RAFFAELLO VERSO PICASSO. I ritratti impazzano a Vicenza

Mostra straordinaria in uno straordinario contenitore. E’ partita col botto “Raffaello verso Picasso. Storie di sguardi, volti e figure”. Già 10.000 visitatori nella prima settimana d’apertura e più di 150.000 i prenotati. Alla preview per la stampa, tra gli accreditati 200 giornalisti italiani e stranieri, c’erano anche quelli britannici dell’Herald Tribune e The Guardian. La restaurata Basilica Palladiana di Vicenza, riaperta dopo un cantiere durato 6 anni e costato 22 milioni di euro, sarà fino al 20 gennaio 2013 cassaforte di 86 capolavori, alcuni dei quali per la prima volta in Europa.  “Credo nelle emozioni e non nella conoscenza di pochi sapienti”, ha dichiarato il curatore Marco Goldin affiancato dal soddisfatto sindaco Achille Variati, fiero di aver tagliato il nastro scortato dal ministro dei beni culturali Lorenzo Ornaghi e da uno stuolo di colleghi e personalità politiche e religiose. Favorevolmente si è espresso anche Vittorio Sgarbi  che nei giorni scorsi ha visitato la mostra stupendosi per il gigantesco ritratto di Filippo IV di Velazquez.

Tanti gli spettacoli in Piazza dei Signori regalati dall’amministrazione comunale alla cittadinanza per l’eccezionale evento, affiancato dall’inaugurazione di un’altra collaterale esposizione “Cinque secoli di volti” allestita nello splendido scenario delle cantine palladiane del Museo Chiericati e dall’apertura del “Palladio Museum” nei saloni di un ulteriore palazzo firmato Palladio, il Barbaran da Porto sede del CISA, Centro Internazionale Studi di Architettura.  Pertanto a Vicenza, ai primi d’ottobre, si sono avute ben tre notevoli inaugurazioni che, in tempi di vacche magre, profumano di miracoloso.

 In Basilica Palladiana il giro del mondo si fa in 86 capolavori che percorrono cinque secoli di storia dell’arte distribuiti in quattro sezioni: Il sentimento religioso, La nobiltà del ritratto, Il ritratto quotidiano, Il Novecento,lo sguardo inquieto. Non una storia del ritratto ma una storia di sguardi dipanata dai volti perfetti dipinti da Raffaello fino alle scomposizioni formali di Picasso e oltre.  Le grandi firme ci sono tutte: Mantegna, Bellini, Guercino, Caravaggio, Veronese, Tiziano, Cranach, Tiepolo, El Greco, Rubens, Van Dick, Rembrandt, Durer, Monet, Manet, Renoir, Gauguin, Cézanne, Van Gogh, Picasso, Modigliani, Balthus, Bacon.

Ammiratissima la “Danza a Bougival” di Renoir, il dipinto di maggior valore, eletto icona della mostra, una delle opere simbolo del Museum of Fine Arts di Boston che molto ha prestato a Vicenza. Straordinaria la sala che raggruppa insieme gli autoritratti di Bonnard, Cézanne, Gauguin, Van Gogh, maestri dalle cui costole nacquero due grandi avanguardie: Die Brucke e i Fauves. Qui lo sguardo s’accorcia e il rapporto non è più tra il personaggio e il pubblico ma tra il pittore e se stesso, una sorta di autoanalisi in un momento in cui nella pittura, alla descrizione subentra l’interpretazione. Assorto lo sguardo di “Madane Roulin” di Van Gogh, pensoso quello del “pittore Etienne Terrus” ritratto da Derain, allucinato quello di “Diego” di Giacometti, scomposto quello de “L’Italiana” di Picasso, senza pupille quello del “Giovane con berretto” di Modigliani e furtivo quello de “I giocatori di carta” di Balthus.

Il percorso espositivo è un procedere dallo sguardo prima infantile e poi sofferente di Cristo, attraverso i ritratti celebrativi di re, dogi, nobili, a quelli quotidiani d’individui senza nome ma pennellati da Memling, Durer, Raffaello, Giorgione, Goya, Kirchner, Nolde, fino ai corpi osceni di Bacon esibiti come pura carne spappolata.

Stupendi i due Rembrandt raffiguranti “Il reverendo Johannes Elison” e sua moglie “Maria  Bockenolle” commissionati al genio olandese nel 1634 dal figlio della coppia. Elegantissimi nelle loro lunghe vesti scure rischiarate dalle candide gorgiere, i due borghesi sono dipinti con straordinaria perfezione. Nella sala successiva, enigmatico il “Ritratto di giovane” di Albrecht Durer che nel volto unisce due opposte espressioni facciali, seria a sinistra e sorridente a destra le quali conferiscono al soggetto quell’indefinibile vaghezza imparata da Leonardo.

Nell’ultima delle 13 sale, s’incontra l’unico pittore vivente, lo spagnolo Antonio Lopez Garcia, che nel suo “Figure in una casa” inserisce uno specchio alla parete, memore del “Las meninas” di Velazquez. Nei tre dipinti di Garcia gli sguardi sono muti e misteriosi, chiusi in interni domestici dove aleggia una palpabile incomunicabilità. Chiude la mostra il quadro più amato dal curatore Goldin: “Christina Olson” del realista americano Andrew Wyeth, conservatore dell’eredità di Hopper. Inquietante la vicenda umana di Christina, ritratta seduta sulla soglia di casa con lo sguardo proteso all’Oceano Atlantico, colpita da un terso raggio di sole che ne marmorizza il volto e le braccia nude creando uno straordinario contrasto tra luce e ombra.  Chi era e come viveva questa ragazza nella sua fattoria nel Maine lo si ascolta nell’audioguida, vivamente consigliata per una visita ben illustrata.  INFO: www.lineadombra.it

Cinzia Albertoni

16 ottobre 2012

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