DA CARPACCIO A MANZU: i papi nella memoria

E’ presente a Roma, fino a novembre 2012, al Museo di Castel Sant’Angelo  la Mostra su: I Papi nella memoria , che, oseremmo dire, non è solo storica, ma “di corrente”, stilistico-artistica, per un ricordo vivo  e attuale di molti pontefici che, soprattutto dal rinascimento fino ai tempi odierni, ci hanno accompagnato, appunto, nello scandire del tempo non solo canonico, ma anche del nostro vissuto.

Ad aprirla  è uno schizzo dell’antica Basilica Costantiniana di S. Pietro  del Bramante prima della sua demolizione nel rinascimento. Gli abbozzi pittorici  sono sovrapposti al rilievo in riferimento al secondo progetto della chiesa.

È proprio dell’artista recuperare l’idea di una ripresa  del classicismo architettonico in chiave moderna. (Si ricorderà, anche in pittura, nel suo Cristo alla colonna, proprio questo aspetto).

Segue la riproduzione della copia, a dimensioni ridotte, del Mosè di Michelangelo in S. Pietro, realizzato, si ricorderà, per Papa Giulio II, da  Bartolomeo Ammannati.

 

Ancora, proseguendo nelle Stanze Papali, ritroviamo una copia del ritratto di Raffaello, di Giulio II , ma si sa che era inizialmente destinato a Papa PaoloV. Il tratto quasi signorile, pur mettendo in evidenza il volto corrugato del pontefice, è classico e tipico dell’artista che nella consueta inquadratura dall’alto verso il basso, contribuisce a creare nello spettatore l’effetto di trovarsi a fianco del Papa, le cui sembianze pittoriche, se messe a confronto con un altro suo ritratto: quello a Leone X,  dimostra chiaramente la diversa lettura del personaggio fornita dal pittore, dove lo spettatore, letto in chiave più passionale rispetto a Leone X, viene rimandato in un’atmosfera più rarefatta  ed elegante.

Il ritratto di Leone X, appunto, segue nella Mostra ed evidenzia proprio le caratteristiche quasi opposte (seppur con gli stessi profili stilistici) dei toni dello sguardo e delle membra di Papa Giulio II. Sicuramente papa più combattivo e meno diplomatico, anche nella rappresentazione vengono rese evidenti le caratteristiche umorali di quest’ultimo, rispetto a chi, durante un forte incendio divampatosi a Roma durante il suo Pontificato,  con un semplice gesto, avrebbe trattenuto le fiamme.

Le Logge Papali ci conducono poi alle opere di Sebastiano Del Piombo che ritrae Clemente VII De’ Medici, nipote di Lorenzo il Magnifico. Egli, papa nel 1523, ha la sua figura nettamente legata al Sacco di Roma del ’27. Le forme stilistiche di Del Piombo possiamo ricordarle come desunte dalla sua formazione Giorgionesca, (come si può constatare nella Pietà), dove è proprio l’essenzialità descrittiva ad indurre ad un forte senso di costernazione per il Redentore. E si può affermare che egli, ad un disegno michelangiolesco, unisca un tonalismo tutto veneto.

Vi si trova anche una rappresentazione pittorica di un Anonimo, con sentito spirito descrittivo-emozionale, in cui viene rappresentata la  Madonna della Vittoria, vergine che, per intercessione ai fedeli

, sotto la guida di Papa Pio V Ghislieri, la invocarono con un Rosario, durante una Battaglia: La Battaglia  di  Chieti, gli procurò la vittoria.  Ancora, dedicato a Paolo V che fece realizzare dal Maderno la Facciata di S. Pietro,  possiamo apprezzare pittori come il Reni e il Caravaggio, assieme a Marcello Provenzale in un Ritratto a mosaico minuto al Pontefice.

Vi  è anche un ritratto a GregorioXIII Boncompagni realizzato da Pietro Fachetti, allievo de Scipione Pulzone, che ricorderemo per  aver denotato lo stile formale di una estetica essenziale, con tutto ridotto alla pura descrizione. Troviamo una esplicativa e rivelatrice riproduzione a stampa  (di incisione a bulino in 10 tavole), del Ghisi, del Giudizio Universale  di Michelangelo B., commissionata da Paolo III Farnese. Inoltre ancora ci troviamo di fronte  al ritratto di Clemente VIII del Giuseppe Cesari, detto: Il Cavalier D’Arpino, grande insegnante di Caravaggio che si sa preferisse uno stile tardo manierista, al “tocco” del suo alunno più noto, ma che facilmente mostrava anche di apprezzare le forme stilistiche del l’allievo.

Caratteristica e quasi impressionante, la Pianta di S. Ivo alla Sapienza del Borromini che, nel 1632 gli venne commissionata dallo stesso Urbano VIII.

Si ritrova anche il Busto di Urbano VIII di G. L. Bernini che mostra il papa in mozzetta (mantellina corta sul petto) , e cantauro (il copricapo in velluto rosso, di uso invernale), abbigliamento  che lo escludeva dal rituale liturgico.

Per non tediare, continueremo solo col dire che moltissimi altri artisti, fino a Canova, si ritrovano nel processo di ricordi e memoria dedicati ai Papi nella storia, ma che le nostre parole non riuscirebbero certo a rammentare e descrivere con una proprietà sia critica che letteraria, poiché il cammino intercorso in questi quasi sette secoli, ci conducono in un quadro  inesplorato del terreno sacro e della proprietà artistica atta a restituire certamente ai più addetti ai lavori, come ai meno competenti, uno staglio storico ed artistico di sicuro vivo interesse.

Michela Gabrielli

27 settembre 2012

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