «Vietato l’accesso ai negri».
Di fronte questo cartello si rabbrividisce perché non è possibile macchiarsi sempre di messaggi di questo genere, macchiarsi sempre di gesti che fanno emergere la nostra poca sensibilità nei confronti di tutti gli altri esseri umani.

Non si sa chi abbia scritto e appeso quel cartello, non si sa cosa lo abbia spinto a compiere questo gesto, se sia stato uno scherzo o meno. Ciò che è certo è che quel cartello esiste, che quel messaggio scritto con il pennarello è stato voluto da qualcuno, un qualcuno che ci mette di nuovo di fronte l’incertezza delle nostre coscienze, delle coscienze che vagano sole perché responsabili di allontanarsi le une dalle altre con questi gesti che rappresentano il contrario di ciò che dovremo essere: uniti.

Al momento non si sa chi sia il responsabile della vicenda, e il rapporto della Digos che stava indagando sull’accaduto, è ora nelle mani della Procura.

Teniamoci stretta la nostra umanità

Quanto accaduto a Verona ci mette nuovamente di fronte ai paradossi che quotidianamente facciamo nostri. È un mondo difficile il nostro, un mondo nel quale è difficile trovare il proprio posto e sognare sta diventando sempre più un privilegio. Tutta questa difficoltà dovrebbe avvicinarsi, non spingerci l’uno contro l’altro.
Ciò che invece accade è esattamente l’opposto: come possiamo ci facciamo la guerra, una guerra di ogni tipo e in ogni ambito.

Il cartello a Verona è solo uno spunto per una riflessione che riguarda ogni singolo umano, perché in quelle quattro parole non c’è un messaggio discriminatorio solo nei confronti di chi ha un colore di pelle differente dal nostro, ma nei confronti di tutti.
Le parole contenute in quel cartellone ci pongono di fronte al fatto che le discriminazioni non cessano di esistere con l’evoluzione tecnologica, e che quindi, oltre a vivere un cambiamento verso il progresso, dovremo attuare un cambiamento che riguardi la nostra persona e il modo di rapportarci agli altri.

Ciò su cui si vuole porre l’attenzione non è tanto la vicenda che vede il circolo “Librolandia” al centro delle indagini, quanto il fatto che l’essere umano non cessa di discriminare chiunque reputi differente, non comprendendo che invece siamo tutti uguali, che in fondo il cuore e il respiro sono per tutti gli stessi.
In virtù di questo dovremo comprendere che una vita degna è quella in cui si smette di ricercare differenze di ogni genere, e che si comprenda che, laddove esistano differenze, c’è un arricchimento. Il fatto che qualcuno sia di un colore o di un altro, il fatto che qualcuno professi una religione o un’altra, non ci colloca in una gerarchia d’importanza, in una piramide in cui qualcuno vale e qualcun altro no.
Ciò che dovremo comprendere è che siamo importanti tutti, indistintamente dal colore della pelle, dalla religione professata, da chi amiamo e da cosa mangiamo.
Sembrerà scontato, ma non conta da dove proveniamo, conta come decidiamo di vivere, come decidiamo di spendere il nostro tempo e passarlo in una lotta gli uni con gli altri è solo uno sprecarlo.

Le discriminazioni ci allontano, ci indeboliscono, ci deumanizzano e ci fanno perdere il senso della vita, che in fondo si manifesta nello stare con gli altri e nel farlo con amore.
Dovremo lottare per i diritti di tutti, dovremo tenerci stretta la nostra umanità, perché è l’unica vera risorsa che abbiamo.

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