Alla riscoperta della scultura classica

Al Palazzo delle Terme di Diocleziano, a Roma, si espone una notevole quantità di statue e , soprattutto teste di sculture classiche di alta fattura artistica. Ci accoglie inizialmente, la statua della Minerva seduta.
La testa colossale doveva sostenere un elmo. È una replica romana di un simulacro di culto greco in forma di acrolito. Entrando nella I sala, veniamo quasi “Inghiottiti” in un vortice di bellezza scultorea classica che ci assale completamente per ricercatezza e capacità rappresentativa, come ad esempio il primo esempio: una testa datata tra III e II secolo a.c., identificata da una statua di Lisippo (IV sec. A.c.) raffigurante un uomo che si poteva identificare con accento patetico, dato dalla bocca chiusa e la torsione del collo che le conferiscono, appunto tale caratteristica.

Segue un personaggio giovane che doveva, probabilmente, esser parte di un altorilievo, come sta a dimostrare una frattura dietro l’orecchio sinistro e la mancata lavorazione del tratto del collo corrispondente, datato: 100-80 a.c. troviamo nel cammino poi, una testa (mutila del naso), probabilmente realizzata da uno scultore greco. Il teme patetico del volto, di chiara ascendenza ellenistica, ricorda le immagini eroiche di Alessandro Magno che ispiravano molti ritratti aristocratici romani di tarda età repubblicana (I sec. A.c.). Probabilmente appartenente a un altorilievo con sequenze di personaggi affiancati, ritroviamo il volto identificato da alcuni con quello di Giulio Cesare.

La resa naturalistica dei tratti somatici, risente di influssi ellenistici evidenti nelle carnosa plasticità con cui sono rese le masse del viso. Di età cesariana, datata: 60-44 a.c. Segue una successiva testa che, per varie caratteristiche del volto e della sua muscolatura, fanno risalire sempre all’età di Cesare. Il taglio asimmetrico del busto dimostra che la testa fosse inserita in una statua con toga, molto somigliante al volto di Cicerone infatti. Datata 91-88 a.c. E assunse per gli Italici un alto valore ideologico, come simbolo del raggiunto stato di Civis romanus. Segue una testa che, per le sue masse adipose nella parte inferiore, denota età matura, per essere più precisi: anni dopo la morte di Cesare, datata tra il 40 e il 30 a.c, per di più ascrivibile a stile realistico si età cesariana.

L’altra testa, per il trattamento delle sopracciglia e i capelli, suggerisce una derivazione da un  originaria in bronzo. La testa mostra un’organica fusione tra: stile realistico cesariano ed istanze della corrente classicistica di età augustea (30 a.c. circa). Espressione pacata e severa, la prossima, in cui è presente un ritratto lievemente solcato da rughe che mostra un lieve residuo linearismo di tradizione Cesariana già re influenzato da una ritrattistica di età augustea, a cui rimanda anche la capigliatura. Scolpita, probabilmente, in una raffinata officina Prenestina (30 a.c.). Si accede poi, nel corridoio, dove ritroviamo un ritratto, forse inserito in una statua, dove il rendimento dei capelli, accennato in brevi zone, permette di ricostruire la foggia delle acconciature, qui presentate in una delle varianti “all’Ottavia” (40-30 a.c.).
Segue un massiccio capo denudato e percorso da vene: è un uomo anziano della classe borghese. Laresa del volto profondamente segnato, è caratterizzato da intenta vitalità. Età Cesariana , metà I sec. A.c. Il volto di una stele o rilievo funebre, poi ci accoglie nel cammino, rappresentante una donna anziana con singolare acconciatura : il velo che copre la testa è ripiegato sulla fronte e scende ai lati del volto, fasciando la guancia. Realismo notevole ed estrema sobrietà plastica. Epoca cesariana, data 60-30 a.c. La seguente appartiene ad un rilievo di un monumento funebre. La testa non è finita in alcune parti, come ad esempio in:occhi, chioma, orecchie. Il realismo del volto permette di ascriverla ad età repubblicana e più precisamente agli anni del II Triumvirato (43 a.c.).

Una seconda statua mancante si naso, la si fa appartenere al II Triumvirato, dove, il taglio nella  parte posteriore denota l’appartenenza ad un rilievo. I tratti vigorosi dell’uomo la riconducono al realismo.

L’altra testa, con tratti realistici di età repubblicana, la fa presupporre come una riproduzione. Cioè: mentre il trattamento della superficie rimanda al I sec. D.C., c’è da attribuire all’opera l’inserimento
in una copia di epoca imperiale da un’originale di età repubblicana, o anche riproduzioni di un artista greco influenzato da tradizione ellenistica attivo a Roma intorno al 40 a.c. L’altra che segue rivela tratti di tradizione tardo ellenistica realistica intorno al II quarto del I sec. A.c. Potrebbe essere di un artista greco attivo a Roma e di officina di Palestrina. Proseguendo nel nutrito corridoio di arte classica, ritroviamo varie e diverse serie di acconciature che vanno da quelle all’Ottavia (che spiegheremo in cosa consistevano), fino alle più semplici, di diverse donne di età anche e soprattutto augustea.  A partire dalla I, cara tteristica, possiamo affermare che l’acconciatura “all’Ottavia”, appartenente a fine repubblica e ad inizi impero, nascesse dall’acconciatura portata dalla sorella di Augusto e che vedeva dividere, con ciocche e trecce, i capelli in due masse separate, e che potesse essere datata alla fine dell’età repubblicana. La prima testa, appartiene alla fine del I sec. D.c. Poi si entra in una seconda sala, dove ritroviamo una giovinetta in vesti di Artemide (60-79 d.c.), di età Neroniana. Segue un secondo percorso nel corridoio dove si ritrovano le caratteristiche, nella varie acconciature, più o meno raffinate (a seconda che si tratti di nobili o popolane), di appartenenza alla classe imperiale, se con diadema o senza diadema sulla testa.

La tredicesima statua è interessante, poiché denota l’appartenenza del soggetto a Poppea Sabina che, nel 62 d.c. sposò Nerone che, come indica il diadema, ottenne il titolo di Augusta nel 63, e venne divinizzata da Nerone, più o meno nel 65 d.c. Segue un’acconciatura di Tiberio, cioè con di dietro una biforcazione a “coda di rondine”. Altra testa è stata identificata con Druso Maggiore (38 a.c.- 9 a.c.) e con Druso Minore (13 a.c.- 23 d.c.), figlio di Tiberio e Vispania Agrippina. Ma si pensa, infine, si tratti di Germanico, (età Tiberiana). Interessante il ritratto di Alessandro Magno, anzi una statua che si ispira alla statua di Alessandro Magno con la lancia opera di Lisippo (IV sec. A.c.). I fori sulla fronte e ai lati del capo, indicano la presenza di una corona metallica (probabilmente di foglie).La sala IV è forse la più interessante. La prima statua rappresenta una fanciulla identificata con una figlia di Niobe, ferita sul dorso da una freccia, di cui ne rimane traccia dietro le spalle. Opera greca, appartenente a metà del IV sec. A.c. Fu adoperata come arredo di Horti Sallustiani e doveva, inizialmente appartenere ad una decorazione frontonale di un tempio greco. Seguono statue che rappresentano momenti celebrativi e non della vita greca soprattutto ai tempi di Alessandro. Fino però ad una “chicca” che si ritrova in una rappresentazione quanto mai attuale ed affascinante si un atleta, per la precisione un pugile, che sta ad identificare una forte attuarialità coi tempi odierni anche nell’uso degli “accessori” sportivi usati e rappresentati qui.

È un’atleta, come si accennava, a riposo che siede su di una roccia di fattura moderna, con il volto segnato da ferite, riportate, come si diceva, nella sua attività di pugile: Indossa la Kymodèsma una specia di sospensione del membro virile, e guantoni di cuoio e stringhe (hymantes oxèeis) che lasciano libero il pollice. Si è attribuito allo scultore ateniese Apollonios, o figlio di Nestori, attivo nel I sec. A.c., ma indagini più minuziose ci dicono risalire a Corporazioni del Bronzo. Nella Sala VIII vi sono rappresentazioni di donne in vesti varie, in uso soprattutto in Grecia che gli conferiscono spesso nei tratti, sembianze miti. Fino al ritorno al corridoio, con ancora altre due teste caratteristiche dell’epoca classica e cioè: quella di una giovane identificata con Saffo (612-580 a.c.), ed è una replica che è stata realizzata in età Moderna, cioè tra il XVI e XVIII sec. D.c. Ed infine il ritratto di uno Pseudo-Seneca, perché identificato nel filosofo latino $-65 d.c.), ma che il poeta greco Esiodo (VIII sec. A.c.) e il poeta latino Ennio /239-164 a.c.), hanno dunque menzionato come anteriore. Ultima testa ha tratti orientaleggianti, e la barba corta tipica dei poeti, e l’atteggiamento pensoso, lo fanno identificare nel poeta Sinope (antica colonia di Mileto sulla costa del Mar Nero: Diphilos), vissuto tra la metà del IV sec e gli inizi del III sec. A.c. Possiamo concludere che l’arte e in particolare la scultura greca e romana abbiano sì punti in comune, ma che i due paradigmi rappresentativi siano una parte di un tutto che va a ricondursi agli albori di epoche storiche ed artistiche diverse appartenenti ad un periodo di sicuro valore artistico che non trova, forse, ancora eguali in nessuna parte del mondo, da cui scultori come Michelangelo o Bernini abbiano certamente in passato tratto i loro lavori che ancora sono e saranno pietre miliari di un panorama quanto mai vasto ed eterogeneo.

 

Michela Gabrielli

14 ottobre 2012

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