L’ultimo dizionario di latino: il Thesaurus Linguae Latinae sarà completato solo nel 2050

L’ultimo dizionario di latino: il Thesaurus Linguae Latinae sarà completato solo nel 2050

Nel 1894 è stato avviato il progetto Thesaurus Linguae Latinae, ossia un dizionario di latino completo di ogni parola mai stata detta o scritta, che oggi vede all’opera 20 ricercatori dell’Accademia Bavarese di Scienza e Filosofia.

Il lavoro in corso a Monaco è ora sotto i riflettori di tutta la comunità letteraria per l’interesse e la fatica che questo progetto si porta dietro: l’ultimo volume, contenenti le parole che iniziano con la lettera “P”, è stato pubblicato nel 2010 ma, come si legge in un articolo di Byrd Pinkerton su NPR.org, i ricercatori «hanno dovuto saltare la lettera “N” a causa delle parole troppo lunghe, ma ora devono tornare indietro e contemporaneamente lavorare alla “R”. Questo dovrebbe occuparli per il resto del decennio». Si stima che il libro vedrà il completamento entro il 2050.

Questo macrolavoro, iniziato alla fine del XIX secolo per volere del governo tedesco e che ha visto passare due guerre mondiali e la riunificazione della Germania, ha sempre avuto come obbiettivo «dcumentare ogni uso di ogni parola latina dalle prime iscrizioni del VI secolo a.C. fino al 200 d.C., quando ha iniziato il declino come lingua parlata».

Redigere un documento scritto di questa portata vuol dire passare in rassegna ogni parola scritta, dalle poesie, alle storie, ai discorsi, ma anche le lapidi, i testi divulgativi e i documenti architettonici. Ogni singola parola latina documentata in antichità è stata e sarà studiata dai ricercatori all’opera per comprenderne i diversi usi e connotazioni. Come la ricercatrice Marijke Ottink, sul progetto da 19 anni, che sta lavorando a un articolo riguardante la parola latina “res” (cosa), forse il termine più comune in molte lingue, o il suo collega Nigel Holmes, che ha completato una ricerca su “nam“, congiunzione latina traducibile con il nostro “infatti”. «A volte scherzo sul fatto che ho ancora gli incubi da quando ci lavoravo – racconta Holmes a Pinkerton – ma devo ammettere che è stato più semplice di quanto pensassi».

Viene spontaneo chiedersi dell’utilità di questo progetto, molto costoso in termini di fondi e di tempo, che sicuramente assume un grande valore culturale per chi vi lavora, per cui ogni parola diventa una scoperta. Ma è innegabile che con il passare degli anni l’interesse per lo studio del latino stia venendo meno. Nonostante vi siano molte persone che utilizzano il Thesaurus come strumento di ricerca per articoli e libri di approfondimento, lo stesso Nigel Holmes si chiede se sia una ragione sufficiente per continuare a dedicarvisi. E si risponde: «Non lo so».

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