Una sacra famiglia… clandestina

Una sacra famiglia… clandestina
Marc Chagall, Natività, 1941

Nei racconti della Natività un insegnamento che non avrà mai fine. Una storia di immigrazione clandestina.

È ormai da molto tempo ufficiale, la notizia è su tutti i giornali: Lampedusa è diventata la nuova Ellis Island d’Europa. Quando i nostri nonni lasciavano l’Italia per cercare di sfondare in America, era quella la prima tappa obbligata del tour. Ti spettava un arrivo da lupi dopo un viaggio di settimane in mezzo all’oceano, un numero imprecisato di giorni in quarantena, antipulci, controlli medici (nel pacchetto era anche previsto un accurato controllo interno via…rettale) e tanta, tanta incomprensione da parte degli agenti addetti ai controlli. Ma oggi non è più così – direte voi – il Mondo è cambiato!

Avete mai provato a fare un giro per le campagne della terra di Puglia, la mia Puglia? Vi siete mai accorti di quelle persone che come spaventapasseri viventi riempiono i campi di pomodori? Tante volte mi sono avvicinato a queste persone e ho cercato di trascinarle via dall’anonimato che avvolge la loro dignità, anonimato che le rende così “diverse” da noi italiani.

Carissimi, sapete come si fa a restituire la vita ad una persona? Semplice, chiedendo il loro nome. Sono suoni a noi estranei: Isham, Omar, Oscar, Mohamed… che al solo pronunciarli rievocano il caldo sole dell’oriente o la misteriosa Savana. Incuriosito dal loro accento, che porta il cattivo odore della fuga e il profumo acre dell’esilio, chiedo di più sul loro conto.

Qualcuno era un semplice operaio, qualcun altro era persino laureato: ingegneri, agenti di polizia, professori di lettere (chissà com’è la letteratura africana…). Uso il termine “erano” perché a vederli così sporchi e disperati non sembrano più persone vive… E allora mi sorge spontanea un’altra domanda: perché li trattiamo così? O li sfruttiamo o molto semplicemente li ignoriamo. Cosa ci spinge ad essere a volte così crudeli e indignati nei loro confronti?

Nel Vangelo di Matteo (2, 13-23) è riportata una splendida pagina di ordinaria sofferenza: si tratta della fuga in Egitto della Santa Famiglia. Gesù era appena nato e già si era attirato addosso le gelosie del tiranno di turno. Fu una vera strage. Erode ordinò che tutti i bambini sotto i due anni venissero uccisi. Giuseppe decise di agire e di fuggire lontano, in Egitto. Esatto, Giuseppe, Maria e Gesù, prima ancora di apparire nei bellissimi affreschi delle chiese barocche con le loro aureole dorate, sono stati degli immigrati clandestini in Egitto.

Ma cosa sarebbe successo al Messia se le autorità egiziane avessero incarcerato Giuseppe e rimpatriato Gesù e Maria in Israele? Questa è la storia della Sacra Famiglia, ma ogni famiglia, per natura, è “sacra”. Quante di queste sacre famiglie abbiamo diviso, fatto soffrire e rispedite al mittente senza alcuna pietà. Di quanto disprezzo e arroganza ha bisogno un uomo per specchiarsi negli occhi di una bambina somala, eritrea, marocchina, albanese… e non riuscire a vedere la propria sorella, figlia o madre? O di quanta ingenuità necessita un uomo bianco per palesare senza pudore frasi del tipo: “Se fossero rimasti a casa non sarebbero morti in mare…” o “sono degli approfittatori, vengono a rubare il poco lavoro che ci rimane”?

Care amiche e amici, il mondo di domani spetta a noi prenderlo in gestione. Non possiamo semplicemente cambiare canale davanti alle tragedie che ci passano davanti. Un giorno l’umanità ci chiederà conto delle centinaia di cadaveri che giacciono nei fondali dei mari della nostra indifferenza; e allora lì, come diceva Rosario Livatino (magistrato italiano ucciso dalla mafia) non importa quanto siamo stati credenti ma quanto siamo stati credibili! Auguro a tutti un Natale pieno di credibilità.

Pietro Vito Spina

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