Tiziano, Pittore del cinquecento italiano, alla Mostra delle Scuderie del Quirinale

Apre la Mostra alle Scuderie del Quirinale a Roma un AUTORITRATTO datato 1507, ma non ultima vi è un’opera davvero interessante dell’autore del cinquecento italiano:  LA MADONNA COL BAMBINO ,  S.CATERINA, S. DOMENICO E  IL DONATORE della fondazione Magnani Rocca; è la più grande e più ambiziosa.  Poche opere di Tiziano comunicano un simile bonheur de vivre , una medesima freschezza mattutina e il rosso caldo del vestito della Vergine fa apparire più intenso l’ardore di coloro che la supplicano. Nel dipingere una tela di tali dimensioni Tiziano doveva avere in mente Roma, come mostrano anche la torsione del corpo della Madonna e la prospettiva dal basso.

Queste potrebbero essere ispirate ai Profeti e alle Sibille dipinti da Michelangelo nella Cappella Sistina che l’artista Veneziano non aveva mai visto ma di cui sicuramente aveva sentito parlare. Dipinte con amorevole cura, le donne raffigurate sono talmente piene di vita e di carattere che è difficile immaginare che tali qualità non fossero presenti nelle sue modelle.  E tali dovevano essere quelle de: IL RITRATTO DI GIOVANE DONNA  ALLO SPECCHIO  che è probabilmente una delle prime opere di questo genere: rispetto alle altre la modella è ritratta in una posa più frontale, dietro una balaustra, e appare meno integrata nell’ambiente circostante. La donna si trova tra due specchi che un ammiratore tiene in modo che lei possa vedere sia lui sia se stessa, consentendo al tempo stesso allo spettatore di vederla davanti e di dietro. Il dipinto è una celebrazione della sua bellezza resa più evidente dal fatto che può essere ammirata da più punti di vista: il suo, quello dell’amante, quello di chi osserva la tela.
Il più celebre dei ritratti femminili di questi anni è FLORA; la donna è stata interpretata come dea della Primavera, dei fiori e della fertilità, come una celebre cortigiana del mondo antico o come l’allegoria del matrimonio. In sostanza, tuttavia, si tratta di una modella in posa ed è impossibile non entusiasmarsi al cospetto di un invito tanto aperto a condividere la quotidianità dello studio  del pittore. L’espressione della donna è remissiva e amichevole, mentre la calma statuaria con cui porta i fiori e raccoglie le pieghe del mantello  dimostra la sua disponibilità a mantenere la posa per un certo periodo di tempo. La superficie vellutata della pelle è tra le più ardite sfide lanciate da Tiziano alla scultura sia antica che moderna. Lo scrittore Pietro Aretino, amico e sostenitore di Tiziano, descrisse i toni dell’incarnato dei suoi ritratti, come neve striata di vermiglio  e Flora come un busto di marmo immerso nella linfa del colore. Lo stesso modello femminile ricompare in SALOMÉ CON LA TESTA DI S. GIOVANNI BATTISTA in cui Tiziano si riaccosta consapevolmente all’arte di Giorgione nella maggiore morbidezza della luce e dei colori e nel contrasto fra rosso e verde che aveva un ruolo fondamentale nella MADONNA DI CASTELFRANCO. Istigata dalla madre che Giovanni Battista aveva accusato di aver contratto un matrimonio incestuoso con erode, Salomè chiese la sua testa come premio per aver danzato al compleanno del re. Il cupido che si nasconde dietro l’arco rimanda a una vecchia tradizione secondo cui Salomè nutriva una passione non corrisposta per la sua vittima, come mostrano anche la ciocca di capelli sulla guancia della giovane e i riccioli del santo che dal vassoio ricadono sul suo braccio.
La testa del Battista è probabilmente un autoritratto  e l’allusività aneddotica del dipinto che anticipa le pitture olandesi del XVII secolo, potrebbe far riferimento a unno scherzo di cui oggi non possiamo capire il significato. Tiziano confermò la sua supremazia artistica a Venezia con –LA ASSUNZIONE DELLA VERGINE dipinte tra il 1516 e il 1518 per la chiesa dei Frari; un autentico capolavoro di dimensioni colossali, destinato a competere con la cappella Sistina di Michelangelo e le Stanze di Raffaello.La composizione è semplice: gli apostoli che appartengono al mondo terreno, sono inseriti in un rettangolo, mentre Dio e la Vergine sono inseriti in un cerchio , simbolo di eternità. I due gruppi sono collegati da un triangolo la cui base con i due apostoli vestiti di rosso e il cui apice è costituito dalla Vergine , a indicare la sua traslazione dalla terra alla sfera celeste. Tipiche del realismo di Tiziano sono le movenze naturali  della Madonna che, più che levitare, sembra essere sollevata dalla nuvola. La distanza sempre crescente che la separa dagli apostoli, è resa visibile dal gesticolare della figura in primo piano che tende invano le braccia, e dal putto, sulla destra, le cui dita dei piedi si sono appena sollevate al di sopra della testa dell’apostolo vestito di verde. Tiziano riesce a dominare tanti elementi grazie a una perfetta padronanza del chiaroscuro: le masse i movimento dei putti sulla nuvola sono unificate da una fascia d’ombra e dal mantello scuro che definisce e orienta la dinamica torsione del corpo della Vergine  Quest’ultima è posta dinanzi ad un’intensa fonte di luce contro la quale la figura audacemente scorciata del Padre Eterno si libra simile a un gigantesco pipistrello. Tiziano  ha a lungo evitato di recarsi a Roma,  ma si era  tenuto al passo con gli ultimi sviluppi della pittura .
L’ASSUNZIONE DELLA VERGINE combinava la grandiosità e la terribilità di Michelangelo con il fascino e l’idealizzazione di Raffaello e i  colori della natura. Il gigantismo degli apostoli è senza dubbio michelangiolesco, mentre la lieve torsione del corpo della Vergine e la tavolozza di colori primari , dominata dal rosso, verde e bianco,  sono il marchio di Raffaello; Tiziano offriva così a Venezia una nuova, entusiasmante rappresentazione di un evento spirituale, dalla quale non è facile distogliere lo sguardo. La celebre tela intitolata UOMO COL GUANTO descrive con estrema precisione il passaggio dalla giovinezza all’età adulta. Il labbro superiore presenta un accenno di baffi, gli occhi e la posizione della testa sono cauti e circospetti  e il colletto della camicia si schiude intorno al collo come i petali intorno a un bocciolo. Nell’adolescenza le diverse parti del corpo crescono a velocità differenti,  così le mani sono troppo grandi e il collo troppo grosso, mentre i guanti eleganti annunciano una adulta sofisticatezza.
Si è ipotizzato che il modello fosse Ferdinando Gonzaga, rientrato dalla corte di Spagna all’età di sedici anni. Un soggetto religioso affrontato in questo periodo è L’ANNUNCIAZIONE, oggi nella Scuola di S. Rocco. Il tema è trattato con un tocco più leggero: se la Vergine è remissiva e assorta nella lettura , l’Angelo dai capelli folti che scende su un cuscino di nuvole come un aereo leggero che atterra in un campo, è simile a un  folletto pervaso da un pizzico di diavoleria pagana. Il drappeggio dei suoi abiti forma svolazzi e riccioli che fanno pensare alla moda della fine del XV secolo o a una menade dell’antichità. I rapporti di Tiziano con Federico Gonzaga si consolidarono quando, nel 1529 il Duca condusse l’artista a Parma perché incontrasse in Sacro Imperatore Romano Carlo V. L’anno successivo Carlo sarebbe stato incoronato dal papa Clemente VII a Bologna . L’evento ratificava il dominio degli Asburgo in Italia e inaugurava un periodo di relativa calma dopo le devastazioni causate dalla rivalità franco-spagnola e dalle guerre italiche che avevano funestato i primi decenni del secolo. Carlo non accettò subito i servizi di Tiziano; solo nel 1532, fermatosi a Mantova, mentre era diretto a Roma, su consiglio di Federico, fece richiamare Tiziano, perché dipingesse un suo ritratto.
IL primo ritratto di Carlo V non è giunto fino a noi, ma riscosse un grande successo. La tela  LA BELLA , esposta alla Galleria Palatina  e completata probabilmente nello stesso periodo del  RITRATTO DEL DUCA DI URBINO, ha l’incanto di una rosa che non passa mai di moda. La modella è la stessa della VENERE DI URBINO e si presta allo stesso modo ad un’interpretazione allegorica. Tiene in mano un rosario, simbolo di devozione e indica quella che potrebbe essere una stola di pelliccia posata sul suo braccio destro. Finchè non verrà restaurato, il dipinto rimarrà difficile da leggere. Segue poi il SAN GIOVANNI BATTISTA che è una dimostrazione esemplare della compatibilità tra la pittura veneta e quella romana. La figura di S. Giovanni è volutamente statuaria, leggermente longilinea secondo lo stile manierista, con superfici compatte e muscoli possenti, ma tali caratteristiche tipiche dell’Italia centrale assumono un aspetto veneziano in virtù dei toni rossastri dell’incarnato, della lucentezza della lana dell’agnello, delle ricche sfumature della barba del santo e del paesaggio romantico.                     
L’anno precedente il 1558 LA CROCIFISSIONE di Tiziano era stata esposta nella Chiesa di S. Domenico ad Ancona . Il dipinto era stato commissionato dalla famiglia Corsovi, che da poco si era trasferita ad Ancona da Vanezia. La semplice collocazione delle tre figure in primissimo piano ci invita a condividere la loro sofferenza e fa di questa tela uno dei primi capolavori dell’arte della Controriforma, le cui priorità erano la chiarezza narrativa e l’empatia emotiva. Tra i bagliori di una luce  da Apocalisse siamo già nel mondo della Crocifissione dipinta da Tintoretto per la Scuola di S. Rocco a metà degli anni Sessanta. La Vergine e i Santi sono disposti a semicerchio come la testa di un’ancora alla base di una croce. Sulla sinistra, la Vergine si agita in un dolore solitario, mentre al centro S.Domenico con le dita esageratamente lunghe, afferra la base della croce per farsi forza. Cristo inondato di luce è già fuori della loro portata. Tiziano ottiene quest’effetto dipingendolo di dimensioni inferiori rispetto agli altri e creando così un senso di distanza e di separazione. Anche il sangue, dipinto con estrema precisione che scorre lungo le braccia e dal costato bagnando il perizoma, è conforme al gusto e  ai dettami della Controriforma.
Nell’ALLEGORIA DELLA PRUDENZA Tiziano ha ritratto se stesso , suo figlio Orazio e forse suo nipote Marco come le tre età dell’uomo: da sinistra a destra: la vecchiaia, la maturità e la giovinezza. L’iscrizione e le teste di animali indicano che si tratta di un’allegoria del tempo governato dalla Prudenza. Il dipinto potrebbe essere una sorta di testamento artistico, espressione della speranza che i parenti del pittore possano beneficiare della sua eredità. Tiziano ha il volto in ombra, come se stesse riesaminando inesorabilmente il passato, mentre Orazio sosta tra il buio e la luce. I suoi occhi scintillanti tradiscono poche illusioni sull’imprevedibilità della vita, in attesa della quale egli guarda a sinistra, verso la luce che rappresenta il futuro. Intanto Marco, inondato di luce più degli altri attende stoicamente quel che verrà. Segue LO SCORTICAMENTO DI MARSIA, poco noto fino a poco tempo fa, è oggi la più apprezzata fra le opere tarde di Tiziano e dimostra come negli ultimi anni l’artista si sia spinto decisamente oltre i confini di un classicismo di pieno rinascimento che era sempre stato la sua maggiore forza. La scientifica crudeltà del dipinto colpisce nel segno, dopo gli orrori dei conflitti del XX secolo . Da un punto di vista tecnico, il quadro è dipinto con assoluta libertà e con un linguaggio descrittivo che deve tanto alla giustapposizione dei colori quanto al modellamento delle forme. Marsia, satiro frigio, suonatore di flauto, sfidò Apollo in una gara di musica; sconfitto, fu scorticato vivo come punizione della sua presunzione. Tiziano lo raffigura appeso come una carcassa, mentre i suoi torturatori mettono mano ai coltelli. Alla sua destra siede Mida, il re dei Frigi, scelto come giudice di una gara tra Apollo e Pan, assegnò la vittoria a quest’ultimo e fu punito dal perdente che gli fece spuntare due orecchie d’asino. Mida che ha i lineamenti di Tiziano medita su quanto è accaduto a Marsia. È probabile che la tela faccia riferimento alla sconfitta di Famagosta, a Cipro contro i Turchi, nel 1571, e allo scuoiamento del comandante veneziano Marcantonio Bragadin. Ad ogni modo il dipinto ben si accorda alle altre opere tarde di Tiziano che mettono in  guardia dai rischi in cui incorre chiunque osa sfidare l’autorità divina.
Questi ed altri ancora i dipinti di Tiziano che ci hanno estasiati alle Scuderie del Quirinale, ma tali sono stati  i più  toccanti ed i più caratteristici che hanno proprio “tolto il fiato”; questi i tratti caratteristici di un pittore che ha saputo restituire nel Cinquecento qualcosa di davvero straordinario a tutta l’Italia e che oggi a Roma ci ha fatto tornare indietro di quasi sei secoli.

Michela Gabrielli
24 marzo 2013

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