Pensieri ancestrali, nuove idee, antenne sensibili

Pensieri ancestrali, nuove idee, antenne sensibili

Stesso giorno stesso orario stessa città stesso tema, o quasi, la cultura meglio il pensiero che la sottende, come salvezza del nostro “essere”.

pensieroLo IASSP, “Istituto di Alti Studi Strategici e Politici per la Leadership”, e Diotima Society, associazione no profit per una nuova visone sistemica, si sono ritrovati a Milano, probabilmente all’insaputa uno dell’altra. Ad entrambe si può senz’altro applicare l’emblematica terzina di Dante che apre la comunicazione dello IASSP che riporto :

Facesti come quel che va di notte/ che porta il lume dietro e a sè non giova/ ma dopo sè fa le persone dotte. (Purgatorio Canto XXII/69)

«Essa – chiosa Ivan Rizzi nel suo magnifico testo introduttivo al Seminario – è un canto alla durata dell’umano, della culturalità nell’ebete susseguirsi delle generazioni».

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IASSP

Senza Koiné ci perdiamo e ci sentiamo perduti. Questo il senso dell’appuntamento dal significativo titolo “Maestri e Nuove Guide” che si è tenuto il 29 novembre al Grattacielo Pirelli. Notevole il parterre dei relatori “Maestri” dal Sen.Gabriele Albertini, a Maria Rita Parsi, Diego Fusaro, Simone Crolla.

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IASSP

Poco più in là, in Triennale Paolo Zanenga di Diotima society – che ha voluto dedicare la sua associazione alla Sacerdotessa che nel Simposio di Platone identifica nella Bellezza la connessione col tutto – ideatore della C-School, la scuola di connessione, ha riunito altri esimie “Guide” sull’importanza fondamentale della Scholè.

pensieroHanno preso la parola Alberto Felice De Toni, Rettore Magnifico dell’Università di Udine e Segretario del CRUI, Roberto Masiero e Paolo Zanenga stesso. Il messaggio forte è che la società attuale, sottoposta a cambiamenti radicali e impensabili ed imprevisti, ha bisogno di guide, di nuove guide, coerenti tra il loro dire e il loro fare, rianimando l’etica che pare al momento sfinita.

Singolare coincidenza questa del convergere di due scuole diverse, portatrici al di là dei diversi metodi di approccio, di una identica istanza: La necessità sempre più impellente di avere e di inventarsi nuovi riferimenti è captata da alcune antenne particolarmente sensibili.

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DIOTIMA SOCIETY

In entrambi i consessi si sono alternati relatori eccezionali e tutti, “ciascuno a suo modo” ha tenuto e tiene in mano la fiaccola per far luce appunto sul momento, questo che stiamo attraversando, che è si da una parte assolutamente straordinario – basti pensare all’attenzione verso la natura e gli esseri umani mai sentito così come ora – ma dall’altra paradossalmente sprezzante nei confronti della vita, in primis quella umana, gettata nel baratro di avidità ancestrali, esattamente come si fosse ancora all’età della pietra. E con il Manzoni diciamo che «il buon senso se ne sta in silenzio per paura del senso comune».

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DIOTIMA SOCIETY

I grandi perchè della vita trovano tante risposte o non risposte, che sono comunque tali, quanti sono gli esseri umani. La frenesia che caratterizza questo nostro tempo è anch’essa un risposta, una delle tante, quella frenesia che ormai ha invaso ogni interstizio esistenziale, che impedisce il silenzio, l’otium, punto di forza della Scholè di Diotima, che è crogiuolo di pensieri che si ispira appunto alla sacerdotessa che, nel Simposio di Platone, identifica nella Bellezza la connessione col tutto.

In entrambi i consessi è stata sviscerata in sostanza la stessa tesi, la necessità di riscattare la cultura dal campo di ortiche in cui è stata gettata, pensando di averla sostituita facilmente con le tecnologie o con il digitale.

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DIOTIMA SOCIETY

L’ebbrezza dovuta a strumenti che sono piombati nel nostro quotidiano con forza dirompente ha comportato l’illusione di aver trovato risposte a tutto, sottovalutando il fortissimo impatto di immensi campi di veicolazione del sapere che si sono invece spalancati. La cultura digitale, che di questo ormai si tratta, sta aprendo nuove vie nella mente.

Essere a cavallo di due millenni, come siamo noi, alle spalle tremila anni di storia, di arte, la nostra civiltà insomma, di fronte la storia che scriviamo giorno dopo giorno, che è ovviamente un’incognita, è comunque un’opportunità unica. Stiamo sperimentando – e son d’accordo con Ivan Rizzi che ci dice che stiamo vivendo un dejà vu – e si sta riproponendo ciò che accadde e «sperimentò l’Italia del Cinquecento, quando in una manciata di anni si assistè alla sua scomparsa, insieme al benessere, di tutta la genialità rinascimentale che migrò all’estero da dove non fece più ritorno». Ma forse si…

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IASSP

Varrebbe la pena approfondire la circolarità del concetto del tempo propria degli orientali.

Una cosa è certa, la mente è uno strumento formidabile, e ha in sè la prima guida che tutti cerchiamo, ma la condizione assolutamente fondamentale è “Γνώθι σαυτόν”, che dal Tempio di Delfi risuona ancora forte e chiaro.

Conoscere veramente sè stessi è quanto di più difficile possa esistere, ed è questa continua ricerca la mia personale risposta agli interrogativi che ci circondano e di cui siamo consapevoli come mai prima d’ora. Per questo studio e mi adopero per sottolineare l’importanza del concetto di identità.

Solo ripristinando la categoria dell’eccellenza si appaga la nostra identità, quella magnifica opera del sé che avviene seguendo chi, anche in piena incertezza, sa reggere il lume, mostrando nella propria persona il sigillo dell’integrità e della coerenza tra ciò che si dice e ciò che si fa.

È ormai urgente ricreare una scuola degna di questo nome che aggiunga, e non sostituisca, all’esperienza stratificata nei millenni, i nuovi strumenti che ora stiamo imparando ad usare. Di qui l’appello a creare una rete, una connessione trasversale, al passo con i tempi che si affianchi a quelli tradizionali, per poter accedere ad un nuovo pensiero.

Concludo con Aristotele: le repubbliche incapaci di vivere una vita di scholè sono destinate al collasso.

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