Venezia: Le porcellane del Settecento

Un’insolita mostra occupa la Sala del Clavicembalo, al secondo piano di Ca’ Rezzonico, prestigiosa sede del Museo del settecento Veneziano, chiamata così per la presenza di un clavicembalo del primo Settecento dalle gambe intagliate con scene di caccia e paesaggi riccamente dorati.
Tre armadi di medie dimensioni occupano il piccolo ambiente che custodisce, nella quiete del palazzo, un’interessantissima collezione di porcellane che permette al visitatore di avere una dettagliata panoramica di quasi tutte le più importanti manifatture europee, passando dalle porcellane di Sèvres e Vienna (la seconda manifattura europea per antichità) fino a giungere alla prestigiosa porcellana Meissen.

La porcellana di Sèvres, creata originariamente a Vincennes e sponsorizzata da Luigi XV e Madame Pompadour, nel 1756 venne trasferita a Sèvres e nel 1759 venne unita ai beni della Corona. Lo stabilimento si occupava inizialmente della produzione di porcellana tenera ovvero porcellane con temperatura di cottura inferiore ai 1300 °C e conseguentemente meno dure e meno sonore; solo nel 1770, in seguito alla scoperta di alcuni giacimenti di caolino, cominciò a trasformare i suoi manufatti in porcellana dura ovvero porcellane con una temperatura di cottura superiore ai 1300 °C, di colore bianco, poco porose e una maggior durezza superficiale. La porcellana Meissen, conosciuta anche come “porcellana di Dresda”, è uno dei più antichi esempi di porcellana dura europea, sviluppata attorno al 1708 da Von Tschimaus e introdotta sul mercato dal Bötter. Mentre la prima produzione di porcellana Meissen elaborava principalmente manufatti basati semplicemente sulla unione di modelli cinesi a figure argentee di gusto barocco, le produzioni successive aumentarono notevolmente l’uso dell’oro e dei colori con l’intento di rappresentare non solo scene bucoliche quanto mai complesse, ma anche tipologie tipicamente orientali, precisamente giapponesi e indiane.
Tuttavia il nucleo principale della raccolta riguarda le importanti produzioni locali, si citino Vezzi e Cozzi a Venezia o Antonibon a Bassano. La porcellana Vezzi fa la sua comparsa a Venezia già nel 1720, anno in cui nasce una manifattura che produce oggetti d’arte in gran quantità, il cui fondatore è Giovanni Vezzi che, nonostante il grande successo iniziale, dopo sette anni sarà costretto a chiudere per mancanza di finanziamenti.
Una vera e propria scoperta per il visitatore di quella che per anni è stata considerata semplicemente un’arte minore, riemerge oggi in tutto il suo splendore conducendoci, come solo la porcellana è in grado di fare grazie alle sue linee leggere, all’interno dello spirito Rococò.
È proprio nel Settecento, infatti, che la porcellana abbandona i segreti che per anni l’hanno custodita in Cina per essere ricreata in Europa e precisamente alla corte di Augusto il Forte, re di Polonia e Principe elettore di Sassonia,
Dopo i primi tentativi che la vedono protagonista in campo ornamentale (statuine e vasi), successivamente troverà il suo autentico campo di influenza: la tavola, accompagnando fedelmente un allora ritrovato interesse per la cucina.
Il lusso non diventa più solo sinonimo di succulente e ricercate portate, ma anche un’abbondanza semplice, fatta di piatti delicati in cui l’opulenza è data dall’accostamento dei sapori presentati in porzioni ridotte ma numerose.
È da questo aumento quasi spropositato del numero delle portate (di derivazione francese) che emerge una maggior attenzione dedicata alla manifattura del piatto che diventa più minuto e delicato. Tale rivoluzione è accompagnata, d’altro canto, anche dalla scoperta da parte dei ceti più alti di bevande “esotiche” come caffè, tè, cioccolata che portarono alla creazione di specifici recipienti per la loro consumazione.
Ecco, quindi, che nella tavola del Settecento compaiono, con spigliata irruenza, tazzine, teiere, bricchi per latte e cioccolata, trasformando la tavola in centro di scambio di idee e luogo ideale per conversare e confrontarsi.
Il cambio dei gusti, delle mode viene immortalato per sempre in questi splendidi e semplici oggetti che aumentano o diminuiscono le decorazioni, i dettagli, gli intagli in base all’ambiente a cui sono destinati e al tempo in cui sono state concepite e create.
Come già accennato sopra a proposito della porcellana Meissen, le prime tipologie sono caratterizzate da motivi floreali e da una forte componente orientale che ben presto verrà abbandonata per gettarsi in sperimentazioni autonome, come si può notare dalla diffusione degli elementi rocaille (stile francese del XVIII secolo basato sull’opulenta unione di elementi floreali e naturalistici del tipo di conchiglie e volute), di scene pastorali e galanti e cineserie.
Al visitatore non resta che perdersi in queste brillanti e colorate porcellane scoprendo, in maniera di certo insolita, non solo l’arte della tavola ma anche lo spirito intellettuale che anima il Settecento.

Didascalia immagini

Mazzo di fiori Antonibon.

Teiera Meissen.

Scheda tecnica

Le porcellane del Settecento, fino al 31 dicembre 2012, Ca’ Rezzonico, Dorsoduro 3136, Venezia.

Orario: dal 1 marzo al 31 ottobre 10.00- 18.00, dal 1 novembre al 31 dicembre dalle 10.00 -17.00. La biglietteria chiude un’ora prima. Chiuso il martedì e il 25 dicembre.

Biglietti (il biglietto comprende la visita al museo e alla mostra): intero € 8.00, ridotto € 5,50 (ragazzi da 6 ai 14 anni, studenti fino ai 25 anni, over 65, personale del Ministero per i Beni e le Attività Culturali; gratuito per i residenti e nati nel Comune di Venezia.

 

di Giulia Jurinich

20 settembre 2012

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