MAESTRI E NUOVE GUIDE | Un seminario dello IASSP alla ricerca di una nuova stella polare

MAESTRI E NUOVE GUIDE | Un seminario dello IASSP alla ricerca di una nuova stella polare

MAESTRI E NUOVE GUIDE, un tema affascinante e quanto mai attuale nella contemporaneità narcisistica, sempre più referenziale e atomistica. Lo IASSP-Istituto Alti Studi Strategici e Politici pone proprio questo tema al centro di un seminario a libera e gratuita partecipazione che si terrà martedì 29 novembre 2016 dalle ore 17:30 alle ore 20:00 a Milano presso la Sala Pirelli – Grattacielo Pirelli – Via Fabio Filzi, 22.

Sono caduti i presupposti sui quali poggiava la società civile e lo Stato, con i modelli di riferimento del passato – quali la religione, la famiglia, la scuola e i partiti – ad essere stati sostituiti da un imperante relativismo e incertezza. Ciò che rimane è un vuoto sociale non più in grado di rispondere alle necessità umane. Di fatto siamo individui sempre più isolati e parcellizzati, facili prede di strumentalizzazioni che fanno leva sull’emotività, mancando una stella polare da seguire. Anche il solo pensare è divenuto un atto eroico e l’agire un ardire di pochi.

Questo convegno si pone, quindi, l’obiettivo di sensibilizzare e promuovere il dialogo proprio al fine di ricercare punti di riferimento inediti da seguire nell’attuale periodo storico di allarmante impasse. Servono Maestri da ascoltare e nuove Guide da seguire ma chi sono al giorno d’oggi gli eletti capaci di res-pondere e assumersi questo compito?

Si vive immersi in una stagnazione economica e culturale implacabile, che stringe in una morsa incessante ogni aspetto della vita. Qual è il rischio di un simile stallo? Il pericolo è che si ceda al fatalismo dell’impotenza e si cada nel mondo fallace delle illusioni, degli idoli e della irrealtà. L’eroismo del pensiero è frutto di un esercizio quotidiano, di un porsi davanti alla realtà con coraggio e lucidità, senza dissimulazione. Solo così facendo ci si può confrontare con la “necessità”, non facendo a se stessi e agli altri, mai, alcuna concessione. Alla fine della sua vita Simone Weil, nel 1943, rivolgerà a un suo amico la seguente domanda: «Quanto tempo al giorno dedichi a pensare?».

Senza un «pensiero pensante» la nostra società, privata di progetti e di idee ideali, rimane ingabbiata in un mero meccanismo formale–funzionale, un ebete replicarsi sempre più indifendibile. La politica non è stata all’altezza del suo compito, lasciando che la critica al capitalisme sauvage e alle diseguaglianze crescenti diventassero nutrimento per i populismi. «Ma là dove c’è il pericolo, cresce anche ciò che salva» (Hölderlin).

Promuovere una discussione a riguardo significa, quindi, sollevare le domande indispensabili a mettere in atto una risposta fattiva. In che modo si può ridare dignità al nostro Paese? Come dare voce a chi – come i grandi imprenditori e i maestri della maestrìa – con coraggio e dedizione continua ad operare promuovendo la dignità del lavoro? È possibile una nuova Ricostruzione?

Si auspica che le risposte conducano poi di pari passo ad un impegno all’azione che, sulle orme dei grandi costruttori del passato che hanno ricostruito un’Italia prostrata dal secondo conflitto mondiale, metta nuove radici affinché nuovi Maestri e Guide siano di esempio e sprone per le nuove generazioni.

Il Maestro infatti apre l’orizzonte, «trascende», si dà «si dà a vedere e udire», è «la sua presenza» come singolarità che sa reggere il lume anche in piena incertezza; mentre la Guida non rivela il suo sapere attraverso il logos ma lo mette in pratica; enuncia, ordina, a volte solamente indica l’azione. Quando il maestro si fa guida, tale guida magistrale opera un’azione mediatrice e rivelatrice che parla all’essere profondo di ciascuno e che trasforma radicalmente la realtà. L’Italia non è ancora irrimediabile, in che modo si può creare una vera interazione tra il sapere e il fare? Come ripristinare la categoria dell’eccellenza al fine della formazione di un’élite morale? Come insegnare alle nuove generazioni a fare della proprio vita «un’opera d’arte»?

Solamente in questo modo sarà possibile accendere di nuovo la speranza e promuovere la nascita di una nuova classe dirigente espressione di un rinnovato impegno, anche morale. Si deve insegnare a trasformare le sconfitte in monitum, creando una reale interazione tra sapere e fare, tra conoscenza e lavoro. Ma chi al giorno d’oggi può temerariamente svolgere questo arduo compito in un mondo saturo di mezzi ma privo di senso e di fine?

Il filosofo Byung-Chul Han parla di “sciame digitale”, questo nuovo assembramento di persone del quale è responsabile l’odierna rivoluzione digitale: «Non è una folla, poiché non possiede un’anima, uno spirito. L’anima raduna e unisce: lo sciame digitale è composto da individui isolati. (…) Il socius cede il passo al solus; non la moltitudine, quanto piuttosto la solitudine contraddistingue la forma sociale odierna, sopraffatta dalla generale disgregazione del comune e del collettivo».

Attualmente il lavoro non permette alle nuove generazioni di radicarsi e affermarsi come «capitale umano», emancipandosi dall’alienazione contemporanea, poiché l’economia mainstream ha tolto alla produzione la centralità nel processo di generazione del maggior profitto. Precarizzazione del lavoro, compressione delle retribuzioni e incremento parossistico della disuguaglianze. In questo scenario viene legittimo chiedersi se sia ancora possibile la valorizzazione del talento contro lo spirito dell’indifferenziazione, della banalità e della mediocrità.

Stiamo assistendo al successo di un marketing subliminale che ha indotto una domesticazione da autocontrollo, persino un’auto–segregazione in cui il buon senso se ne sta in silenzio per paura del senso comune. Si sta sperimentando in pochi decenni un neo-Cinquecento in una Italia ormai depauperata: è scomparso non solo il benessere e la ricchezza ma tutta una genialità migrante – menti ed élite produttiva.

Ciò ha mostruosamente generato due intere generazioni di giovani socialmente mansueti, senza idealità né trascendenza, immersi in continuo «flusso desiderante» e in un mondo parossisticamente competitivo. Siamo ancora capaci di meritarci un futuro? La possibilità di un presente che sia «preveggente» resta tuttora un fatto culturale, poiché la cultura incarna il possibile. Ma è l’etica ciò che permette la stessa esistenza della società come comunità dialogica che non riduca l’Io. Dunque, in che modo rimanere vigili e ridare «vigore a quanto resta, che altrimenti finirebbe per morire» (Apocalisse. 3,2)?

La nostra sopravvivenza razionale e spirituale è affidata a quel processo di interazione umana che è l’educazione. «Ovunque ci sia disagio dell’intelligenza, c’è oppressione dell’individuo da parte del sociale, che tende a diventare totalitario. (…) Il disagio, però, non è patito soltanto dall’intelligenza: esso riguarda, nel senso più ampio, la possibilità stessa di fare esperienza, dal momento che l’esperienza è condizionata dalla cornice teorica e concettuale all’interno della quale solamente essa può risultare, appunto, esperibile, sensata e intelleggibile» (Simone Weil).

Di tutto questo si parlerà nel dibattito organizzato dallo IASSP MAESTRI E NUOVE GUIDE.

Valentina Aprea, Assessore All’Istruzione, Formazione e Lavoro, introdurrà i lavori.

Relatori:

Gabriele Albertini, Senatore
Simone Crolla, American Chamber of Commerce in Italy
Diego Fusaro, Filosofo e saggista
Maria Cristina Gribaudi, Managing Director Keyline
Maria Rita Parsi, Psicoterapeuta, Membro del Comitato Onu per i diritti dei Fanciulli/e
Nicola Piepoli, Sondaggista, fondatore Istituto Piepoli e sondaggista
Stefano Scabbio, Presidente Manpower Group

Lorenza Morello, giurista d’impresa, animerà il confronto tra i relatori.

Per partecipare gratuitamente al convegno invia una mail di conferma all’indirizzo[email protected]

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