“QUELLA NOTTE SONO IO” | Giovanni Floris torna nelle librerie con il suo nuovo romanzo

“QUELLA NOTTE SONO IO” | Giovanni Floris torna nelle librerie con il suo nuovo romanzo

L’apprezzato giornalista di la7 Giovanni Floris presenta il suo libro a Pescara, mentre in città movimenti e cittadini manifestano contro il Premier Renzi che inaugura il #FLA2016.

Si è svolta ieri sera, nella cornice del ‘Festival delle Letterature dell’Adriatico’ di Pescara, la presentazione del libro Quella notte sono io, ultimo lavoro letterario del giornalista e noto anchorman Giovanni Floris, nelle librerie da ventiquattro ore appena.

Per l’ex conduttore di Ballarò, presente alla serata, si tratta della ventunesima pubblicazione e del terzo romanzo consecutivo dopo gli apprezzati Il confine di Bonetti e La prima regola degli Shardana.

La presentazione si è svolta in un clima confidenziale, ricreato ad arte dai modi pacati, cordiali ed ‘introspettivi’ dell’autore, proprio mentre a poche centinaia di metri dall’evento una nutrita folla di contestatori manifestava contro Matteo Renzi, in città per l’inaugurazione del festival e per la sua campagna per il SI al referendum del 4 dicembre.

florisQuella notte sono io presenta il comune denominatore delle precedenti opere del giornalista sardo: personaggi dal profilo netto, forse ‘attinti’ dal suo personale vissuto e presentati sempre con estrema dovizia di particolari, legati tra loro dall’amicizia, ‘conditio sine qua non’ la penna di questo autore sembra non trovare stimoli quando deve discostarsi dalla politica e dall’attualità e tuffarsi nel racconto . “Un’amicizia” spiega Floris “che in questo libro però viene declinata nel suo aspetto negativo ed assume risvolti tragici”.

Infatti la storia racconta di cinque amici, costretti a ritrovarsi quasi trent’anni dopo un drammatico episodio, che ha segnato per sempre le proprie vite, ed a fare i conti con il loro passato. Quel passato si chiama Mirko, ‘l’amico’ diverso, la vittima.

Questo incontro, una sorta di resa dei conti con la propria coscienza, è stato organizzato dalla madre di Mirko, ed assume presto i connotati di un processo. Un processo a lungo rimandato, al quale i cinque amici provano a sottrarsi anche nel pomeriggio del confronto con la donna, che in qualche modo finisce con l’essere specchio del loro passato, ma anche delle loro frustrazioni, manie e di un tempo che con qualcuno di loro non è stato clemente.

I cinque incarnano stereotipi diversi e ben definiti: Germano è il cattivo, il bullo sgualcito dal tempo; Lucio l’arrogante, Margherita una donna brillante non ancora realizzata nel lavoro e negli affetti; poi ci sono Silvia, la bella della classe e Stefano, un avvocato che forse più di tutti sente di dover fare i conti con la memoria e con Mirko.

Mirko è un coetaneo dei cinque protagonisti del racconto, vittima di continue vessazioni ed episodi di umiliazione, che adesso vengono definiti “bullismo” e raccontati ormai quotidianamente dalle cronache nazionali, ma che all’epoca dei fatti erano visti come un semplice “colpire” l’anello debole del gruppo per trovare una ragion d’essere del gruppo stesso.

“Ho due figli, uno di 8 e l’altro di 12 anni; ho scritto da genitore dei nostri tempi pensando al maggiore dei due, che si affaccia a quel ciclo scolastico ‘medie-superiori-università’ durante il quale diventiamo, almeno nelle caratteristiche fondamentali, quello che saremo poi per tutta la vita”, confessa Floris.

L’episodio centrale del libro è il fatto che Mirko, protagonista ‘assente’ del romanzo, il ragazzo di cui il gruppo ha perso le tracce, viene fatto precipitare agli amici da una finestra; bravata che non porterà il malcapitato alla morte ma lo condannerà ad una vita da ‘vegetale’. “So che può sembrare un’immagine bizzarra, ma vi invito a leggere il testo per capire le dinamiche che portano a ciò.” sottolinea Floris. In realtà, gli eventi da lui immaginati guardano fin troppo ad episodi più o meno recenti di bullismo, effettivamente, tristemente, verificatisi.

L’escalation di violenze e vessazioni cui è sottoposto il ragazzo è declinata con immagini ‘crude’ lungo il testo, del quale durante la serata è stata data lettura in alcuni passaggi ‘forti’; emblematico è l’episodio nel quale lo sfortunato protagonista, per farsi ‘integrare’ nel gruppo di quelli che ritiene ‘amici’, accetta di seguirli a piedi mentre si recano in motorino al mare, correndo affannato, per chilometri, lungo la Cristoforo Colombo (è infatti Roma lo scenario dove Floris ha deciso di ambientare questo suo lavoro letterario).

Quel giorno, per la penna dello scrittore, il malcapitato adolescente non riuscirà mai a raggiungere i suoi compagni ad Ostia, crollando stremato nemmeno a metà del percorso. “È la naturale resa del ‘perdente’, di colui il quale non ha compreso che la cosa più saggia è fuggire da quella ‘cerchia’ che non lo accetta e farsi accogliere da uno degli altri infiniti ‘mondi’ che ci circondano” commenta l’autore.

“Non è un romanzo sul bullismo per come lo concepiamo adesso” tiene però a specificare il conduttore di ‘diMartedì’, “né sul senso di colpa; è un invito al senso di responsabilità ed a capire come, anche piccoli episodi, al momento insignificanti, possono segnare indelebilmente la nostra vita; l’errore è insito nella natura umana, sta a noi evitarlo con la cultura; la cultura, il senso di unicità di ognuno di noi, il saper riconoscere e valorizzare le nostre differenze, è ciò che può elevarci dalla nostra natura. Ho avuto amici che hanno visto stravolgere le proprie vite tranquille dalla noia di un sabato pomeriggio e da goliardie diventate episodi gravi: ricordo ad esempio un caro amico salito con sufficienza sulla vespa di un ragazzo più grande e con questo ritrovatosi a fare uno scippo finito male”.

In una giornata di contestazioni al Presidente del Consiglio e ventiquattro ore dopo le elezioni americane, non potevano mancare spunti e riflessioni sulla politica e l’attualità, stimolati anche dalle domande del pubblico.

“Se volevate parlare di politica, c’è Renzi da quella parte per farlo” commenta ironico; riguardo le elezioni americane fa notare, arguto “ in questa tornata elettorale la politica americana ha strizzato l’occhio a quella italiana; infatti la Clinton ha incentrato la propria campagna elettorale sui vizi ed i punti deboli di Trump, essendo essa stessa un candidato debole; ed una grande democrazia come quella americana non l’ha premiata”; e ancora: ”la politica non è ancora capace di capire che sta all’elettore individuare i problemi ed al politico trovare soluzioni; non voglio sentire la politica darmi ragione e sottolineare le carenze ed i difetti altrui, che si limiti ad essere della mia parte e guardare il mondo con i miei occhi, ma che sia in grado di cambiare e migliorare la nostra vita”.

Stuzzicato dal pubblico sul “se” e “come” voterà al referendum, con la simpatia e la pacatezza che lo ha resa amato dal grande pubblico televisivo, glissa scherzoso: “andrò a votare, ma non vi dico come, temo le conseguenze del mio endosement”; però serio aggiunge: “il referendum è tema che interessa pochissimo la maggior parte della gente ed è invece diventato di vitale importanza per pochissimi soggetti. Ma se si chiede agli Italiani quali siano le cinque priorità del Paese sono certo che pochi citerebbero la riforma costituzionale”.

Chiusura finale sul libro,ed a chi gli fa notare che è una storia ‘a metà strada tra il thriller ed il Compagni di scuola di Verdone replica: “anche in questo mio terzo romanzo ho voluto raccontare l’amicizia, ma per una volta non sottolineandone la bellezza e l’importanza, ma come a volte possa avere risvolti drammatici, soprattutto negli anni dell’adolescenza e tra i banchi di scuola; ho numerose amicizie, molte delle quali nate nell’ambito della mia professione o comunque grazie ad essa, ma le persone che rivedo sempre più volentieri sono i vecchi compagni di liceo”.

Chiusura con un auspicio: “spero che questo libro venga letto nelle scuole, ma sarei già ben contento se lo leggessero i miei figli; perché è un romanzo sul futuro.”

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