Gender studies nelle scuole? Sì o no. A rispondere è la medicina

Gender studies nelle scuole? Sì o no. A rispondere è la medicina

A Milano esiste un centro di ricerca di studi di genere. La scienza medica negli ultimi decenni è approdata anche nel campo della ricerca sulla parità di genere, intersessualità e diritti civili.

Spesso nel grande vortice delle notizie che ci arrivano dai media di tutto il mondo, cogliamo questioni che vanno oltre ciò che noi conosciamo della realtà. Si pensi appunto ai gender studies (studi di genere), cavallo di battaglia di molti politici italiani: sia conservatori che progressisti.

Spesso questo campo di ricerca viene frainteso dall’opinione pubblica, intesa come una scienza volta a minare le basi della sessualità umana. Così che anni di ricerche sociali, filosofiche, psicologiche, neurologiche, endocrinologiche, urologiche e ginecologiche, sono state bollati a volte con il titolo di anti-scientifiche.

Ma cosa è realmente il “gender”? La risposta è da trovarsi nell’origine del termine stesso, “gender” in inglese si traduce con il termine “genere”. Si tratta di una scienza nata a cavallo tra gli anni ’70-80 nel Nord America nell’ambito delle rivendicazioni femministe sulle libertà politiche e di parità di “genere” appunto. Poi le ricerche si sono estese a quelle tematiche che dagli anni ’80 a oggi sono ancora di interesse pubblico, ovvero quelle più a carattere LGBT+.

Da alcuni anni queste ricerche sono approdate anche in Italia e si tratta di studi interdisciplinari che richiedono la presenza di un team composto da medici, neuroscienziati, psicologi e sociologi. In Italia spetta all’università Vita-Salute San Raffaele di Milano ospitare uno dei più grandi centri ricerca della penisola. Anche perché presenta appunto le tre facoltà interessate (medicina, psicologia e filosofia). Un centro che da circa due anni focalizza le sue ricerche non solo sui diritti civili della donna nella società ma anche e soprattutto nel campo della medicina.

Il 15 dicembre all’interno dell’università l’Interfaculty center of gender studies ha presentato i suoi studi ad un pubblico attento ed entusiasta (forse un pubblico ancora troppo piccolo). Ma come ha auspicato il prof. Martino Gianvito (ordinario di medicina e chirurgia dell’università e presidente del centro di studi di genere) “mi auguro che le nostre ricerche si traducano in prese di posizione per fare da guida al Paese”. Perché è proprio di questo che l’Italia ha bisogno, come anche ribadito da Pierfrancesco Majorino, assessore alle politiche sociali del comune di Milano, “di discutere su tematiche fondate scientificamente e non in preda a pregiudizi e paure”.

Diversissimi sono stati gli interventi dei vari relatori. Nella prima parte a turno hanno esposto le loro ricerche due docenti della facoltà di Filosofia, su cosa si intenda per “pregiudizio”, come le “etichette” nella società svolgano un ruolo sia positivo, inteso come identificazione di una determinata realtà, che negativo. Spesso infatti, come ha detto la Prof.ssa Bianchi filosofa del linguaggio, “l’etichetta o l’insulto ci dicono di più sulla persona che rivolge l’epiteto piuttosto che della persona che subisce l’etichettatura”.

Di seguito gli interventi di diversi medici che hanno espresso un loro parere positivo sia sull’importanza del genere maschile che di quello femminile nella società. La medicina di oggi si pone delle domande su come preservare la femminilità di una donna colpita da gravi malattie (quali il tumore). È da notare che all’interno dell’ospedale San Raffaele si sia aperto un gruppo nel reparto di oncologia che svolge delle attività di estetica e cura della persona. Si è poi parlato di un argomento troppo spesso messo da parte ovvero quello degli “intersex”.

A intervenire il prof. Giuseppe Russo docente di chirurgia pediatrica. Fin dalla nascita nasciamo con un sesso ben preciso, ma vi sono soggetti la cui differenziazione non è così certa, questi sono i “rare endo ERN” meglio noti come intersex. Al momento della nascita queste persone presentano una identità sessuale e/o biologica non precisamente maschile o femminile ma mista. “Se è vero quindi che vi sono i maschi e le femmine, in questo binarismo vi sono delle varianti più o meno sottili di cui bisogna tener conto” ha quindi concluso il professore.

A concludere la giornata di studi vi sono stati diversi interventi da parte di autorità politiche (in primis l’assessore di Milano, Majorino) e di donne che all’interno delle loro realtà di lavoro hanno fatto sentire il loro punto di vista femminile. È importante anche a livello politico e amministrativo parlare di parità di genere. Dal mondo delle quote rosa all’uso del corpo femminile nelle pubblicità. Nella questione di genere c’è la grande occasione di innovare la società e la politica italiana. “Ancora oggi negli uffici le donne sposate, giovani e fertili sono discriminate perché la maternità è considerata uno spreco di capitale per una azienda”, come ha affermato la dott.sa Anna Einaudi dell’amministrazione San Raffaele. La società ancora non accetta che a dare consigli di carattere scientifico o politico siano donne. Per non parlare della precaria e disumana condizione di vita che ancora le donne profughe in Europa sono costrette a sopportare.

A sostenere la denuncia, anche la primaria del reparto di ginecologia la dottoressa Alessandra Kustermann. In passato è stata tra le più grandi esponenti del femminismo italiano per la difesa dei diritti sulle donne, “nel mio reparto, ha dichiarato, su dieci medici otto sono donne. Noi donne siamo più sensibili. Piangiamo perché siamo piene di estrogeni. L’uomo al contrario perde di sensibilità”.

A concludere la conferenza è stato il direttore scientifico della casa dei diritti di Milano che ha denunciato un malessere all’interno delle relazioni matrimoniali che intese in senso eterocentrico non sono così solide. Nell’anno passato, ha dichiarato, che a fronte di 189000 matrimoni, ci sono stati 142000 divorzi spesso ricorrendo a vie più “violente” ovvero ai tribunali.

Insomma le sfide che la scienza oggi propone sono molteplici e non sarà facile per la società accettare queste problematiche che si affacciano nel nostro millennio. La reale uguaglianza sociale della donna e dell’uomo, l’accettazione della fluidità dei generi sessuali non più intesi come solo maschili o solo femminili, diritti civili per le persone LGBT+. Queste e molte altre finestre si aprono davanti a noi e l’indifferenza non farà altro che peggiorare la nostra società. È bello che la realtà non sia univoca ma che presenti in sé molte diversità, perché come fin da piccoli ognuno di noi dovrebbe imparare, nella nostra diversità risiede la nostra forza.

Pietro Vito Spina

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