Venezia celebra il terzo centenario di Francesco Guardi al museo Correr

Venezia cerca sé stessa nella modulazione della luce. Venezia ritrova sé stessa nel fragile equilibrio tra cielo e acqua. Venezia rivive nelle seducenti vedute di Francesco Guardi.

In occasione del terzo centenario della nascita dell’artista, la Fondazione Musei Civici di Venezia, sotto l’Alto Patrocinio del Presidente della Repubblica Italiana, allestisce, al secondo piano del Museo Correr dal 29 settembre al 6 gennaio 2013, la mostra Francesco Guardi 1712-1793.

L’esposizione, un itinerario al tempo stesso tematico e cronologico, consta di 121 opere complessive  (suddivisibili in disegni e dipinti), alcune delle quali arrivano in Italia per la prima volta mentre altre vi tornano dopo la mostra dedicata all’artista a Palazzo Grassi nell’ormai lontano 1965.

 

Quella che si tiene nelle sale della celebre sede museale di Piazza San Marco è una grande occasione dal respiro internazionale: l’opportunità di leggere le opere di questo strabiliante vedutista (ma non solo) in un percorso che permette al visitatore di coglierne la personalità a 360 gradi, partendo dalla giovinezza e dai suoi esordi come pittore di storia, passando per i capricci (esito del riflesso del Gran Tour) fino ad arrivare alle vedute per cui è più riconoscibile e celebre.

Già dal titolo, semplice, diretto, pulito si può comprendere quello che ci dobbiamo aspettare: una monografia visiva fatta di temi, e non propriamente di fasi (come la mancanza di datazione della maggior parte delle opere potrebbe far supporre, scelta questa dettata dalle diatribe accademiche ancora in corso); questo perché Guardi, nonostante, la sua tendenza al cambiamento, qualità percepibile dalle opere presentate, mantiene, nel suo continuo rinnovarsi, alcuni di questi cambiamenti, non rinnegando mai i suoi esordi, la sua crescita, i suoi cambi di rotta.

Ne emerge una figura complessa, forse inedita ai più e sconosciuta a coloro i quali riducevano la sua attività alle vedute; in tale complessità, in questa mutevolezza che ritorna nelle sue opere, fatta di attimi, di fusioni tra cielo e terra, risalta la sua contemporaneità: le opere di Guardi dialogano con la luce proveniente dalla finestre volutamente prive di tende delle sale che le ospitano, in modo da permettere uno scambio continuo tra interno ed esterno, in un allestimento che produce un ulteriore effetto sulle opere esposte.

L’itinerario espositivo è composto da cinque sezioni, se si esclude la prima sala, più introduttiva, destinata all’immagine dell’artista ( in cui compaiono il controverso ritratto a opera del Longhi, una camera ottica e il grande quadro di Bertini dal titolo Francesco Guardi vende i suoi quadretti in Piazza San Marco).

La prima sezione è dedicata all’esordio dell’artista in veste di pittore di storia, occupazione che lo impegnerà fino ai quarant’anni. La sua attività di “copista”, se così è possibile definirlo, gli permette di osservare Venezia dall’interno, mostrando atmosfere, per noi caratteristiche, del Settecento lagunare, ricche di aneddoti, dettagli, maschere e amanti spensierati: una visione mondana, che sembra figlia di Pietro Longhi, con sfilate di carnevale e cortei. Tutto ciò risulta essere affermazione di una sua attività non sempre divulgata al grande pubblico e che trova il suo apice ne Il Convegno Diplomatico, testimonianza pittorica di un avvenimento realmente accaduto.

La seconda sezione permette l’incontro con il Guardi a noi più noto, il Guardi vedutista che compare sulla scena a partire dalla seconda metà del Cinquecento, probabilmente grazie all’assenza dalla città di Canaletto (altro celebre vedutista). Il suo metodo operativo è alquanto interessante: partendo dalle incisioni veneziane aggiunge i colori, secondo una scelta cromatica tutt’altro che casuale, nella quale avviene una sapiente calibratura dei comprimari tanto da permettere una fusione – non fusione tra cielo e acqua. Queste opere, provenienti per la maggior parte da collezioni straniere, dimostrano il legame tra Guardi e i nobili impegnati nel Grand Tour.

La sezione successiva accoglie i capricci (accostamento di luoghi reali e fantastici) e i paessaggi, alla base dei quali non è difficile cogliere l’ispirazione proveniente da altri dipinti, reinterpretati con una sensibilità nuova e con una visione “caleidoscopica distorta”. A tal proposito si può citare il Paesaggio proveniente dall’Ermitage, un olio in cui le vibrazioni luministiche conferiscono un sapore irreale alla scena.

Dipinti e disegni dedicati a feste e cerimonie occupano la quarta parte; l’artista sarà l’ultimo cantastorie della Venezia del Settecento: ecco, quindi, che accanto a episodi poco originali per tematica si affianca la documentazione di festeggiamenti specifici come quelli per l’arrivo di papa Pio VI.

Impossibile, tuttavia, sarà per il visitatore, dimenticare l’ultimo Guardi nelle cui opere vive lo spirito più libero, fatto di sfasature e di deformazioni: in queste vedute le architetture si comprimono fino a diventare linee, le figure si riducono a semplici macchie. Risalgono a quest’ultimo periodo le opere realizzate per John Strange: ville immerse nel verde e scorci inaspettati e appartati della Serenissima.

Guardi dipinge un modo di sentire, più che una lucida realtà; interpreta Venezia e racconta la sua città, una città in cui si insinua anche la fantasia, ciò che la Serenissima più o meno consciamente evoca sull’animo umano, ricordi malinconici e fugaci, attimi transitori, unici proprio perché irripetibili e lontani dalla consuetudine e dall’ordinario vedere.

 

Didascalie immagini.

Il Canale della Giudecca con la chiesa dei Gesuati. Olio su tela, 59,5×96,5 cm, collezione privata (courtesy Sotherby’s Londra).

 Il convegno diplomatico, olio su tela, 106×170 cm, Venezia, Ca’ Rezzonico, Museo del Settecento veneziano.

Bacino San Marco, olio su tela, 62×93,5 cm, Zurigo, Fondazione Collezione E.G.Bührle.

Scheda tecnica.

Francesco Guardi 1712-1793, Museo Correr, Piazza San Marco, Venezia, fino al 6 gennaio 2013.

Orario: tutti i giorni dalle 10.00 alle 19.00 (la biglietteria chiude alle 18.00)

Biglietti: intero 12 euro, ridotto 10 euro.

Giulia Jurinich

2 ottobre 2012

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