Casa Batlló, un architetto eccezionale e un committente coraggioso

Casa Batlló, un architetto eccezionale e un committente coraggioso

Barcellona, Barcellona, effervescente viva coinvolgente affascinante. Camminare sulla Rambla è una sferzata di energia. Vorrei entrare in tutti portoni, visitare le tante mostre, sono ovunque, in palazzi importanti ma anche in sedi come scuole o centri civici, giardini, bar.

BatllóNon ho tempo, tiro dritto a fatica… mi blocco davanti a Casa Batllò, che è una sintesi di questa città straordinaria. Impossibile resistere. Mi accorgo subito che ho fatto bene.

Sono le 7 di sera ma la coda davanti alla biglietteria non spaventa nessuno.

Tra un gruppo e l’altro di giapponesi cinesi americani e arabi riesco ugualmente a godermi l’atrio di ingresso che sembra avvitarsi, grazie alla scala, su sé stesso.

BatllóNon esiste un angolo, nè una linea retta a perdita d’occhio. Tutto, dalle scale appunto, alle pareti, alle porte, le finestre, il soffitto e i mobili, tutto obbedisce alle regole della circolarità. E i colori, luminescenti, acuiscono i riflessi con gli scherzi del sole.

Gaudí era un genio e il suo committente, comunque, molto coraggioso:

BatllóJosep Batlló i Casanovas, un imprenditore tessile. Visse a cavallo tra il XVIII e XIX secolo. Acquistò l’edificio e ne affidò la radicale ristrutturazione ad estroso giovane architetto, alle prese con la Sagrada Familia. Diede inizio ai lavori nel 1905. Li terminò due anni dopo, nonostante il rifacimento totale dell’esistente e l’aggiunta di un piano.

BatllóUn miracolo, visto il suo modo di procedere abituale. La facciata curvilinea e coloratissima è realizzata con la tecnica del Trencadís, un mix di scaglie di vetro e ceramica, per meglio evidenziare le forme organiche che in quel momento attraevano particolarmente l’immaginario dell’architetto.

Attivo soprattutto a Barcellona, in pieno fermento culturale Antoni Gaudí fu il referente del modernismo catalano.

La sua fantasia inesauribile trovava sfogo in una febbrile attività a “tutto tondo”, in un continuo e aperto conflitto con sè stesso per la sua volonta di seguire i progetti puntigliosamente in ogni fase della progettazione, fino alla realizazione del minimo manufatto.

BatllóInventava e rieaborava in continuazione forme straordinarie, imprevedibili e oniriche, coloratissime, ma non allegre, se pur tali ad una visione superficiale. Coniugava tra di loro i materiali più diversi, dal mattone alla pietra, alla ceramica, ma anche il vetro e il ferro e ne sviscerava le potenzialità. Di qui la sua predilezione per la manualità artigiananale. È evidente la cura direi maniacale del dettaglio: a casa Batlló la sua impronta, personalissima, è ovunque, perché ogni componente del progetto gode della stessa profonda attenzione, dalla semplice sedia alla facciata, dal fregio di una porta al terrazzo, al corrimano, e così via, con inevitabili interminabili allungamenti dei tempi di consegna. Il suo afflato mistico, è anche un fervente cattolico, permea tutto il suo operato che è comunque avulso da qualsiasi contesto, da qualsiasi scuola, contraltare artistico, questo, forse della sua convinta posizione autonomista in politica. L’architettura del suo pensiero, deve creare un organismo che non può che sottostare alle leggi della natura.

BatllóUomo di grande cultura, iniziò a lavorare giovanissimo e, appena diplomato, nel 1978 a Parigi, durante l’Esposizione universale, incontra l’industriale catalano Eusebi Güell, poi suo principale committente, che gli commissionerà alcune di quelle che diventeranno le sue opere più famose. Pochi anni dopo, a soli 31 anni la sua sua nomina ad architetto capo della costruzione in città del tempio Espiatorio della Sagrada Família, il cui cantiere com’è noto è ancora aperto, dove arte, architettura e vita si intrecciano continuamente.

BatllóLa costruzione monumentale e complessa, a cui lavorò indefessamente tutta la vita, la Sagrada Famiglia, com’è noto è ancora bel lungi dall’essere ultimata ma per fortuna Casa Batlló no.

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