C-AVEAU, a Siena si apre “una finestra sul pensiero”

C-AVEAU, a Siena si apre “una finestra sul pensiero”
C-AVEAU, Siena

Da ieri, 25 febbraio2016, abbiamo un motivo in più per andare a Siena. Non che questa città ne abbia bisogno per essere visitata e vissuta, ma di certo l’artista Serena Fineschi ce ne offre uno in più. Fino al 25 Febbraio 2017 sarà infatti possibile vedere una mostra, visitare una galleria, guardare un’opera d’arte che racchiude altre opere, un’idea che origina altre idee, ed essere noi stessi parte attiva ed integrante di questo flusso di pensiero. Tutto questo grazie ad un caveau, una minuscola cassaforte incastonata tra le mura medioevali del centro storico di Siena, in Vicolo Del Coltellinaio, ricavata da quella che un tempo era un’edicola stradale ospitante una stazione barometrica.

C-AVEAU - Marina Dacci
C-AVEAU – Marina Dacci

C-AVEAU è il nome con il quale è stata battezzato questo lavoro, nato da un’idea dell’artista Serena Fineschi e realizzato con le idee ospitate e custodite all’interno di quella che è a tutti gli effetti una finestra sul pensiero. Il mio, il tuo, il nostro.
La prima idea depositata è di Marina Dacci, direttore della Collezione Maramotti, a cui seguiranno, con rotazioni di trenta giorni, le idee degli altri undici ospiti (Pietro Gaglianò, Pablo Echaurren, Marco Tirelli, Serse, Claudia Salaris, Vittorio Corsini, Ilaria Mariotti, Paola Tognon, Alfredo Pirri, Marco Pierini e Bianco-Valente). Un progetto che culminerà con la pubblicazione nel 2017 di un libro ad opera de Gli Ori, Editori Contemporanei, che non solo conterrà ogni idea esposta, ma renderà nota anche la relazione di ogni opera con le altre.
Artisti, scrittori, scrittori, poeti, musicisti, fotografi, curatori, pensatori che in questo spazio potranno condividere schizzi, immagini, parole, pensieri che non hanno ancora visto la luce e non hanno ancora incontrato lo sguardo di quanti passando si fermeranno, anche solo per un batter di ciglia.

La ricerca di Serena Fineschi «riflette sulla precarietà di tutte le cose, sulla permanente impermanenza, dove gli opposti vivono, convivono, si trasformano e lasciano tracce da cui ri/partire. Il medium sul quale si instaura questo rapporto è una sorta di precipitato, che viene fruito in una dilazione temporale, e spesso è formalmente minimale, talvolta impercettibile, quasi come un’opposizione assoluta alla pienezza gestuale e processuale. Come se questo minimalismo, ci riporti all’origine di tutte le cose e al rapporto di assoluta intimità tra l’opera e l’artista. L’esperienza di vivere l’esistenza nel suo intreccio di vita e morte, rappresenta la soluzione al timore del mutamento e afferma l’assoluta relatività relazionale del reale».

C-AVEAU vuole esplorare proprio questa urgenza vitale rappresentata dalle idee, origine del fare da preservare e proteggere. E quale tutela migliore dello sguardo altrui? Una condivisione che è anche trasformazione, genesi e mutagenesi, incessante movimento tra istante e infinito, tra definito e indefinito. Mutazione e permutazione di un’idea che appena “è”, esiste ed è rappresentata, già non è più perché è altro, si è evoluta nel dinamismo «della mente di tutti coloro che sono coinvolti in questo progetto. Una punteggiatura di idee che potrà essere condivisa, guardata, rubata, copiata o negata», in una evoluzione del pensiero che da singolo diventa collettivo, per tornare nuovamente singolo in questa «relazione emotiva, spirituale e intellettuale tra le persone, credendo che non si possa prescindere dai rapporti con gli altri; il confronto, la condivisione, le connessioni e gli abbandoni, sono elementi che ci permettono di comprendere e determinare il nostro percorso».

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