Paul Klee e l’Italia: viaggi tra natura, classicità e musica

Nell’affascinante e accattivante contesto della Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Mariastella Margozzi e Tulliola Sparagni, curatrici dell’esposizione temporanea, aprono un approfondimento in perfetta continuità con il resto della mostra. Dopo esser stati rapiti e, come direbbe Hans-Georg Gadamer, dopo aver “giocato” con le opere d’arte, si arriva nella parentesi che tratta e analizza in modo attento la relazione, la suggestione e l’influenza reciproca tra Paul Klee (1879-1940) e l’Italia. Attraverso un percorso che conta circa cento pere, comprese quelle di altri artisti stranieri ed italiani che a loro volta subirono il fascino dell’artista svizzero ma di cittadinanza tedesca (Kandinsky, Moholy Nagy, Max Bill, Albers, Licini, Soldati, Perilli, Novelli ecc.), emerge il profondo impatto che i paesaggi, l’arte, la cultura e perfino la gente ebbero sul lavoro di Klee. Percorso che va di pari passo con le varie fasi della sua biografia artistica, dal primo viaggio di apprendistato artistico in Italia al periodo dell’insegnamento al Bauhaus e agli ultimi anni solitari a Berna, costretto dai nazisti all’inattività. L’iter espositivo si articola in cinque sezioni: il viaggio in Italia 1901-1902; tra espressionismo e futurismo; le vacanze d’artista 1924-1932; gli anni della nostalgia, l’opera tarda 1934-1940.

 

La passione, la curiosità e, in seguito, la nostalgia per l’Italia è evidente: Paul Klee la visita infatti per sei volte. A cominciare dal lungo viaggio di studio, povero di risultati creativi ma ricco di pensieri sviluppati negli anni successivi, tra l’ottobre 1901 e il maggio 1902, con Goethe e Burckhard come guide spirituali: l’artista scopre Roma, Napoli, Firenze, Genova, rimane colpito dai Musei Vaticani, dalla Galleria Borghese, dal Museo delle Terme. «Mi dico che entro il 1° marzo avrò visitato tutte le gallerie e i musei» scrive il 18 novembre 1901 alla fidanzata, giunto a Roma da poco più di due settimane. E aggiunge: «Così avrò impiegato bene il mio tempo e conosciuto almeno un aspetto dell’Italia che è per me il più importante». La classicità e l’arte paleocristiana, dove il mosaico è il fattore di congiunzione e segno creativo per la figurazione astratta, suscitano in lui lo sconforto per la perfezione irraggiungibile dell’arte del passato facendogli comprendere che il suo lavoro non deve essere imitazione del naturale, ma ricerca di forme diverse di espressione, perché «l’arte non imita il visibile, ma rende visibile». Ed è sotto il segno della classicità che l’esposizione dedicata a Klee ospita anche Testa di satiro (da Tivoli, marmo bianco, II secolo d. C., Museo Nazionale Romano delle Terme di Diocleziano) e la Statua di Calliope (marmo pentelico, Collezione Boncompagni Ludovisi, Museo Nazionale Romano in Palazzo Altemps), a significare proprio l’emozione provata nel visitare Villa Adriana e la magia esercitata sull’artista dalle sculture raffiguranti le muse. Di poco successivi a questo periodo , non a caso, sono Der Held mit dem Flügel / L’eroe con l’ala (1905, acquaforte su zinco, 25,7×16 cm Graphische Sammlung ETH, Zurigo) e Komiker, Invention 4 / Comico, Invenzione 4 (1904, acquaforte su zinco, 15,3×16,8 cm Graphische Sammlung ETH, Zurigo), opere che evidenziano il gusto satirico di Klee, attraverso figure e modelli classici ma con forme anticlassiche e grottesche, una produzione simbolica che esprime una «tristezza epigonica». Nel soggiorno romano Klee ha l’occasione di visitare la stessa Galleria d’Arte Moderna, che ancora alloggiava nel Palazzo delle Esposizioni, in occasione dell’esposizione annuale delle società artistiche e quella internazionale del bianco e del nero. «Ieri ho visitato il Salone romano, la mostra annuale nella Galleria d’arte moderna. Buoni soltanto i disegni, le incisioni e le litografie dei Francesi. Soprattutto Rodin con i suoi nudi grotteschi […] Parigi, ultima eco della cultura antica, tarda immagine decadente della Roma imperiale.». L’arte italiana di questi anni lo attira ben poco, la sua attenzione si concentra infatti sulla cultura del passato e su un aspetto immateriale: il clima e l’atmosfera del Sud. Già con Genova l’artista metà svizzero e metà tedesco aveva avuto occasione di entrare in contatto con i paesaggi del Mediterraneo, rimanendo affascinato dalla brulicante vita del porto e dalla sproporzione dei vicoli stretti e bui di questa città con gli orizzonti marini. Ma è con i due viaggi in Sicilia (nel 1924 e poi nel 1931) che si palesa il suo amore per il Meridione, nel cui contesto paesaggistico, archeologico e marino Klee cerca l’equilibrio fra classico e primitivo, organico e astratto, apollineo e dionisiaco, apprendendo il senso dell’incompiutezza che accomuna la rovina e il non-finito, il frammento e l’abbozzo. Prima del viaggio in Sicilia infatti Klee si accosta al cubismo, al futurismo e all’espressionismo dando vita ad opere come Abstract Kriegerisch / Astratto-guerresco (1914,
inchiostro e pennello su carta di quaderno su cartone, 19,5×12,5 cm, collezione privata, Francia) e Städtische Komposition mit gelben Fenstern / Composizione urbana con finestre gialle (1919, acquerello su carta su cartone, 29,9×22,3 cm Ulmer Museum, Stiftung Kurt Fried) con giochi spaziali dove finestre illuminate scandiscono il ritmo visivo. Sorprende dunque vedere subito nel 1924 lavori come Mazzarò (1924, acquerello su imprimitura nera a colla su cartone, 23,3×30,5 cm San Francisco Museum of Modern Art), opera en plein air dettagliata e naturalistica che ritrae VillaMazzarò, albergo in cui alloggia nelle vacanze del ’24. Solo la sclerodermia, insorta nel 1935, lo costringerà a rimanere lontano dal Sud mediterraneo.

Nuovi spunti di studio e svolte stilistiche gli vengono suggerite dai viaggi successivi ( Isola d’Elba nel 1926, Viareggio nel 1930 e Venezia nel 1932, passando per altre città come Padova, Pisa e Ravenna) come la fase pointilliste. Il dialogo con la natura resta una finestra aperta sulla concezione dell’arte di Klee, anche nel periodo di insegnamento al Bauhaus dove, insieme a Kandinsky, sviluppa le basi pedagogiche per la grammatica astratta. Uno dei motivi per cui lascerà il Bauhaus nel 1930 per insegnare a Düsseldorf è proprio la sua apertura al naturale, mal vista dalla direzione.

Altra componente essenziale per la visione di Paul Klee sull’Italia è la musica: figlio di musicisti e critico musicale, dedica più di 500 titoli delle sue opere alla musica, si veda Die Sängerin der komischen Oper / La cantante dell’opera comica (1925, litografia acquerellata, 60×46 cm Ulmer Museum). Nei viaggi in Italia è affascinato da Mascagni e Puccini, ma sempre guidato da Mozart con cui condivide l’idea che l’arte non è imitazione del reale, ma «superamento attraverso la suggestione e magia del fantastico».

La ricreazione nostalgica del Sud si avverte già con Schläfriger Arlecchino / Arlecchino addormentato (1933, gessetti su imprimitura su carta su cartone, 28,2×15,8 cm Albertina, Vienna), una tipica figura da commedia e tuttavia spenta nella sua vitalità, come se fosse un alter ego dell’artista che la compone nei mesi in cui viene licenziato dal Düsseldorf per il sopravvento del nazismo. L’incontro con Picasso, avvenuto nella metà degli anni ’30, è eclatante se si analizza Der Torso und die Seinen beim Vollmond / Il Torso ed i suoi con la luna piena (1939, acquerello su carta su cartone, 58,4×41,9 cm Collezione privata Torino): una famiglia di pietre-bestie che richiamano all’antichità monumentale e alla fase surrealista dello stesso Picasso.

Tuttavia Klee ci lascia un’immagine del nostro paese né descrittiva né completa, non troviamo infatti un’opera dedicata a Roma, né a Firenze, Napoli o Genova. Questo perché la suggestione dell’Italia è da ricercare in un percorso interiore e di meditazione in generale sull’arte e sulla cultura italiane, che lo porta da una scarsa considerazione ad un’ammirazione aperta per il popolo italiano stesso, la cui natura gli sembra potente e misteriosa.

La ricezione di Klee in Italia avviene attraverso e soprattutto le Biennali di Venezia, nel 1948 e poi nel 1950, anno in cui il critico italiano Dorfles gli dedica la prima monografia. Anche artisti come Melotti, Licini, Novelli e critici come Argan e Ponente hanno contribuito a far conoscere Klee in Italia, supportando la sua circolazione nelle gallerie di Milano, Torino, Bologna. Nel 1960 vi è il pieno riconoscimento per il suo insegnamento, tramite la pubblicazione della sua teoria della forma e della figurazione. Argan afferma, paragonando Klee a Leonardo:«nella loro produzione non hanno di mira l’oggetto d’arte, ma il modo del suo prodursi, non la forma, ma la formazione come processo». Dagli agli anni ’40 in poi, dunque, Paul Klee gode di un credito e di un peso artistico in Italia senza precedenti, al pari di Picasso e Kandinsky, nonostante non avesse maturato e coltivato un contatto diretto, a differenza di quest’ultimo, con artisti e intellettuali italiani.

Oggi l’esposizione dedicata a Klee nasce dalla collaborazione di Electa e Civita con Arthemisia Group e 24 Ore Cultura – Gruppo 24 ORE. Curata, come abbiamo già detto da Mariastella Margozzi e Tulliola Sparagni, la GNAM allestisce dodici anni dopo la prima grande monografia italiana, organizzata da Palma Bucarelli e in collaborazione con il figlio dell’artista, Felix Klee. La prospettiva dell’artista in questo caso è limitata all’Italia e spinge il visitatore a ricercare «i piccoli riflessi del divino che si è palesato in questa terra», sulla scia delle sue opere. Il laboratorio didattico “Vacanze da Artisti”, nato dalla collaborazione tra i servizi educativi della Galleria e Coopculture, propone inoltre un nuovo modo di partecipare e vivere un evento d’arte: sulle orme dei viaggi italiani di Klee, i bambini possono scoprire colori e emozioni di un Sud fortemente presente nell’animo dell’artista, producendo un ricordo da portare a casa.

 

Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea Viale delle Belle Arti  131, Roma

Ingresso per disabili: Via Gramsci 73

Orari di apertura

martedì – domenica dalle 10.30 alle 19,30 (la biglietteria chiude alle 18,45)
Chiusura il lunedì

Biglietti ingresso museo e mostra

intero: euro 12,00

ridotto: euro 9,50 (cittadini dell’unione Europea di età compresa tra i 18 e i 25 anni; docenti delle scuole statali dell’Unione Europea) ridotto speciale solo mostre: euro 7,00 (minori di 18 e maggiori di 65 anni) gratuito museo: minori di 18 e maggiori di 65 anni

Informazioni

tel. +39 06 32298221
www.gnam.beniculturali.it

Clelia Crialesi

13 novembre 2012

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