Nobel alla letteratura a Mo Yan autore di Sorgo Rosso

La letteratura e la cultura cinese oggi si fanno conoscere al mondo intero. È Guan Moye (57 anni) il vincitore del Nobel alla letteratura 2012 per il suo «realismo allucinatorio che fonde racconti popolari, storia e contemporaneità», come afferma Peter Englund, segretario permanente dell’Accademia Svedese di Stoccolma. Guan ha approfondito il pensiero  e lo stato dell’arte letteraria cinese, contribuendo a formare uno stile nazionale unico, concentrandosi sulla vita nelle campagne.

In ambito letterario Guan non è conosciuto con il suo vero nome, ma con lo pseudonimo Mo Yan che significa “colui che non vuole parlare”.  L’appellativo che lo stesso autore si è dato ben si adatta alle tematiche affrontate nelle sue opere – sette romanzi ed altri racconti e storie brevi – che attaccano, seppur indirettamente, il sistema politico di Pechino e svelano le contraddizioni del suo paese lanciato nella corsa del mercato mondiale ma ancora ingabbiato in meccanismi autoritari. Nel suo recente libro “Rane”, infatti, Mo mette sotto accusa la politica del figlio unico, in vigore in Cina da oltre trent’anni. Il suo più celebre romanzo, edito da Einaudi, è “Sorgo Rosso” da cui il regista Zhang Yìmóu ha tratto la sceneggiatura per l’omonimo film, vincitore a sua volta dell’Orso d’Oro al Festival di Berlino nel 1988.

Sorgo Rosso dipinge le avventure e gli amori  del bandito Yu Zhan’ao e della sua famiglia sullo sfondo degli sconfinati e brulicanti campi di sorgo che «che in autunno scintillano come un mare di sangue». Il romanzo non ritrae solo la storia di Yu, ma di un intero popolo che abita un paese dove «un vento maschio spazza una terra femmina» e il sangue versato è «morbido e liscio come piume d’uccelli».

I paesaggi, l’arte e la cultura rurali che contraddistinguono i suoi racconti sono fortemente influenzati dalla sua città natale – Gaomi, nello Shandong della Cina orientale –  che Mo ha ringraziato dopo il conferimento del premio Nobel: «Gaomi, in confronto a Pechino, è una piccola città, meno popolata e meno rumorosa, ma lì mi posso nascondere nella mia stanzetta e scrivere al massimo della concentrazione. La mia città è strettamente legata alle mie opere». Inoltre, come tutti i cinesi della sua generazione, Mo ha dovuto interrompere gli studi e dedicarsi al lavoro manuale nei campi durante la Rivoluzione Culturale: «Gli elementi culturali con cui sono venuto a contatto durante la mia infanzia mi hanno fortemente influenzato. Quando impugnavo la penna per scrivere, questi elementi della ruralità inevitabilmente entravano nei miei romanzi e influenzavano e plasmavano perfino lo stile artistico dei miei lavori». E proprio per il suo stile l’autore è stato spesso definito il Gabriel Garcia Marquez cinese. William Faulkner e Marquez infatti, come afferma egli stesso, sono stati di grande ispirazione precisando che «i due autori sono vulcani in ebollizione ed erutterebbero se mi ci avvicinassi troppo».

Mo è il secondo cinese ad ottenere il Nobel per la letteratura (Gao Xingjian nel 2000) e la sua carriera è costellata di numerosi altri premi letterari: nel 1997 riceve il premio annuale dell’Associazione Scrittori Cinesi, nel 2005 il premio Nonino per la letteratura internazionale, nel 2009 il Newman Prize for Chinese Literature, nel 2011 il Mao Dun Literary Prize grazie al suo romanzo “Rane”.

Questa settimana in Cina le vendite delle sue opere sono aumentate tanto che “Rane” ha registrato il tutto esaurito su Dangdang.com, la principale libreria online cinese.

Clelia Crialesi

13 ottobre 2012

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook