Storia magistra vitae: i protagonisti dell’Età dell’Equilibrio

Dal 4 Ottobre 2012 al 5 Maggio 2013 presso i Musei Capitolini, sarà aperta al pubblico la mostra “L’Età dell’Equilibrio. Traiano, Adriano, Antonino Pio, Marco Aurelio”, terzo appuntamento del progetto quinquennale I Giorni di Roma.

Con Età dell’Equilibrio ci si riferisce agli ottanta anni (98-180 d.C.) in cui l’Impero raggiunse il suo massimo splendore, i Felicia Tempora, caratterizzati dalla pace mediterranea, l’unificazione dello spazio monetario, la diffusione del sistema legislativo e giudiziario romano, l’assunzione del modello di vita urbano. Proprio per questo il titolo della mostra deve esser letto per intero e la sua scelta non è per niente casuale: l’avvento dei tempi aurei fu possibile grazie all’opera di questi quattro imperatori che, governando in modo illuminato, guidarono Roma ad uno dei periodi più felici nella storia dell’umanità.

Dopo la dinastia Giulio – Claudia e la dinastia Flavia, entrambe terminate con la damnatio memoriae di Nerone e Domiziano, con l’ascesa di Nerva il principato divenne adottivo: gli imperatori non salivano al trono per diritto di nascita ma erano scelti dai loro predecessori per valore e qualità, in modo che il potere fosse sempre riposto nella mani di uomini giusti e capaci.
Nella prima sala dell’esposizione, sono presentate  le raffigurazioni dei quattro protagonisti, quasi uno specchio dell’epoca di grande stabilità in cui vivevano. Dall’imponente Statua loricata di Traiano, che lo vede rappresentato con l’armatura, e dal Busto di Traiano con egida e corona civica, emerge tutta la sua prestanza fisica e lucidità politica: egli portò Roma alla sua massima estensione territoriale (condusse in prima persona le guerre daciche) e istituì dei fondi di sussistenza per le classi povere (sulla base di prestiti agrari a basso interesse), così da agevolare il rifiorire dell’agricoltura italica.
Le diverse rappresentazioni di Adriano, da Ritratto di Adriano con corona civica a Adriano in toga, mettono in risalto una figura diversa da quella del suo predecessore: i folti ricci, quasi cesellati sulla pietra, la barba fluente, l’espressione curiosa e penetrante, sono tutti indizi sulla sua ricca personalità. Egli, infatti, fu un grande appassionato della cultura classica greca (tanto da essere iniziato ai Misteri Eleusini) e, nel corso del suo principato, intraprese una lunga serie di viaggi che lo portarono a visitare quasi tutto l’impero. Prima di proseguire, non può non colpire la monumentale Testa di Antinoo in stile egizio e il lucente Antinoo Capitolino, in cui è raffigurato il giovane amato da Adriano, onorato dopo la morte dall’imperatore con la fondazione di Antinopoli, in Egitto.
Gibbon ritiene che durante il regno di Antonino Pio “la condizione del genere umano fu la più felice e la più prospera”: il ricco senatore originario di Lanuvio e in seguito adottato da Adriano, fu infatti un uomo dotato di notevole senso di giustizia e tolleranza. Insieme ai suoi busti, sono esposte le raffigurazioni della moglie Faustina Maggiore, tra le quali spicca Statua di Faustina maggiore (alta 221 cm): la donna è rappresentata sotto le vesti della dea dell’abbondanza che, portando nel palmo sinistro la cornucopia, si appresta ad elargirne i frutti. Voltaire nel “Dizionario Filosofico”, così descriverà Antonino Pio, sotto la voce Virtù: « Certi teologi dicono che il divino imperatore Antonino non era virtuoso; che era uno stoico testardo, il quale, non contento di comandare agli uomini, voleva anche essere stimato da loro; che attribuiva a se stesso il bene che faceva al genere umano; che in tutta la sua vita fu giusto, laborioso, benefico per vanità, e che non fece nient’altro che ingannare gli uomini con le sue virtù; e a questo punto esclamo: «Mio Dio, mandaci spesso di queste canaglie!» ».

A chiudere il quartetto, c’è Marco Aurelio, la cui Statua Equestre è quasi il simbolo di Piazza del Campidoglio e dei Musei Capitolini. Fu adottato, insieme al fratello Lucio Vero, da Antonino Pio per esplicita volontà di Adriano, che lo apprezzava molto. Nelle sue raffigurazioni, la fierezza pubblica della posa imperiale è accompagnata da un senso di dignità personale proprio del comune cittadino romano: le sue statue e i busti sono tanto levigati da renderne visibili i muscoli del volto, che ci appaiono come una finestra sugli aspetti più privati dell’ imperatore, quasi a voler simboleggiare con l’equilibrio tra la psiche e le varie parti del corpo, il perfetto accordo tra le forze dell’impero. Se consideriamo che l’età repubblicana era finita da più di 150 anni, tutto ciò è ancor più stupefacente e non deve sorprenderci come proprio alla sua morte si aprì un periodo di profonda crisi e instabilità (il quarto appuntamento de I Giorni di Roma, previsto per il 2014, sarà appunto intitolato L’età dell’angoscia). Tra i busti di Marco Aurelio, spicca la Statua-ritratto di filosofo, come a voler sottolineare la sua più grande passione: autore dei “Ricordi o Colloqui con se stesso” (Τὰ εἰς ἑαυτόν nell’originale greco), è considerato un importante esponente dello stoicismo, che ,unito alla carica imperiale, portò molti nell’antichità a vederlo come l’incarnazione del “Re-Filosofo” della Repubblica di Platone.

 

 

Marco Di Giacomo
16 ottobre 2012

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