ETTORE VERUGGIO PROFESSIONE CREATIVO | Il coraggio di obbedire al proprio Daimon

ETTORE VERUGGIO PROFESSIONE CREATIVO | Il coraggio di obbedire al proprio Daimon

È bellissimo ascoltare Marta Veruggio parlare. Appare nitido il ritratto di suo padre Ettore, fantasioso, curioso, generoso, sperimentatore, tanto sensibile quanto schivo, un creativo a tutti gli effetti… si, ma anche pragmatico.

veruggioÈ destinato a fare l’imprenditore nell’azienda paterna ma, nel primo dopoguerra, la famiglia è costretta a chiudere l’attività. Il momento doloroso e complesso si trasforma, almeno per il giovane imprenditore, inaspettatamente in un’opportunità. Gìa padre di due figli, Marta arrivera poi, è costretto a reinventarsi, e decide di ascoltare il suo Daimon. Disegnatore eccellente fin da piccolo, il giovane Ettore si lancia nel mondo della grafica con la complicità del suo alleato piu prezioso e fedele… sua moglie, e con Sandro Scarsi, caro amico e sodale, fin dai banchi delle elementari.

Inizia così un’avventura che ha segnato, anzi disegnato un’epoca.

Non ho avuto la fortuna di conoscere e frequentare allora Ettore Veruggio ma so che è una delle figure cardine della ricerca che mi appassiona da anni. La sua figura rispecchia il mio concetto di artista che per essere veramente tale deve essere curioso e trasversale, poliedrico insomma.

veruggioIl mio mentore nello specifico, e non solo in questo, è Leonardo da Vinci, che al di là del suo essere genio, incarna la figura emblematica dell’artista. Fino alla fine dell’Ottocento o poco più in là, i Maestri, che allora il termine non aveva perso appeal, possedevano la padronanza di più discipline, non c’era alcuno iato tra saperi umanistici e scieNtifici perchè entrambi affondavano in quella cultura che ha fatto la nostra civiltà, e uno per tutti appunto Leonardo che suonava anche il liuto, come un dio pare, cosa che, tanto era considerata normale, da non essere nemmeno citata nel curriculum con cui si presentò a Lodovico il Moro.

Ai primi del Novecento assistiamo alla nascita dell’era delle specializzaioni e quindi delle suddivisioni, il sapere comincia ad essere sezionato e settorializzato, fino all’esasperazione attuale in cui l’Homo Novus è diventato sinonimo di superficialità invece che di apertura mentale e capacità superiori al normale.

veruggioBene Ettore Veruggio, che a soli 10 anni sapeva usare la matita in modo eccellente, sarà un artista nel senso più completo del termine. Prima con Scarsi poi con Bernazzoli Biassoni Costantini e ancora Lele Luzzati e Piombino diede vita ad una ” bottega” vivace allegra e divertente, una fucina di idee che, pur in forte anticipo sui tempi, seppe parlare ai suoi interlocutori e amici. Tante le testimonianze che sono ora riproposte dal video che dà il benvenuto all’ingresso della sua mostra.

Siamo nel ’56 quando nasce lo studio FIRMA che ha scritto o meglio “disegnato” come dicevamo prima, un’epoca che ora possiamo archiviare come “d’oro”. Alla fine degli anni Cinquanta, la guerra e i suoi orrori erano definitivamente alle spalle, come alle spalle la conquista quotidiana della sopravvivenza. Si aprì un periodo di grande benessere, percepito allora come “eterno”. Ovviamente non poteva esserlo, ma il clima diede comunque una spinta formidabile alla rinascita.

veruggioL’Europa orribilmente ferita da ben due guerre fratricide a distanza di soli vent’anni l’una dall’altra, si rifugiò nella speranza della sua unità di cui anche il tanto vituperato euro fu un aspetto, che fu comunque un ulteriore strumento che nel bene e nel male ci aiuterà finalmente a farci sentire parte di un tutto, uniti sotto un unico ombrello. Ettore è uno di quei pochi giovani fortunati che, uscito finalmente dalla guerra aveva 20 anni nel ’45, si trovava con la vita davanti, una vita alimentata dalla sua prorompente fantasia, dal suo sense of humor, dalla sua energia e generosità.

Tante sono le sue sfaccettature e a differenza del sentire comune, che abbiamo visto procedeva inesorabilmente verso la monotonia delle superspecializzazioni, non sente nè senti mai la sua sete di sapere come espressione di dilettantismo o superficialità ma anzi la seguì alimentandola con i doni preziosi che da questa scaturiscono.

veruggioMarta e Beppe Veruggio, che hanno saputo prendere ” il testimone ” dalle mani del padre, hanno magistralmente curato questa mostra, a ben vedere curata anche dallo stesso Ettore, dal momento che lasciò “indizi” ben precisi, anche una poetica e divertente biografia sommersa dai suoi tanti amici e dai suoi “compagni di sempre”: grafica design architettura pubblicità design caricature, un tripudio di colori e di immagini che accoglie ora il visitatore.

Si tratta infatti di una panoramica sintetica ma profonda di quel mondo creativo, trasversale retto da un protagonista che ha sicuramente anticipato di almeno 50 anni i tempi attuali.

veruggioSolo da poco, dopo anni di totale supremazia di una mentalità contraria, si parla di ritorno alla bottega come fucina di saperi, e forse un contributo in questo senso lo dobbiamo proprio al digitale, una cultura ormai, che sta cambiando i paradigmi usuali. La cultura digitale, un nuovo strumento che bisogna imparare ad usare bene perchè non diventi un boomerang, ha di fatto aperto la via a tanti campi diversi grazie alla traversalità che si è amplificata a livelli esponenziali.

Trasversalità appunto, il filo conduttore di questa mostra, sicuramente da vedere ma direi di più, da assorbire, adattissima ai giovani a cui dà risposte, come a tutti noi che stiamo vivendo un periodo “velocizzato”, che si è assestato attualmente su una contrazione che ci ha preso in contropiede, ma fisiologica, invece che su quella impossibile crescita perenne a cui eravamo infantilmente abituati.

veruggioUn NextDominus per me quindi, perchè ha saputo unire la ricerca continua, per impadronirsi di nuovi saperi, alla cultura classica, esaltando la nostra identità grazie alla padronanza di tante discipline.

È un’emozione varcare la soglia della Loggia degli Abati a Palazzo Ducale, accettare ora come allora l’invito di Ettore, “professione creativo”, ad entrare nel mondo fantastico di FIRMA, che ci invita a toccare con mano la fortuna e il coraggio di essere creativi.

Per i Sessant’anni di FIRMA
“Ettore Veruggio Professione creativo”
Comitato Scientifico Benedetto Besio Ferdinando Fasce Matteo Fochessati Ferruccio Giromini

Genova, Loggia degli Abati fino al 15 gennaio
www.firma.it

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