POP RE-GENERATION

POP RE-GENERATION
Prima di copertina del catalogo della mostra Pop Re-generation.

La crisi non solo economica, ma anche quella sociale, che coinvolge la cultura ed i valori, avanza. Quello che a tutti gli effetti è possibile considerare come un nuovo medioevo, sta piegando gli individui a perdere di vista il vero vivere per uno sterile e primario sopravvivere, una sopravvivenza fatta di omologazione, spasmodica ricerca dell’apparire, egocentrismo opportunistico.

Dall’altra parte proprio da ciò si stanno generando i presupposti per quello che può essere definito, con lo sconvolgimento del caso, un nuovo Rinascimento artistico.

Se il “vecchio” Rinascimento, quello conosciuto ai più, storicizzato, studiato, riconosciuto ed acclamato, ha visto la presenza di autori che hanno modificato definitivamente il comune sentire della loro epoca gettando le basi stesse del nostro essere attuale, autori come Leonardo, Raffaello, Michelangelo, responsabili di aver dato nuova vita all’arte e aver portato a livelli fino ad ora sconosciuti il concetto di artista, non pittore o scultore solamente, ma intellettuale a tutto tondo, oggi tale, forse ingrato compito, spetta ad un nuovo gruppo di artisti, i pop surrealisti.

La mostra tenutasi a Pordenone, dall’emblematico nome Pop re-generation, curata da Mauro Tropeano, ha letteralmente e pacificamente invaso la città, partendo da un felice rapporto tra mercato e cultura, a dimostrazione di come, a differenza di quello che si pensi oggi, l’arte possa conciliare nello stesso spazio simbolico, la vetrina di un negozio, il sacro ed il profano, l’arte maggiore e quella minore, l’unicità e la serialità.

Pop re-generation non è solo una mostra avente come punto nevralgico e fucina privilegiata lo studio artistico, ivi locato, dell’artista romana Natascia Raffio, il Pinky Moon, ma è una rivoluzione culturale che invade la città friulana tutta, portando in essa il colore, la sconvolgente follia all’interno del freddo grigiore che contraddistingue il nord.

Dopo anni di puro concettualismo, bandiera di un avvicendamento artistico elitario, il ritorno al figurativismo diviene una vera e propria rivoluzione. Dopo anni di allontanamento, l’arte torna nelle botteghe, si confonde con il quotidiano, testimoniando come non ci sia stonatura, come l’arte sia quotidiano, sia noi.

Se le crisi passate hanno cambiato il mondo, si pensi alle avanguardie del Novecento, il pop surrealismo dimostra oggi, dopo essere nato oltreoceano, come anche la nostra Italia, smarrita, ne faccia non solo parte, ma anzi scenda in piazza in prima fila, come una moderna Libertà che guida il popolo, per affermare la sua viva presenza in questa corrente artistica che diventerà a tutti gli effetti una delle più significative, per i risvolti in essa contenuti, del XXI secolo.

Ciò è dimostrato dagli artisti che hanno voluto scendere in strada con i loro lavori, nomi importanti oltre la già citata Natascia Raffio, Paolo Pedroni, Angelo Barile, Ixie Darhoon, Titti Garelli, Giuseppe Veneziano, per citarne alcuni.

Le loro opere sono l’emblema di un’arte che non può essere azzittita da sterili polemiche, è un’arte che non parla, ma a volte canta il suo dissenso o il suo esistere senza urlare a squarciagola, ma esprimendosi poeticamente, raccontando il nostro tempo come un aedo che abbiamo ancora voglia di ascoltare nonostante tutto e tutti.

La mostra di Pordenone è, quindi, il canto di una generazione nuova dell’arte. Chiunque abbia potuto assistere a tale evento, sa che sono state gettate le basi per un lento cambiamento radicale, come sia stato gettato il seme per la nascita di una pianta che, se bagnata a dovere, crescerà solida, alta e rigogliosa.

Come sottolinea il curatore nel suo saggio introduttivo, si, anche se forse è forte esprimersi in tal modo, siamo di fronte ad un nuovo rinascimento, non scandalizziamoci quindi per quelli che in un futuro potrebbero essere visti come i nuovi riferimenti della Storia dell’Arte; assistiamo e accogliamo questa nuova rivoluzione artistica.

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