Art Advisor: alla scoperta di una nuova figura nell’arte

Art Advisor: alla scoperta di una nuova figura nell’arte

Per progredire un paese ha sempre bisogno di rincorrere e raggiungere nuove frontiere dello sviluppo finora inesplorate: uno strumento che senza dubbio favorisce questa evoluzione è la creatività che in Italia ben si coniuga con la cultura e soprattutto con l’arte. 

Chi l’ha detto che con la cultura non si mangia? Con la cultura, e in particolare con l’arte, si mangia, eccome! Il segreto è cavalcare l’onda del cambiamento, modificando o creando nuove professioni sulla base di un diverso modo di concepire i beni culturali. Le opere d’arte, infatti, sono sì tesori da conservare ma anche beni su cui investire per costruirsi un futuro, tenendo sempre presente la supremazia del loro valore artistico-culturale su quello economico.  In tal senso il mestiere dell’Art Advisor è  un ottimo esempio di come si possa stabilire un equilibrio tra il sacro e il profano, tra l’arte e il mercato.

Chi è l’Art Advisor? E’ un esperto il cui compito è orientare la compravendita di opere d’arte e fornire un servizio di consulenza sugli investimenti del mercato artistico. La maggior parte dei consulenti si occupa di arte contemporanea, settore di traino del mercato dell’arte e oggetto di particolare interesse da parte dei collezionisti e dei non addetti ai lavori. Si tratta di una figura di mediazione che associa alla conoscenza della storia dell’arte capacità critiche e competenze economico-finanziarie.

Ma come opera concretamente un Art Advisor? La consulenza è declinata in varie forme: da quella relativa alla fase di creazione di una collezione d’arte, che comprende sia l’acquisto sia la vendita, alla consulenza per le strategie di gestione e di valorizzazione personalizzate; da quella per la protezione dei patrimoni artistici ereditati, alla consulenza tecnico-logistica, assicurativa e alla assistenza legale, con riguardo a singole opere d’arte o a intere collezioni.

Per prima cosa vengono analizzate le preferenze del collezionista in fatto di stile, epoca e dimensioni. Eventualmente un Art Advisor è in grado anche di orientare il cliente in un sofisticato percorso di educazione all’arte attraverso la presenza a eventi e fiere internazionali di settore e la partecipazione a programmi di formazione nel campo artistico e culturale. In seguito all’analisi dei bisogni e del gusto, l’Art Advisor fornisce soluzioni personalizzate, riservate e mirate per la creazione, la gestione, la valorizzazione, la protezione e il mantenimento del patrimonio artistico.

Nella maggior parte dei casi l’Art Advisor è una figura che opera individualmente, come freelance. In Italia non esiste né un albo professionale né un organo di controllo, quindi l’autodefinirsi Art Advisor comporta dei rischi per quanto riguarda la credibilità della figura, che non sempre è garanzia di serietà e fiducia. In Italia non esistono vere e proprie agenzie di Art Advisory, come Artfinding-società online specializzata nel mercato dell’arte- o The Association of Professional Art Advisors, organizzazione no profit che raggruppa advisor indipendenti. D’altro canto sempre più spesso stanno emergendo nuove forme di gestione di questa professione, come N-C Art Advisory  una società di Milano che offre ai propri clienti, principalmente imprese, banche e compagnie assicurative, servizi di consulenza e di assistenza specialistica nel settore dell’arte antica, moderna e contemporanea. N-C Art Advisory collabora inoltre con un consolidato network di partners che si distinguono per talento ed esperienza nel campo dell’arte e che assicurano un servizio di advisory globale altamente qualificato.

I clienti privilegiati sono soprattutto privati, ma anche società e imprese pubbliche.

L’Art & Finance Report del 2014 ha registrato un incremento della richiesta di consulenza artistica da parte delle grandi banche. Queste stanno indirizzando sempre di più la loro attenzione verso l’investimento sull’arte tanto che, oltre al servizio di consulenza esterna, stanno prendendo piede veri e propri dipartimenti di Art Advisory interni alle banche stesse. Tra gli esempi paradigmatici spicca quello di Unicredit Italia, il cui capo gruppo Domenico Filipponi ha spiegato che questa mossa ha giovato all’efficienza della consulenza, poiché un Art Advisor interno può relazionarsi con i colleghi che prestano altri servizi, come quello immobiliare o azionario, ed avere una visione completa e maggiormente dettagliata di tutti gli asset che compongono il patrimonio del cliente.

Per quanto riguarda la formazione, non esiste un percorso accademico ad hoc. Ad  una preparazione teorica storico-artistica è necessario affiancare esperienze pratiche, quali workshop, corsi professionali post laurea, la lettura di articoli, la frequentazione di mostre e di gallerie d’arte. E’ fondamentale inoltre viaggiare e seguire l’andamento del mercato artistico attraverso le fiere e le aste.

Per chi fosse intenzionato a intraprendere la via dell’art advisory ci sono buone prospettive future. Diego Faa, docente presso l’Associazione Palazzo Spinelli di Firenze, nonché Art Advisor di professione, sostiene che l’andamento del mercato influirà sostanzialmente sull’avvenire di questa figura: «Il futuro dell’Art Advisor è strettamente legato a quello del mercato dell’arte. Attualmente si è registrata una forte crescita da una parte della compravendita delle opere d’arte contemporanea, dall’altra dell’interesse estero nei confronti dell’arte italiana. Inoltre in Italia si sta sentendo sempre di più l’esigenza di una figura di mediazione e di fiducia, che non abbia un approccio troppo da mercante o da curatore e che non pensi unicamente al proprio tornaconto personale”.

Che dire, i presupposti ci sono, rimbocchiamoci le maniche!

di Valentina Anna Piuma

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