L’arte urbana di Blek Le Rat, incontenibile voglia di comunicare

L’arte urbana di Blek Le Rat, incontenibile voglia di comunicare

 blek-le-rat-773x480Arte, arte, e ancora arte. La vita è troppo preziosa per essere sprecata, non deve attendere ma andare in sorpasso. Avidi e mai aridi, bisognosi di nutrimento per quella magnifica rete neuronale, ancora imbattuta dalla rete virtuale.

Blek Le Rat è lo pseudonimo dell’artista francese Xavier Prou, ispirato al personaggio di Blek Macigno, tratto dal fumetto tutto italiano «Il grande Blek».

 SkullXavier inizia a dipingere con un amico nel 1981, usando il nome collettivo di “de Blek”, e solo in seguito proseguirà la sua vita artistica da solo con il nome appunto di Blek Le Rat, con il ratto (Rat, anagramma di Art) a diventare immediatamente il suo simbolo. Fautore di una vera e propria rivoluzione parigina della Street Art targata anni Novanta, che con lui diventa un fenomeno globale, è il precursore della Stencil Art grazie all’introduzione degli stencil a grandezza naturale. Un vero e proprio esercito di “ghostly Street Art characters”, che da silente decorazione si trasforma in una vittoriosa conquista degli spazi urbani. L’idea degli stencil parte nel 1992, quando per aggirare la legge, in seguito ad una condanna del tribunale a pagare una multa per danneggiamento di beni altrui, decise di non dipingere più direttamente sui muri: «Perché Parigi è piena di merde di cane e i loro padroni impuniti, mentre io devo addirittura rischiare il carcere?».
Le sue opere hanno tuttora una grandissima influenza sugli esponenti della street art mondiale. Lo stesso Banksy ha affermato: «Every time I think I’ve painted something slightly original, I find out that Blek Le Rat has done it as well, only twenty years earlier». Un’originalità antesignana, che anticipa i tempi di ben vent’anni. E quasi venti sono pure gli anni di attività della galleria Wunderkammern, che partita dall’Umbria, precisamente Spello, nel 1998, approda prima a Roma, nel 2008, per sbarcare ora nella location di zona Sant’Ambrogio, a Milano, che ospiterà le opere di Black Le Rat: da quelle degli esordi negli anni Ottanta, a produzioni nuove, realizzate appositamente per l’evento. Previsto inoltre un imperdibile intervento urbano, la cui collocazione non è stata ancora svelata.

44e347fceeaac0dee87a24062ffd7a8cNel «The Manifesto of Stencilism», Blek Le Rat spiega l’origine della sua attività artistica, quando in un viaggio a New York City nel 1971 vede per la prima volta i graffiti, un’esplosione virale di lettere e colori che lo incuriosirono a tal punto dal fargli chiedere al suo amico americano Larry Wolhandler: «Che cosa significa tutto questo? Perché questa gente sta facendo questo?». Una passione che da quel giorno non lo abbandonò mai più: «Non c’è niente di più eccitante che lavorare con le mani congelate nel mezzo di una notte d’inverno, quando il cuore batte forte per la paura».

 z1 BlekLeggendo le parole di Blek Le Rat si può capire ciò che anima questa potente forma di espressione artistica: «Il movimento del graffitismo non ha altra intenzione che quella di parlare con le immagini. Parole per la comunità, parole d’amore, parole di odio, di vita e morte. È solo un tipo di terapia bella e penetrante, un tentativo di riempire il vuoto di questo mondo terribile, per coprire lo spazio pubblico con immagini che la gente che va al lavoro può godere. Ma le autorità non erano in sintonia con la nostra causa e dichiararono guerra ai graffiti. Hanno inventato un sacco di leggi e facevano la guerra fino a quando ogni piccola espressione artistica, con stencil e graffiti, fu privata della sua anima. I giovani artisti sono stati minacciati di punizioni e multe totalmente sproporzionate rispetto all’atto. Come se i graffiti fossero stati più pericolosi delle droghe. Ma il desiderio immenso di dipingere e di esprimersi incoraggia gli artisti a sostenersi a vicenda. Facendolo in tutto il mondo, hanno fatto di questa arte urbana il più grande movimento artistico del 20° secolo; basta guardare la diffusione delle loro immagini e l’autenticità che irradiano. Non c’è luogo al mondo senza tracce murali artistiche. Anche a Pechino, sotto il regime più forte, c’è un uomo che lascia il suo segno proprio in questo momento. Tuttavia, l’arte urbana è ancora vista come uno spargere macchie sul volto urbano. Personalmente, penso che i colori dei nostri spray aiutino il paesaggio urbano a fiorire con intenzioni poetiche».

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