Ascoltare l’oggi per costruire il domani dell’Europa

Si è tenuto ieri mattina il convegno “Europa: oggi e domani” nell’aula magna della facoltà di Scienze Politiche dell’Università Roma Tre che, per l’occasione, ha beneficiato del patrocinio della Rappresentanza in Italia della Commissione Europea. Un tema quanto mai attuale, considerato il dibattito intorno a una realtà che mostra i suoi contorni sempre più nitidi nella vita quotidiana di ogni cittadino facente parte. Un’attualità rimarcata dalla ricorrenza nel 2013 del ventennale dell’introduzione della cittadinanza europea.

Numerosi e di varia natura gli interventi proposti, a partire dall’introduzione della dott.ssa Ines Caloisi, presidente e fondatrice dell’associazione TIA (Trasformation in Action) Formazione Internazionale e principale promotrice  dell’evento odierno. Il contesto universitario si è prestato bene ad un confronto sereno e costruttivo tra i giovani partecipanti, in particolare coloro i quali hanno contribuito alla realizzazione dell’evento, e i rappresentanti delle istituzioni e del mondo professionale ivi convenuti.

 

Il confronto non ha lasciato spazio a dubbi: non si può pensare di perseguire un’idea alta di sviluppo culturale, politico ed economico senza tendere alla realizzazione effettiva di quel progetto in continua espansione che prende il nome di Unione Europea. L’obiettivo è chiaro, il percorso tuttavia è irto di ostacoli. Se si considera poi il netto calo di fiducia degli italiani nelle istituzioni europee (dati ISPO), la strada si complica ulteriormente. Un percorso da intraprendere ha cercato di enuclearlo Alberto Cattani, dirigente del servizio Informazione e Comunicazione dell’Ufficio per la Cittadinanza Europea, il quale considera prioritario l’ascolto delle molteplici esigenze che provengono dalla società civile, in particolare dai giovani.

Dott.Cattani, quanto conta oggi l’ascolto delle richieste dei membri della società civile?

“Personalmente, avendo un mandato di comunicazione istituzionale e di comunicazione dell’Europa nella realtà nazionale, non posso far altro che enfatizzare l’importanza del concetto dell’ascolto, necessario per qualsiasi strategia di comunicazione rivolta soprattutto ai giovani. I giovani sono la risorsa fondamentale che deve essere ascoltata. Ritengo, infatti, che le politiche europee, e quindi le strategie di comunicazione che le affiancano, devono tener conto che il giovane, il quale anche grazie all’esperienza di Erasmus sente sulla propria pelle la realtà europea, è protagonista di processi decisionali influenti”.

Il 2013 sarà l’Anno europeo dei cittadini. Crede che possa costituire un’occasione privilegiata per ribadire l’importanza di pensare e agire a livello europeo?

“Assolutamente sì. L’Anno europeo ha anzitutto l’opportunità di rendere consapevoli i cittadini europei di quei diritti che restano ancora per molti non conosciuti. In secondo luogo è fondamentale come momento in cui cogliere le occasioni per riempire quei vuoti che, nel corso di questi ultimi anni, hanno acuito il senso di sfiducia dei giovani nella politica. Oltre, dunque, alla priorità di rendere più informazione sui diritti della cittadinanza, ritengo necessario costruire maggiore coesione, maggiore intesa su come si possano riempire questi grandi vuoti di cui ho parlato. In questo caso è essenziale l’azione delle politiche europee accanto a quelle nazionali. Mi piace citare a tal proposito le parole dell’attuale presidente del consiglio, al tempo in cui era commissario europeo: “Non possiamo capire l’Europa di oggi e non possiamo indirizzare l’Europa di domani, se non interpretandola come la migliore, qualche volta silenziosa, alleata dei giovani di tutti gli Stati membri”. Bisogna incrementare nei giovani la cultura della filosofia europeista”.

La presenza di alcuni rappresentanti delle istituzioni ha reso il dibattito più fecondo. Il loro intervento ha mostrato quanto lavoro ci sia dietro le quinte e quanto ancora resti da fare per un’Europa sempre più all’altezza delle sfide dei tempi. Degna di nota la presenza dell’on. Sandro Gozi, membro della Commissione Politiche Europee, dell’on. Roberto Di Giovan Paolo, senatore e dal 2008 segretario della Commissione Politiche dell’Unione europea, dell’on. Roberto Gualtieri e dell’on. Marco Scurria, entrambi parlamentari europei.

L’on. Sandro Gozi è tra i promotori della riforma della legge 11 del 2005, approvata in via definitiva dalla Camera il 26 novembre scorso, concernente la partecipazione dell’Italia alla formazione e all’attuazione della normativa europea.

On. Gozi, ci spiega l’importanza di tale riforma?

Credo che abbia un’importanza fondamentale perché rende la politica europea dell’Italia più democratica ed efficace. Più democratica perché c’è un maggiore controllo del Parlamento sul Governo, maggiore dibattito a livello parlamentare, orientando di conseguenza meglio le scelte di fondo dell’Italia in sede europea, e maggiore informazione a favore del Parlamento da parte del Governo. Più efficace perché abbiamo organizzato dei meccanismi, sia in seno al Parlamento che del Governo, di coordinamento, al fine di rendere le scelte più ragionate e la presenza dell’Italia a livello comunitario più significativa. Un segnale di grande rilievo è stato l’approvazione di tale riforma all’unanimità.

Di riforma istituzionale riguardante il Parlamento europeo ha parlato l’on. Roberto Gualtieri.

Onorevole, crede che ci sia bisogno di attuare riforme in vista di una maggiore rappresentatività del Parlamento europeo?

Penso di sì. Il progetto di riforma che prevede l’indicazione da parte dei partiti politici europei del candidato alla presidenza della Commissione credo che vada in questo senso. È essenziale avvalersi, come Parlamento, del diritto di eleggere il presidente della Commissione, sancito tra l’altro dai trattati, in un modo che vincola la nostra fiducia alla proposta di un candidato legittimato indirettamente dal voto degli elettori. Questa sarebbe una riforma istituzionale di grande rilievo perché trasformerebbe sia la legittimazione della Commissione, rafforzando un rapporto fiduciario con il Parlamento, sia la legittimazione del Parlamento perché rafforzerebbe la partecipazione dei cittadini alle elezioni europee; infine, definirebbe, penso, un tipo di dibattito alle elezioni europee tra progressisti e conservatori, più che tra pro-europei e anti-europei, che sarebbe più auspicabile.

L’on. Di Giovan Paolo ha sottolineato invece la necessità di elaborare un percorso fondato non su semplici ideali, seppur importanti, ma su scelte concrete che dettino il passo verso una vera e propria federazione di Stati europea.

Onorevole, in che modo si può raggiungere l’obiettivo da lei esposto?

Ci sono obiettivi alti, tra cui il premio Nobel per la pace assegnato all’Europa, la costruzione di una Costituzione dell’Unione europea, e c’è una pratica quotidiana. Noi italiani abbiamo il difetto di mobilitarci tanto per il raggiungimento degli obiettivi alti e di essere però molto frustrati e frustranti nella quotidianità. In Commissione Affari europei ci occupiamo, durante il mandato affidatoci, del quotidiano. Ad esempio, ci interessiamo della direttiva di riforma della VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) di cui sono relatore in Commissione Ambiente, che è ciò che avrebbe dovuto riguardare l’ILVA di Taranto negli ultimi vent’anni. Ma anche in questo caso, segnale molto indicativo di ciò che dicevo poc’anzi, siamo solo in tre ad occuparcene, perché la pratica quotidiana purtroppo viene sminuita. C’è bisogno di ricongiungere i due piani: quello degli ideali e quello della pratica quotidiana. Questo cerchiamo di fare in Commissione. Un’Italia più europea si potrà raggiungere esclusivamente quando non ci limitiamo a meri discorsi retorici sull’Europa e, magari, dall’altro lato cerchiamo di avere i fondi per realizzare iniziative, ma nel momento in cui costruiamo le condizioni per realizzare gli standard europei nei vari settori.

La dott.ssa Caloisi ha tracciato un bilancio conclusivo del convegno, il cui più grande pregio è stato quello di avviare una riflessione più approfondita sul rapporto cittadini-Europa.

Dottoressa, qual è la funzione della TIA nel processo di sensibilizzazione alle tematiche europee?

La TIA vorrebbe fungere da supporto e da trait d’union tra organizzazioni, associazioni e politica. Questo è l’obiettivo: cercare di essere un contenitore che stimoli una nuova fase di confronto culturale nel nostro Paese vedendo nell’Europa il suo faro di ispirazione e motivazione.

Andrea Lariccia

1 dicembre 2012

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